Storielle dispari, album d’esordio di Filippo Villa. Ne avevamo bisogno!

Uscito pochi giorni fa, esattamente il 6 gennaio 2019, Storielle Dispari è l’album d’esordio di Filippo Villa, cantante, autore dei testi e delle musiche,. Il progetto, autoprodotto, ha avuto come validi collaboratori: Veronica Marchi (produzione artistica, mix, mastering, pianoforte, chitarra acustica), Andrea Villa (chitarre), Nelide Bandello (batteria e percussioni), Giulio Corini (contrabbasso), Maddalena Fasoli (viola), Marco Pasetto (clarinetto e ocarina), Luca Degani (bandoneon), Elena Bertuzzi (voce) e Fabio Lonardoni (mixing, mastering, banjo).

Composto da 11 brani, questo disco ha un’impronta prettamente cantautorale. Lo strumento predominante è la chitarra classica, che si amalgama perfettamente nel corso dell’ascolto a strumenti come il contrabbasso, le percussioni, la viola, il clarinetto. Nell’album sono presenti spunti dai grandi cantautori italiani: De André, Concato, Paoli, Dalla.

Il testo dell’Alfista riporta a paesaggi sconfinati, ricercati e romantici. «Esterno notte sopra l’Appennino, è San Lorenzo e piovon stelle, tra le curve l’alfa rumba un russo suono nel silenzio, e il frinire dei grilli nella notte si confonde.» Lo Scatto presenta elementi ritmico – musicali molto spiritosi, contornati da archi, ansie da gestire, pizzicati e suoni da cartoon. È lo scatto del ciclista Marco Pantani, quando lo sport faceva sognare sul serio. Ma chi ci insegna a saper gestire le pedalate durante la vita?

Forse il rimedio è la pazienza, quella dei bruchi, belli dentro. Un sogno, quello delle ali, raccontato ne La pazienza del bruco, guida l’ascoltatore in un mondo ipotetico e ideale, che non ha paura e forse senso. Navighiamo in un «mare misterioso, astratto codardo, furioso» la cui anima «blu scura come me, blu come il lento navigare, come il sogno di tornare, scura come il temporale, come l’imbrunire» giace lenta in un colore, il Blu scuro, che non ha forma né contorno, e porta con sé l’illusione del giorno.

È già un bell’inizio quello decantato dal clarinetto – strumento il cui timbro ricorda il ciuf ciuf del treno – nel brano Una specie di treno, forse il viaggio della vita, di cui tutti siamo passeggeri. La fisarmonica riporta ad ambientazioni atemporali che lasciano vagare l’immaginazione, da periodi duri come la guerra a semplici viaggi vacanzieri nei quali è possibile scorgere l’aurora.

Raccontato proprio come una storiella, come in una favola, c’era una volta è l’incipit del brano L’uomo dispari, descrizione di un tassista con due figli, una moglie ed un cane. Sabato 15 giugno, l’estate che arriva, la programmazione delle ferie, la messa e l’arrosto della domenica, le tasse da pagare. Ma ciò che non manca, fortunatamente, è la speranza. Che parola zuppa di significati, la speranza!

La migliore soluzione per mangiare la sana zuppa dell’esistenza è condirla di tanti ingredienti: «soffritto sedano e carote, anche cipolla a sfrigolare nel tegame, poi fate a pezzi le patate, porro, cavolo e zucchine; ci stanno anche piselli e dei fagioli; si può abbondare coi legumi, con fave e ceci non si rischia di sbagliare, poi croste di formaggio grana pane unto e ben tostate, infin condito con del pepe sale». Una ricetta che ha come unica certezza l’amicizia.

La storia del mare, dell’acqua in tutte le sue forme, la pioggia che casca e la vita che nasce da un gesto di vanità. Un racconto, questo, che ci fa sprofondare nella malinconia, ma solo per pochi minuti. Il mood prende un risvolto opposto nel Tempo scaduto, brano quasi folkloristico, allegro e gioioso che però si alterna a frasi come: «non ho mai fatto la guerra e il militare, non ho sentito cantare De André e il sud America fuma e spara ancora, ma il tempo è scaduto chissà perché».

Profumo, penultima canzone del disco, è struggente, suonata interamente al pianoforte; fa riflettere e immaginare. «Che strano pensiero mi viene adesso, vuoi vedere che un profumo lasceremo pure noi nell’universo; immaginate di annusare una cometa, la speranza e il coraggio di chi cerca le stelle, l’attesa di un figlio, parole alla radio, una notte di inverno.» Il futuro è l’enorme mistero assaggiato nel brano finale, Sardine.

È raro – ai giorni nostri – trovare un lavoro così ricco di spunti, che non rispetti i minutaggi standard e al contempo non stufi, che sia suonato e cantato da strumenti acustici, che riesca a far entrare l’ascoltatore in una dimensione originale e poetica. Storielle Dispari è un disco bello, profondo e maturo, nonostante sia l’esordio di un cantautore, Filippo Villa, che ha davanti a sé un futuro roseo e pieno di soddisfazioni e riconoscimenti d’autore.

Francesco Saverio Mongelli

L’album Storielle dispari di Filippo Villa: artwork e traclkist
  1. Alfista – 3:51
  2. Lo scatto – 3:05
  3. La pazienza del bruco – 2:45
  4. Blu scuro – 2:08
  5. Una specie di treno – 3:03
  6. L’uomo dispari – 3:08
  7. La migliore soluzione – 3:39
  8. La storia del mare – 3:16
  9. Tempo scaduto – 2:45
  10. Profumo – 3:58
  11. Sardine – 4:55
Francesco Saverio Mongelli

Classe 1997. Musicista, autore, scacchista, si annoia facilmente, rompiscatole, studente della vita. Cerca ispirazione dalla gente. Compone canzoni, testi e musiche.

2019-01-08T22:05:40+00:00 8 Gennaio 2019|Recensioni|0 Commenti