Pinguini Tattici Nucleari : “Ci rende indipendenti il fatto di non chiederci se lo siamo”

Riprende dopo uno stop estivo la rubrica più indipendente del web – Gioved-INDIE: ospite di questa settimana in rappresentanza dei PINGUINI TATTICI NUCLEARI, il frontman Riccardo Zanotti. Stasera, 11 ottobre chiuderanno con la centesima data di “Gioventù Bruciata”, loro terzo album, il loro tour ai Magazzini Generali di Milano in vista di una pausa per le registrazioni del loro nuovo album.

Pinguini tattici nucleari, musica indipendente

Ciao Riccardo, benvenuto nella nostra rubrica del giovedì più indipendente del web, Gioved-INDIE, domanda introduttiva generale: cos’è per te l’INDIE e cosa vi mantiene ancora INDIPENDENTi?
Per me, facendo una metafora, l’INDIE è come una sigaretta o una birra : al primo approccio, quando hai 15 anni, ti fa schifo, ti sembra pessima, ma per fare il figo con gli amici dici che è buona e continui a berla, a fumarla. Crescendo però, inizi ad apprezzarla e a non poterne fare più a meno, proprio così.
Credo che a renderci indipendenti sia proprio il fatto di non chiederci se lo siamo, di non darci mai etichette e di continuare a fare quello in cui crediamo.

“Diamo un calcio all’aldilà” “Il Re è nudo” “Gioventù Bruciata.
Tre album per dire chi siete : oggi cosa sentite di rappresentare?
Noi, non ci sentiamo di rappresentare nulla al di fuori di Noi stessi.
Scrivo io le canzoni e siamo noi che le arrangiamo, le suoniamo e cerchiamo sempre di rappresentare al meglio quello che abbiamo dentro, cercando di comunicare chi siamo e quello che siamo Noi al di fuori della sala prove, senza mai darci nessun manifesto se non noi stessi.

Dopo tutto questo, com’è sapere che la musica non da solo ai celiaci il pane quotidiano?
E’ bello, nel senso che fondamentalmente, ci siamo scoperti musicisti solo nel 2017, ed è stato ancora più bello scoprire di poterci vivere di musica, delle nostre canzoni. L’unica cosa da capire però quando ci arrivi è che, sempre usando metafore, la musica è come una barca che oggi naviga ma che all’improvviso può affondare, quindi meglio godersi il momento e lavorare sempre meglio.
Inizialmente la “non-sicurezza” ci ha destabilizzato, ma poi abbiamo imparato a conviverci e a rischiare il tutto per tutto. Io, non lavoravo..ho sempre voluto fare questo, ci ho sempre sperato, però c’è chi tra di noi  ha lasciato il lavoro o ha trascurato gli studi per la musica.
Ora speriamo bene e continuiamo a suonare.

Pinguini tattici nucleari, musica indipendente

100 : Cento date, cento concerti e credo tante emozioni.
Cosa porterà questa data di chiusura del tour?
Ci sono due fronti da vedere : dal nostro canto, porterà tanta soddisfazione per i numeri, per la gente, per i promoter e la realtà che siamo riusciti a creare con tanto impegno. Ci porta tanto orgoglio e tanta voglia di ricominciare, poiché ci sarà una grossa rivoluzione nella nostra carriera, però non posso anticipare nulla, posso solo dire che registreremo un nuovo album, che ci malinconicamente ci terrà un po’ fermi con i live, ma che allo stesso tempo ci rende felici.
Dall’altro fronte, speriamo che porti  tanta voglia al pubblico di riascoltarci e di ascoltare quello che sarà il nuovo album, insieme al nuovo show in cui suoneremo anche brani che non suoniamo da tanto tempo, alcuni anche nel concerto dell’11.

Secondo te, per riuscire a fare musica, a farsi conoscere e a far percepire quello che si vuole dire..di cosa c’è bisogno?
E’ bravura, fortuna o qualcos’altro?
Secondo me, prima di tutto..bisogna essere bravi a guardarsi intorno per capire quali sono i modi giusti per comunicare, per esprimersi prendendo esempio da chi come te fa musica, perché come tutti sappiamo, nessuno inventa nulla.
Bisogna individuare il mercato che più è tuo, il tuo pubblico e guardando le altre band cercare di imparare più cose possibili..dallo scrivere ai modi di fare. Devi capire il pubblico, cercando di riempire il vuoto che le altre band non riempiono, arrivando a capire se c’è qualcosa che desta interesse e di farla tua prima che lo facciano gli altri. Ovviamente, facendo sempre ciò che ti piace, perché se così non fosse..non farla, che il pubblico lo capisce quando non sei spontaneo.

Siamo in un periodo storico molto particolare in cui chi fa musica, spesso dimentica di avere un ruolo importante nella società.
Secondo te, oltre il fare musica, qual è il vostro compito “sociale”?
Dipende dal genere e cosa vuoi comunicare.
Fare politica è giusto, se non è una cosa obbligata per arrivare a gente.
E’ giusto quando hai concetti tuoi da esprimere, ma non quando fai musica per slogan.
E’ giusto farlo se lo senti tuo, se ti appartiene e pillolina, per pillolina..arrivare a costruire qualcosa.
Odio chi fa politica in musica per arrivare a qualcosa. Prendi De Andrè, esprimeva con delle belle canzoni, oggettivamente delle belle canzoni, dei concetti importanti, senza sfruttare mai il messaggio.
E’ raro quando le due cose crescano pari passo senza creare problemi.

Ti saluto con un gioco: scegli un tuo collega indipendente a cui inviare un messaggio, una nota di stima, un vaffanculo, chiedere un featuring, io proverò a sentirlo ed aprirò la sua intervista con il tuo appello. Chi scegli e cosa senti di dirgli?

Vorrei dire a Willie Peyote, che l’altro giorno ero a prendere il pane e un ragazzino, tredicenne tipo, cantava una sua canzone e questa cosa mi ha messo davvero di buon umore e quindi mi ha fatto comprare più pane fresco.
Quindi gli vorrei chiedere..se vuole dilapidarmi facendomi comprare sempre più pane, perché scrive sempre più canzoni belle e diventa sempre più famoso o se vuole fermarsi così non spendo tutto il mio patrimonio in pane fresco?

2018-10-11T12:10:19+00:00 11 ottobre 2018|Gioved-INDIE, Rubriche|0 Commenti