Litfiba, le 10 canzoni più significative della rock band italiana

I Litfiba sono senza ombra di dubbio la più grande rock band italiana di tutti i tempi, sulla cresta dell’onda dai primi anni 80, in grado di portare il rock in lingua italiana in tutta Europa e oltre oceano, non fosse stato, poi, per quella inutilissima pausa\rottura che Pelù e Renzulli si presero nel 1999. Pausa giunta proprio nel momento in cui la loro musica veniva fruita da milioni di persone, nel momento in cui i palazzetti gli andavano più che stretti (il loro concerto al Monza Rock Festival del 99 davanti a 60.000 persone ne fu la dimostrazione). Non fosse per quello stop, ora starebbero tranquillamente portando avanti i loro tour negli stadi cosi proprio come fanno Ligabue e Vasco Rossi. Conoscendo, però, un minimo il pensiero dei due soci, a loro non è mai interessato questo, anzi, per loro è fondamentale il contatto diretto con i loro fan. Meglio 7\8 date in un piccolo club piuttosto che una dove non riescono a vedere nemmeno la faccia di chi è in transenna, quella transenna molto cara al popolo del rock e pregna di valori e ideali che la musica dei Litfiba ha sempre voluto comunicare e portare avanti, nonostante tutto e nonostante tutti.

Detto questo andiamo a cercare di individuare le 10 canzoni più significative (per quanto sia possibile farlo in una lista di circa 170 brani).

I testi e gli spartiti delle canzoni della band li potete trovare a questo link.

 

Litfiba Reunion Tour 2012, Cagliari, 60.000 spettatori. Non possiamo che partire dal loro primo disco, Desaparecido, all’interno del quale troviamo la seguente set list: Eroi nel vento – La Preda – Lulù e Marlene – Istanbul – Tziganata – Pioggia di Luce – Desaparecido – Guerra; con molto fatica ci sentiamo di scegliere due brani,  Eroi nel vento e Istanbul.

Il secondo step doveroso riguarda 17 Re, da molti indicato come il CAPOLAVORO della band: Resta- Re del silenzio – Cafè, Mexcal e Rosita – Vendetta – Pierrot e la luna – Tango – Come un Dio – Febbre – Apapaia – Univers – Sulla terra – Ballata – Gira nel mio cerchio – Cane – Oro nero – Ferito; tra queste prendiamo senza ombra di dubbio Apapaia, un inno o una riflessione su quanto può essere fondamentale proteggere sempre con fermezza le proprie idee e rispettare quelle altrui.

Tra le 10 canzoni più significative non possiamo escludere Tex, brano contenuto in Litfiba 3, dal ritmo incalzante in pieno stile rock western\country che ci descrive le sofferenze inflitte dai colonizzatori americani nei confronti degli indiani pellerossa. “Oh che cazzo dici, la nostra libertà! Oh ma cosa dici, noi ce l’avevamo già!”. Un classicone imprescindibile.

El Diablo è probabilmente una delle canzoni più conosciute, una delle più discusse, una delle più provocatorie, sicuramente la canzone simbolo del rock italiano. Il brano (il cui titolo diverrà poi soprannome gettonato di Piero “El Diablo” Pelù) pubblicato nel 1990 e titletrack del disco che ha portato i Litfiba alla ribalta, resta tutt’ora una delle più trasmesse dalle radio italiane

Successivamente, nel 1993, i Litfiba pubblicarono Terremoto, un disco che ha stravolto il mercato discografico italiano divenendo un vero e proprio terremoto mediatico, non solo per la durezza e ferocia del sound ma soprattutto per i testi senza mezzi termini e di assoluta denuncia nei confronti della mafia e di un sistema politico italiano sempre più marcio. Il Terremoto tour registrò un successo incredibile, per la prima volta una rock band riusci a conquistare il grande pubblico e i mass media proponendo qualcosa di veramente scomodo e controcorrente. All’interno di questo disco, però, i Litfiba più incazzati di sempre riescono a regalare una perla di rara bellezza, una ballad magica, Fata Morgana. Semplicemente perfetta.

