I Kasabian e London Boulevard: una colonna sonora incompleta

I Kasabian, esponenti di punta della neopsichedelia inglese, hanno visto le proprie canzoni venire spesso utilizzate nel cinema.

Sergio Pizzorno stesso, fondatore e chitarrista, ha detto di essere fortemente interessato al cinema. Ed è stato quasi per caso che si trovò coinvolto nel progetto London Boulevard, un film thriller-neo noir inglese del 2010, per regia e sceneggiatura di William Monahan, tratto dall’omonimo romanzo di Ken Bruen.

Colin Farrell, alias Mitchell, da poco rilasciato dalla prigione, scopre di non voler più far il criminale. Eppure la sua gang lo rivorrebbe: a quanto pare, nella sua professione, è uno stimato professionista. Alla sua festa di rientro in società (organizzata dall’amico/scagnozzo Billy, dal volto lombrosiano) una ragazza lo avvicina: gli offre un lavoro. Come tuttofare di una famosa attrice, che è già ritirata, e vive da reclusa in una lussuosa villa londinese. La ragazza, Charlotte, interpretata da Keira Knightley, fragile come un uccellino ed altrettanto facilmente impressionabile, è interpretata da Keira Knightley. Assieme a lei vive Jordan, interpretato da uno splendido David Thewils (il professor Lupin, per capirci), unico guizzo attoriale di qualità in un flm altrimenti tremendamente mediocre, e se ne prende cura. A tale plot si aggiungono una serie di sottotrame: Mitchell ha una sorella, l’irrequieta e di facili costumi Briony (Anna Friel), che seduce un medico del pronto soccorso in cui Mitchell ha portato un senzatetto, Jordan, ferocemente aggredito da due teenager (Spoiler: teneteli a mente, se volete guardare il film). Nel mentre, il re del crimine locale, Gant, interpretato da Ray Winston, vorrebbe che Mitchell lavorasse per lui. Evidentemente nella sua vita prima della prigione, Mitchell, doveva essere stato un gran bel pezzo di criminale.

London Boulevard colonna sonora

Colin Farrel e le immagini promozionali di Charlotte, Keira Knightley, in London Boulevard

Tutto ciò è abbastanza complicato anche solo da spiegarsi. London Boulevard avrebbe potuto essere un capolavoro, avrebbe potuto ridefinire i canoni del british gangster, che erano fermi allo splendido The Departed di Scorsese del 2006, andando a creare una rete di rapporti umani credibili e di personaggi credibili come persone a tuttotondo.

Non è stato così. La sceneggiatura, firmata da William Monahan, per quanto ben cadenzata, manca totalmente di passaggi descrittivi: manca qualsivoglia tipo di interazione fra Charlotte ed il suo coinquilino Jordan, eppure viene sottinteso siano entrambi molto cari l’uno all’altra; la redenzione di Mitchell è ben poco sentita, dato lo scarsissimo impegno di Farrel profuso nell’interpretazione del personaggio. La storia d’amore con Charlotte è più improbabile di quella fra Kiki e Son Goku: nel film vengono visti interagire due o tre volte in tutto, e sembrano parlare due lingue diverse, date le risposte sostanzialmente nonsense che Mitchell fornisce ad ogni domanda di Charlotte (esattamente come il perché Goku scelga di rimanere nell’oltretomba per allenarsi mentre Kiki cresce i vari pargoli). Il rapporto di Mitchell e Briony è leggermente più curato, per quanto sfoci nei paradigmi del genere: lui le cucina una cena sanissima di carne e verdure, lei lancia la bistecca per terra. Eppure, non c’è limite al peggio. Il personaggio di Gant, che dovrebbe essere villain della storia, è sostanzialmente modellato sui classici “cattivi” dei film pulp: Marcellus Wallace ed il suo stupratore su Pulp Fiction e su Kingpin, uscito direttamente dalle pagine dei fumetti Marvel aventi protagonista DareDevil. È ricco, ha una moglie ed una vita apparentemente rispettabile, ma ama sodomizzare uomini non consenzienti come unico vizietto. Spara alle persone senza ragione mentre cita passi da libri scritti per persone còlte; fa una fine miseranda, in una scena che più scontata di così non poteva essere scritta. C’è un po’ di splatter disseminato qua e là, una pretesa a malapena accennata di farne un film d’exploitation di Rodrigueziana e Tarantiniana memoria, col risultato che però London Boulevard sta a classici come Cannibal Holocaust più o meno come Candy Candy sta a Neon Genesis Evangelion.

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William Monahan era stato scrittore anche di The Departed, che è forse uno dei migliori film degli ultimi vent’anni sul genere; sua sarà anche la sceneggiatura di Oblivion, un lungo sogno fantascientifico che vede il miglior Tom Cruise dai tempi di Eyes Wide Shut, nonché di Sin City-Una donna per cui uccidere del 2014, per la regia di Robert Rodriguez e per la splendida interpretazione di Eva Green. Risulta dunque ancor più incomprensibile la scelta di lanciarsi in un film drammatico che sarebbe dovuto essere guidato dai rapporti fra i personaggi.

Immagine correlataIl finale di London Boulevard ha infine troppo poco senso anche per essere soltanto spoilerato, dunque passerò oltre, ossia al bello del film, quello che potrebbe essere totalmente senza macchia: la colonna sonora.

Come già accennato, i Kasabian non sono nuovi a collaborazioni cinematografiche: battesimo del fuoco fu l’inclusione di Reason is Treason, ottimo brano psichedelico dotato di un caratteristico sound che affonda bassi, nella colonna sonora di quella violenza cinematografica che fu Tomb Raider-La culla della Vita, del 2003.

