Home Approfondimenti “Mondi Sommersi”, Litfiba: 29 anni fa usciva l’ultimo disco della tetralogia degli elementi

“Mondi Sommersi”, Litfiba: 29 anni fa usciva l’ultimo disco della tetralogia degli elementi

by Dalila Giglio
Mondi Sommersi

Se mi chiedessero quale sia stato il disco che mi ha cambiato la vita, oggi, all’alba di quasi 43 primavere, direi, senza esitazione alcuna, “Mondi Sommersi” dei Litfiba.

Correva l’anno 1997, quando lo ricevetti in dono per il quattordicesimo compleanno dai miei genitori, i quali avevano inaspettatamente colto la mia crescente passione per la rockband fiorentina di cui, allora, conoscevo solo le hit più famose, quelle ad alta frequenza radiofonica, tanto per intenderci.

L’album era uscito il 2 gennaio, anticipato dal singolo Ritmo2#, che mi aveva letteralmente fatta impazzire, toccando non so esattamente quali corde emotive: fu amore al primo ascolto.

Andai poi a ripescarmi tutta la discografia precedente -che chiaramente non fece che intensificare e rafforzare il mio amore viscerale per la band– e divenni una fan sfegatata del gruppo, che tuttora seguo con lo stesso trasporto dei 14 anni.

E ancora oggi, guardo a “Mondi Sommersi” con un occhio speciale, avendo esso dato il là a una passione che è stata parte integrante della mia esistenza e alla quale devo ricordi stupendi e preziosi.

Lo trovo, personalmente, il miglior album dei Litfiba? No.

Il che, però, non significa che non lo ritenga un ottimo disco, ben scritto, suonato arrangiato. Credo che non possa non essergli riconosciuto il fatto di possedere una sorta di quid, un qualcosa in più che ha contribuito a renderlo speciale e a decretarne il successo, al di là del fatto che sia stato il disco della consacrazione della rockband al grande pubblico -a detta di molti quello che ne ha segnato la svolta commerciale- e che contenga alcuni singoli di grandissimo successo, quali Regina di Cuori, Ritmo2#, Sparami e Goccia a goccia.

L’elemento dell’acqua, il suo scorrere incessante, il suo fluire e il suo mutare, il suo essere la componente essenziale del pianeta e dell’essere umano, è ben rappresentato sia nelle melodie che nei testi; il nuovo suono che caratterizza l’album, più melodico, elettronico e latino, risulta dolce e al tempo stesso graffiante, e conferisce alla band nuove sfumature, meno “dure” ma non per questo meno interessanti.

La copertina del disco aggiunge un ulteriore tassello, che rende difficile dimenticarlo, anche solo visivamente: chi non ricorda il bimbo immortalato, avvolto in un saio tibetano all’ombra di un ponte che si affaccia su un fiume?

Un album certamente interessante, che magari meriterebbe di essere ascoltato dalle nuove generazioni, essendo molti dei suoi contenuti ancora attuali.

Rileggendo il testo di Sparami, ad esempio, non si può fare a meno di constatare che nulla sembra essere cambiato da allora, purtroppo.

“Scusami il mondo è il gioco dei ricchi o no

Scusami non era un gioco per tutti o no…

Scusami ogni sistema è una gabbia mi dà rabbia

Tra chi ha potere e chi non ha proprio niente…!

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