Terremoto Tour 1993

 

Uno degli argomenti principalmente trattati dai testi di Piero Pelù è senza ombra di dubbio la libertà, quella sensazione di riuscire a sentirsi uno spirito libero nella maniera più positiva possibile del concetto. Detto ciò non potevamo non includere in questa lista la festosa Spirito, anch’essa title track del disco che venne prodotto dal grande e compianto Rick Parashar, noto ai più per aver prodotto Ten dei Pearl Jam.

Giunti alla fase più elettronica della loro carriera, ovvero il 1997, anno di Mondi Sommersi, di Regina di Cuori, di Ritmo 2# e del Festivalbar, mi sento di menzionre senza alcun dubbio, Sparami. “Scusami, il mondo è il gioco dei ricchi, scusami non era un gioco per tutti?Oh no.. Sparami, ma la sostanza non cambierà mai.” Brano capolavoro, uno dei manifesti rock musicali più belli in assoluto. Il testo (da scrivere su una parete di casa) e il riff da applausi di Renzulli intersecano talmente bene parole e note che raramente ho sentito qualcosa di cosi profondo. Chapeau.

Ora andiamo a toccare un tasto dolente, dolentissimo e che ha creato tante di quelle discussioni che metà non bastano. Infinito, il disco Pop, Funky che ha sancito il divorzio tra Pelù e Renzulli. Parliamo di uno dei divorzi più chiacchierati di sempre, accompagnato da prime pagine di quotidiani e copertine di gossip che manco quando divorziarono Ramazzotti e la Hunzinker se ne parlò così tanto. Questo disco, bistrattato da tutti, schifato dai più, contiene una delle canzoni più belle della musica italiana in assoluto che è Vivere il mio tempo. Una canzone dedicata da milioni di persone a un proprio caro, (cantata al Festivalbar del 1999 a squarciagola che Pelù scendeva sottopalco a fare bagni di folla degni della miglior rockstar internazionale e osservava il pubblico davanti con fare sbalordito) una canzone che ancora oggi viene trasmessa e riprodotta su Spotify e Youtube migliaia di volte, roba che se qualcuno ha il minimo dubbio basta intonare alla buona queste parole”Ti direi hai ancora voglia di nuotare in questo mare, aspettiamo l’aurora quando i più bei frutti saranno di tutti..”e ti dice: “Ah si!! Bellissima!! Madò che ricordi!”.

Ora facciamo un bel salto nel tempo a causa di varie vicissitudini che in tanti conoscono a memoria (quindi intuile stare qui a rimugginarci e ricordarle) e arriviamo alla tanto attesa reunion avvenuta ufficialmente in quel freddo Dicembre del 2009 e che vide sancire il grande ritorno dei Litfiba di Piero e Ghigo. Del periodo reunion potrei menzionare brani come “Sole Nero”, “Barcollo”, “Grande Nazione”, “Luna Dark”, “In Nome di Dio”, “L’Impossibile”, “Eutòpia”. Oltre a questi, però, ce ne sono due che si distaccano su tutti. Stiamo parlando dei brani “La mia valigia” e “Straniero”. Due brani, questi, che ritengo essere l’essenza dei Litfiba di Piero e Ghigo, dove voce e chitarra si uniscono in un sodalizio magico, difficile da spiegare, un qualcosa che va solamente ascoltato, goduto oserei dire.

A questo punto però se siete stati attenti lettori, vi sarete resi conto che le canzoni selezionate sono diventate 11 mentre dovevano essere 10. Bene signori e signore, lascio a voi l’arduo compito di scegliere quale escludere e, se volete, scrivete pure la vostra scelta nei commenti sotto l’articolo. Sicuramente molti di voi non saranno d’accordo (soprattutto i fan di vecchia data) con la mia lista perchè di canzoni belle e significative i Litfiba ne hanno scritte veramente tante, se qualcuno, però, vi dovesse mai chiedere “che canzoni hanno fatto i Litfiba?” sono sicuro che con questa track list di 10\11 brani, questo qualcuno, avrà grandi possibilità di diventare un loro nuovo fan.

  • Eroi nel vento
  • Istanbul
  • Apapaia
  • Tex
  • El Diablo
  • Fata Morgana
  • Spirito
  • Sparami
  • Vivere il mio tempo
  • La mia valigia
  • Straniero

Luca Ferri

 

2019-03-01T10:54:39+00:00 27 Giugno 2018|Approfondimenti e Curiosità|1 Commento