Il grande successo della carriera della band fu però Club Foot, che fu incluso in più o meno ogni videogioco tripla A che uscì nei primi duemila: Fifa, Gran Turismo, Pro Evolution Soccer, Tony Hawk’s Project e Rock Band 2. Fra i film, Goal! , del 2005 per la regia di Danny Cannon che inaugurò la fortunata trilogia sportiva, complice anche la colonna sonora esclusiva prodotta da Noel Gallagher e dagli altri Oasis (consiglio della redattrice: si prenda visione di tale trilogia e anche di Maledetto United!). notevole è invece la qualità del commento sonoro di Acab: All Cops Are Bastard, film neo-neo realista italiano di Sergio Sollima al suo felicissimo esordio cinematografico, che vede Pierfrancesco Favino in ottima forma come cellerino.

Ma veniamo alla colonna sonora del nostro film in oggetto, il confuso London Boulevard. Sergio Pizzorno si prese l’onere di comporre il commento sonoro, per un fortuito caso: Anna Friel, la sorella del protagonista nel film, presentò Pizzorno a Monahan; nella stessa occasione il manager della band, John Coyne, gli fece ascoltare un pezzo del brano che sarebbe diventato poi il tema portante del film: La Fee Verte, ossia “la fata verde” in francese. Il brano inizia in perfetto stile Kasabian, effetti elettronici in sottofondo che vanno poi in dissonanza con l’arpeggio di chitarra. Parte di lì a poco la recita, eccezionale come sempre, di Pizzorno: la fata verde è un personaggio della trama, ed è probabilmente un qualche tipo di droga. Il ritornello arricchisce il sound di trombe e fiati, e sono anche presenti degli archi come tappeto musicale:

And every day
I’ve got someone bringing me down
I’ve got the eyes of a mad man
I’m chasing round

How does it feel
To live your life where nothing is real
So just send me
Down the river

L’atmosfera decadente che il brano crea, con accordi diminuiti e le vocali allungate di Pizzorno, si ben addice al film: alla claustrofobica villa di Charlotte, il giardino ricolmo di piante, posaceneri, ed occasioni perdute; mani tremanti che si stringono in cardigan ed attorno ad una sigaretta. Nel film, che è peraltro ricco di musica rock, possono udirsi altre variazioni sul tema di La Fee Verte, ma la tracklist della colonna sonora, seppur meritevole, non è mai stata pubblicata. La Feè Verte è stata però registrata dall’intera band dei Kasabian ed inclusa nell’album Velociraptor del 2011, divenendo molto amata dai fan. I see Lucy in the sky, telling me I’m high.

Altro brano della colonna sonora a lungo perso nel dimenticatoio è stato Narcotic Farm, che è dominato dallo stesso stile decadente, per quanto più rock, di la Feè Verte. È riapparso misteriosamente come B-side di Goodbye Kiss, terzo singolo da Velociraptor: eppure l’era degli outtake sarebbe dovuta finire. Il brano, lento, brit pop, può essere udito in due occasioni durante il film: in una, in particolare, in cui Charlotte decide di evadere dalla sua gabbia dorata per acquistare dei tampax, un’esperienza estremamente pericolosa visto il quantitativo di paparazzi che la circonda. Un lungo intervallo di archi spezza l’acido monologo di Sergio: anche qui si parla di droga, di narcotici in particolare. Il che è curioso, perché l’unica droga che c’è per tutto il film è la marijuana di Jordan.

Purtroppo, il contributo ufficiale dei Kasabian, e di Pizzorno in particolare, alla colonna sonora di London Boulevard, termina qua. Ufficialmente, appunto. Probabilmente esistono altre tracce che sono state registrate e rimangono nel dimenticatoio, non esistendo tracklisting della colonna sonora stessa.

Altre tracce notevoli sono state incluse nella colonna sonora, come ad esempio A Heart full of Soul di The Yardbirds, singolo di successo del 1965 il cui ricchissimo impatto sonoro dovuto alla splendida chitarra di un certo Jeff Beck, al suo overdrive, (che era succeduto ad un altro Eric Clepton a caso) fa da perfetta ed inglesissima cornice al gangster drama di cui in oggetto. C’è forse lo zampino di Pizzorno come scelta: i The Yardbirds sono stati i padri fondatori del brit rock, nei lontani anni ’60, sfornando artisti come i già sopracitati Jeff e Clepton, ma anche Jimmy Page e Chris Deja, il bassista, di cui si ricorda il gran rifiuto rivolto all’allettante proposta di Page di entrare nei Led Zeppelin.  Inoltre, anche Train Kept A-Rolling dei The Yardbirds è stata inclusa nella colonna sonora, una chicca di un brevissimo periodo della band, in cui vi furono due chitarre soliste: Jimmy Page e Jeff Beck, insieme. Una cover di un classico blues del periodo.

london boulevard colonna sonora

The Yardbirds at their best.

Rimane dunque il mistero sul perché la colonna sonora di London Boulevard, i cui credits di Sergio Pizzorno appaiono anche nei titoli di coda, non sembra essere vicino alla soluzione. Riguardo tale materiale, dopo la pubblicazione di Narcotic Farm ed un successivo curioso videoclip nel 2012, c’è il silenzio più assoluto. Chissà che i Nostri non decidano mai di pubblicare una raccolta di inediti? Ai posteri l’ardua sentenza.

Giulia Della Pelle

Wannabe ricercatrice e wannabe scrittrice. Amante dell’improbabile e del surreale. Adoratrice del Sole e dei dati statisticamente consistenti.

2018-07-12T20:55:19+00:00 12 luglio 2018|Fra note e Pop-corn, Rubriche|0 Commenti