Classe 2002, enigmatica, sperimentatrice. Abbiamo intervistato Madame, una delle giovani promesse più interessanti della scena rap italiana: fra il successo improvviso e i progetti futuri, cerchiamo di capire meglio la cifra e la direzione della sua musica. Di lei non si sa il vero nome, e la conosciamo solo tramite i suoi social e qualche singolo, Anna, Sciccherie, di cui il primo prodotto da Arcade Army Records, fondata dal producer Eiemgei, ed il secondo uscito per Sugar.

 

Ciao Madame! Partiamo con una domanda semplice: cosa ti aspettavi da “Sciccherie” e cosa credi possa significare per la tua carriera?

Sono soddisfatta del lavoro fatto su “Sciccherie”, perché ha un testo tecnicamente “macchinoso”, una melodia ridondante, una produzione (di Eiemgei) secondo me fatta a regola d’arte e un messaggio. In questa fase della mia carriera tutto questo significa moltissimo. Anche perché è il singolo di lancio, il biglietto da visita per entrare nel “mondo Madame”.

Sei molto giovane, non hai paura di bruciare le tappe e nel lungo di non riuscire a soddisfare le aspettative?

Questa paura mi assilla quasi ogni giorno. Mi tranquillizza il fatto che ci siano persone che abbiano individuato in me un talento e il fatto di saper sfruttare, anche grazie alle persone con cui collaboro, ogni mezzo e ogni informazione o input a mio favore per migliorarmi e superarmi day by day.

 

Tu ti collochi in una scena musicale Rap/Trap dove la musica spesso diventa un mezzo utile quasi solamente a “fare i soldi” (leggi Ghali: il buonsenso della trap in Italia). Cos’è per te la musica? Un mezzo o un fine?

La musica per me è un fine, in quanto è fine a se stessa. Dei soldi per ora mi interessa gran poco dato che comunque, essendo minorenne, non mi assicurerebbero l’indipendenza. Il progetto Madame include la diffusione di valori etici di spessore, il denaro non mi rende felice quanto qualcuno che mi dice che ha pianto ascoltando un mio brano. Voglio dare respiro alle mie parole attraverso la mia voce, questo è l’unico obbiettivo.

 

 

Su “Noisey” hai detto che il rap è solo una parte del tuo modo di fare musica. Quali sono gli altri? In futuro pensi di esplorare anche generi differenti?

Di rap ho solo la scrittura in rima. Il rap è stato il primo step. Con il tempo, l’esperienza e l’ascolto ho capito che facendo più fatica avrei ottenuto una musica più piena che potesse racchiudere più generi. È tutto un mix di idee, sono una piccola esploratrice. Una cosa è certa: voglio abituare il mio pubblico a non crearsi aspettative sul prossimo progetto perché sarebbero sicuramente sbagliate… sorprendere è il mio lavoro.

 

A proposito di futuro, quali sono i tuoi progetti musicali a breve e a lungo termine? E al di là della musica?

Non voglio spoilerare nulla. Stiamo lavorando duramente, anche durante le festività. Siamo un team potente e coeso, si sappia solo questo. I progetti paralleli comprendono tutto quello che riguarda la mia formazione artistica e personale, se punto all’indipendenza devo anche saperla gestire al 100%.

madame trap intervista

Per adesso, Madame, sei prodotta dalla Arcade Army Records, etichetta conosciuta in gran parte grazie agli Arcade Boyz. Qual è il tuo rapporto con Fada e Barlow? Come hanno preso il tuo improvviso exploit?

Quanto sta accadendo sta facendo crescere sia me che loro. Il nostro rapporto, come capita a tutti d’altronde, ha i suoi alti e i suoi bassi.

 

Come ti stai trovando con l’AAR in generale o con alcuni dei suoi esponenti, come ad esempio Eiemgei (tuo producer) o ¥EM?

Con l’AAR mi sto trovando benissimo. Eiemgei sarà il mio produttore fino a data da destinarsi, per ora è il migliore sia a livello lavorativo che affettivo. Yem come Brinda, come Sina e tutti gli altri sono prima di tutto degli ottimi amici, sono tutti super talentuosi e spero di averli al mio fianco in futuro.

Sempre su “Noisey”, hai detto: “I media possono usare le definizioni che vogliono, tanto noi artisti avremo sempre qualcosa da ridire perché troveremo sempre qualcosa di sbagliato, ma fa parte del gioco”. Nei tuoi lavori, qual è il punto focale? Il pubblico, la critica o la sperimentazione e la musica in sé?

Nei miei lavori tutto ha un’importanza notevole. Le critiche mi aiutano a smussare gli spigoli o a costruirmi il carattere (bisogna imparare a ignorare insulti gratuiti), il pubblico mi stima sia come persona che come artista e io ci sono tanto tanto affezionata; la musica e la sperimentazione sono naturalmente la parte più importante ma, come ho già detto prima, non mancheranno.

 

Da dove arriva l’input per la tua sperimentazione nei testi? Flusso di coscienza o studio certosino?

Deriva dalla mia passione per la letteratura e il cantautorato. Io studio, apprendo, comprendo e il mio flusso di coscienza vomita tutto quello che ha digerito.

 

“Sciccherie” rimarrà un “hapax” liricistico della tua produzione o troverà una sua codificazione nei prossimi lavori?

Se troverà codificazione sarà solo all’interno di una raccolta ma non di un progetto ufficiale costruito a tavolino.

 

Tornando al tema del rapporto fra artista e ascoltatore, la possibilità di contatto diretto e vicinanza fra i due (seppur spesso virtuale) come può influenzare il seguito di un artista? Ha senso prediligere un artista rispetto ad un altro sulla base delle storie e delle simpatie personali e umane?

Parlando da fan, è normale che alcuni artisti mi sembrino persone a me più vicine e altri meno, quindi nel secondo caso ascolto altro, ma appunto, credo sia una cosa normale, “homo sum”, per questo cerco un rapporto diretto con i miei ascoltatori. Loro mi confidano i loro desideri, le loro aspirazioni, spesso fungo da riferimento per i più piccoli, si sciolgono in un pianto mentre mi ascoltano e me lo dicono, durante le dirette ridiamo e scherziamo, discutiamo, come se fossimo amici di vecchia data. Quando sto male apro una live e appena la chiudo sospiro… mi curano.

 

Infine, tre domande per chiudere:

Quanta intenzionalità c’è nel Genio?

Nel mio modo di fare musica c’è intenzionalità ma, allo stesso tempo, il freestyle è il punto forte. Le idee che nascono alle 4 di mattina sono le migliori, poi ho la fortuna di avere collaboratori che si svegliano nel pieno della notte per gasarsi con me.

 

Quanta fortuna c’è dietro al successo?

Ho avuto tantissima fortuna ma non sarebbe servita a nulla se non avessi avuto talento. Come dice Machiavelli, nella vita servono virtù e fortuna.

 

E quanto è importante la personalità dell’uomo per la carriera dell’artista?

Nessuno di quelli che stanno in cima ha una personalità piatta, per fare l’artista devi averne la stoffa, per questo non è da tutti. Io la sto costruendo pian piano.

Antonio Sartori