Intervista al frontman dei Panta, tra un ”Cheap Monday’, Manuel Agnelli e l’indie che sopravvive

di Leslie Fadlon

Cheap Monday è il brano perfetto per uscire di casa con l’attitudine e l’intensità di chi vuole vivere i momenti come fossero i tiri di una sigaretta. Un pezzo energico e dritto al punto, in tipico mood Indie Rock, che ispira forte senso di condivisione. È nato mentre la band era in partenza verso Londra per registrare il nuovo album, immaginando una colonna sonora di giornate e soprattutto serate memorabili. Registrato da Paolo Violi e masterizzato da Christian Wright (Blur, Franz Ferdinand) agli Abbey Road Studios, il brano è stato registrato presso i Battery Miloco Studios di Londra – il tempio dei leggendari Flood e Alan Moulder – con Ed Farrell come assistant engineer del brano appena reduce lì dai dischi con Interpol, PJ Harvey e White Lies.

Abbiamo intervistato il loro frontman Giulio Pantalei. Buona lettura!

Ciao Giulio e benvenuto. Ci racconteresti come – e soprattutto dove – nasce il vostro nuovo singolo, Cheap Monday?

Cheap Monday è nato mentre eravamo in partenza verso Londra per registrare il nuovo album, immaginando una colonna sonora di giornate e soprattutto serate memorabili. L’idea che avevo in mente e con cui giocavamo nella band era questa: “Dicono che l’Indie sia morto, le sottoculture pure, e spesso anche noi non ci sentiamo troppo bene… Invece, a pensarci bene, ci sentiamo una bomba qui”. In risposta, allora, Cheap Monday è nata da una bordata di chitarre e attitudine garage come fosse la celebrazione di qualcosa che risuona fortissimo nelle nostre teste e nelle nostre corde. Ricordate quei jeans che non fanno più ma che sono un cult da indossare?!

Com’è stato lavorare alla propria musica in Inghilterra, passando per i leggendari Abbey Road Studios?

L’esperienza più bella e incredibile della nostra vita musicale. Sentire la musica ancora concepita come forma d’arte e come opportunità da condividere in base alle idee a prescindere da quanti numeri tu faccia. Hanno capito e apprezzato innanzitutto l’essenza del progetto che provo a portare avanti da anni: fondere i linguaggi e le espressioni artistiche, dove la musica è la parte di un tutto. “Panta” alla fine anche in greco significa proprio questo, del resto. Spesso tra gli addetti ai lavori la gente è un po’ invidiosa e ci dice “beh, basta pagare, quanto vi è costato?!”. Non abbiamo speso un centesimo, hanno scelto il progetto che era stato presentato da Paolo Violi, nostro bravissimo e talentuosissimo record producer (da non confondere coi “prod” dai big likes su instagram fatti tutti in serie) e siamo stati lì per ben 3 volte in 3 anni, l’ultima volta tutti insieme. Lo studio più importante è iconico al mondo dà una possibilità così a una band della scena underground romana, il punto vero quindi è: in Italia potrebbe mai succedere qualcosa di simile al momento? La risposta è no.

Di recente avete portato in scena uno spettacolo con Rodrigo D’Erasmo ed Isabella Ragonese: com’è avvenuto quest’incontro?

È vero, grazie mille per la domanda. Proprio ricollegandomi al discorso che ti facevo prima quello che ho sempre voluto fare è stato far dialogare le arti. Sono da 3 anni sotto contratto con Electa, che organizza alcuni delle principali rassegne e mostre in Italia (oltre a splendidi libri). Electa mi sta dando la possibilità di fare esattamente questo e ho lavorato al concept delle tre grandi mostre sul centenario di Italo Calvino, curando in prima persona quella alle Terme di Caracalla. Seguendo io anche il palinsesto degli eventi, ho proposto alla straordinaria Isabella Ragonese, che sapevo aver lavorato molto su Calvino, di lavorare insieme a uno spettacolo da portare per la prima volta al Palazzo Ducale di Genova. Lei ha poi avuto questa splendida idea di contattare Rodrigo, che ha composto per l’occasione musiche a dir poco suggestive, e così è nato lo spettacolo sugli “Amori difficili”. Speriamo di rifarlo presto!

Dacci la tua prospettiva: cosa vede un opening act dal palco di Manuel Agnelli?

Manuel è uno dei miei miti e, voglio dirlo, uno di quei (rari) casi in cui hai modo di entrare in contatto con uno dei tuoi artisti di riferimento e non rimani deluso. Ho fatto con lui delle conversazioni per me illuminanti sullo “stato dell’arte” in Italia e potermi poi esibire a Germi, il suo locale a Milano, è stato ulteriormente bellissimo. Quando abbiamo suonato prima di lui a Villa Ada abbiamo ricevuto delle vibes fortissime, un pubblico ancora curioso di scoprire realtà nuove abbastanza insolito da trovare (soprattutto a Roma) oggi. Non lo dimenticheremo mai e speriamo possa accadere ancora.

Ma torniamo ai Panta. Per chi non vi conoscesse, puoi raccontarci come siete nati?

Siamo nati nel 2016, tra poco saremo al decennale ahah, con l’umile ma tenace idea di portare avanti la nostra concezione di “Indie” – alternative, punk, postpunk, brit rock – in un momento in cui questo termine in Italia passava a significare tutt’altro, letteralmente il contrario di quello che aveva significato per i 30 anni precedenti, cioè il nuovo it pop da classifica che a noi ha sempre fatto profondamente pietà. Per questo il nostro brano-manifesto si intitolava ironicamente “Così è abbastanza Indie?”. È passato tutto questo tempo ma noi non abbiamo cambiato idea sull’argomento; e andiamo avanti lo stesso. Facciamo proprio altre cose per fortuna, sembra un paradosso ma tutta la nostra vita musicale si muove al di fuori del mondo musicale italiano. Per me, per noi è qualcosa di miracoloso. Infine, visto che ho citato un “noi” voglio ricordare i miei compagni di viaggio: Davide Panetta al basso, Giordano Nardecchia alla chitarra, Bruno Visintin alla batteria.

Panta Band (ph. Chiara Ceccaioni)
Panta Band (ph. Chiara Ceccaioni)

Quali artisti vi ispirano di più, oggi?

Tutte quelle figure che riescono a unire più mondi nella propria arte e nei propri progetti: Nick Cave innanzitutto, Thom Yorke, Damon Albarn, Florence and the Machine, CCCP Fedeli alla Linea, Manuel Agnelli, Pierpaolo Capovilla. E poi tante realtà underground che fanno quel che gli piace senza curarsi di nulla che non sia la gioia di fare la musica che gli piace.

E cosa vi ispira meno, nella musica contemporanea?

L’inevitabilità di stare dietro a quel meccanismo infernale di streaming, likes, followers, numeri ovunque, sponsorizzare ogni cosa, fare uscire singoli di continuo. Ogni settimana ci scrivono sulla pagina instagram almeno 20 servizi “aumenta qui, aumenta lì” a pagamento, ormai si pensa sia diventato questo fare musica.

Di strada ne avete fatta. Qual è il vostro prossimo sogno da realizzare?

Splendida domanda. Sarebbe bello fare una colonna sonora. Abbiamo musicato degli spettacoli teatrali, tra cui uno live al Teatro Morlacchi a Perugia sold out, ed è stato magnifico. Farlo per un film sarebbe una grande sfida!

Infine, come possiamo seguirvi?

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