Ieri sera, venerdì 21 giugno, l’energia dello “Start Tour” ha fatto tappa allo Stadio Adriatico di Pescara per due ore di luci, immagini e musica in cui Ligabue ha trasportato fuori dal tempo gli spettatori

Negli ultimi giorni, tanto si è detto e tanto si è scritto, ma la realtà, come spesso accade, è un’altra storia (o quasi). Complici forse i prezzi dei biglietti troppo alti e un album che non ha schiacciato sull’acceleratore, ma lo “Start Tour” di Ligabue, compresa la data di Pescara, non è riuscito a confermare i numeri di qualche anno fa, e questa è una certezza. Ma il mio ragionamento si spinge però oltre: sono ancora di moda i sold out? E poi penso che uno come Ligabue, con più di 30 anni di carriera alle spalle, potrebbe fare come molti dei suoi colleghi: niente album di inediti e niente tour in tutta Italia, qualche raccolta qua e là, un singolo lanciato in radio ogni tanto, 4 o 5 date-evento e les jeux sont faits. E invece lui no, “il Liga” si vuole mettere in gioco con quei suoi fedelissimi 3 accordi, prendendosi, come spesso accade, il rischio di deludere le aspettative. D’altronde ce lo ha insegnato proprio lui: “niente paura”.

E ieri sera, mentre Ligabue a Pescara non aveva paura, io – e altre migliaia di persone – perdevo la voce a colpi di rock’n’roll. Non chiedetemi di raccontarvi il concerto di Ligabue in maniera distaccata, sarebbe impossibile. Perché Liga è generazionale, la sua musica ha abbracciato e cresciuto tre decadi che gli vogliono bene. Io, per esempio, faccio parte di una di quelle generazioni e a Ligabue voglio bene irrimediabilmente.

Ore 21:21, si spengono le luci e il cuore inizia ad accelerare. Il palco spostato, i biglietti riorganizzati e il caldo umido appiccicaticcio lasciano il posto alla musica, alla vitalità e alla verità di Ligabue, che a 59 anni non ne vuole proprio sapere di risparmiarsi, e ai suoi musicisti: Luciano Luisi (tastiere, cori), Max Cottafavi (chitarre), Federico Poggipollini (chitarre elettriche, cori), Davide Pezzin (basso) e Ivano Zanotti (batteria, percussioni). Ciò che colpisce dalle prime note è l’impatto scenico. Infatti, il fondo palco è chiuso completamente da un maxi schermo su cui scorrono live le immagini del concerto, con primi piani sui musicisti e sul pubblico in delirio.

La scaletta del concerto, un incrocio tra pop e rock, non dà spazio a congetture: c’è la storia di Ligabue con tutte (o quasi) le canzoni che lo hanno reso “il Mostro”. L’impianto sonoro ideato e realizzato, tanto da far tremare ogni punto dello stadio, è fortemente rock, mentre i brani e le melodie puntano verso il pop d’autore, generando così un mondo ibrido in cui i due elementi si contaminano. La presenza dei due generi che Liga ha fatto suoi, si sono visti e sentiti anche nei due medley: il primo puramente acustico, regalandoci lo spazio per le ballate lente, e il secondo propriamente più rock, trasudando carica elettrica.

L’inizio è stato affidato a due canzoni del nuovo disco “Start”: il singolo Polvere di stelle e Ancora noi. L’atmosfera si fa più “tenera” con A modo tuo, uno dei brani più belli che Luciano abbia mai scritto e che, come lui stesso ha ammesso dal palco, non voleva cantare ma che poi ha deciso di farlo – e per fortuna, aggiungo io: “Ciao ragazzi, vi vedo molto bene. Vi ho anche sentito bene e mi aspetto di sentirvi su una canzone che non volevo cantare e poi l’ho fatto. Conto su di voi”.

Non sono mancati ovviamente i momenti di coinvolgimento con gli spettatori: mani da agitare e cori da urlare. Infatti, alcune canzoni sono state (presumo) studiate con lunghe code “a favore di pubblico”. Quando è arrivato il momento di Marlon Brando è sempre lui si è creata una sorta di atmosfera cinematografica con l’apparizione sul maxi schermo di immagini dell’attore e dello star system degli anni ’50. L’apoteosi del concerto si è raggiunta ovviamente con le battute finali durante il quale Liga ha cantato e suonato brani storici quali Certe notti, A che ora è la fine del mondo? e Tra palco e realtà. Come ogni live che si rispetti, a chiudere la serata è stato il bis, affidato a Piccola stella senza cielo e Urlando contro il cielo.

Ore 23:22, prima di ritirarsi nel backstage, Ligabue e i musicisti scendono in passerella per prendersi gli ultimi abbracci dalla folla. Le luci del palco si spengono, i fari dell’Adriatico di Pescara si riaccendono, il pubblico defluisce lentamente con gli echi del concerto nelle orecchie e con quel pizzico di felice nostalgia che solamente un concerto può farmi, e farci, provare.

Ligabue a Pescara, Start Tour  – Scaletta:

  • Polvere di stelle
  • Ancora noi
  • A modo tuo
  • Si viene si va
  • Quella che non sei
  • Balliamo sul mondo
  • Medley chitarra e voce (Una vita da mediano, Il sale della terra, Ho messo via, Un colpo all’anima)
  • Happy Hour
  • La cattiva compagnia
  • Non è tempo per noi
  • Marlon Brando è sempre lui
  • Luci d’America
  • Mai dire mai
  • Medley rock club (Vivo o morto X, Eri bellissima, Il giorno dei giorni, L’odore del sesso, I ragazzi sono in giro, Il meglio deve ancora venire)
  • Niente paura
  • Certe donne brillano
  • Certe notti
  • A che ora è la fine del mondo?
  • Tra palco e relatà

BIS

  • Piccola stella senza cielo
  • Urlando contro il cielo