Home Interviste “Perché non si sa mai”, il salto di qualità che non tradisce le radici dei Bull Brigade – INTERVISTA

“Perché non si sa mai”, il salto di qualità che non tradisce le radici dei Bull Brigade – INTERVISTA

by Alessia Andreon
Cover Bull Brigade Perchè non si sa mai HD

I Bull Brigade arrivano a un momento chiave del loro percorso. “Perché non si sa mai”, in uscita il 13 febbraio 2026, non è solo il quarto album della band torinese, ma il punto in cui anni di strada, coerenza e concerti si trasformano in una nuova consapevolezza artistica.

Dieci brani che mantengono il cuore saldo nello street-punk, ma spingono il suono e la scrittura verso una profondità inedita, tra urgenza, riflessione e bisogno di dire le cose come stanno, senza filtri.

In questa intervista Eugenio Borra racconta cosa significa arrivare a questo disco dopo quasi vent’anni di attività: la crescita personale e collettiva, il lavoro in studio con Andrea Tripodi, le collaborazioni con Giancane, Claver Gold, Willie Peyote e Fast Animals and Slow Kids, e il senso di responsabilità di una band che ha scelto di alzare l’asticella restando fedele a sé stessa.

Un dialogo che parte dalla strada e arriva al palco, passando per dubbi, scelte e quella determinazione che, oggi più che mai, rende “Perché non si sa mai” un lavoro necessario.

Perché non si sa mai viene descritto come un punto di svolta e allo stesso tempo un nuovo inizio: in cosa sentite di aver alzato davvero l’asticella rispetto ai dischi precedenti?

Per la prima volta della storia della band e anche del nostro percorso artistico, abbiamo lavorato con un produttore e quindi abbiamo affidato la direzione artistica dei nostri brani a una persona esterna, Andrea Tripodi, un professionista che lavora in uno studio a Londra e che ha collaborato con tantissimi altri artisti nel mondo della musica.

Questo cambiamento ci ha sicuramente fatto fare un salto di qualità nel suono, nella stesura dei brani e delle melodie. Il suo supporto e la sua esperienza sono stati determinanti.

La prima differenza che si coglie, rispetto ai nostri precedenti lavori, è che non si tratta di un disco di una band punk rock che esce dalla sala prove, ma di un album lavorato in studio, nel quale si sente l’impronta di un produttore.

Le radici street-punk restano centrali, ma il suono appare più strutturato e profondo: come avete lavorato per trovare questo equilibrio senza perdere l’impatto diretto?

Abbiamo cambiato l’approccio, mantenendo intatto il nucleo che ci contraddistingue, dalle atmosfere alle tematiche dirette.

Andrea ha confezionato un abito su misura per noi, più maturo e curato dal lato della produzione e della direzione artistica. 

È un disco del giorno dopo, che a tratti su avvicina ad altri generi come il rock, anche se i testi rimangono centrati sulle tematiche più introspettive. 

Nei vostri testi convivono rabbia, lucidità, poesia e realismo: oggi, dopo quasi vent’anni di attività, è cambiato il vostro modo di raccontare la strada e il presente?

Il nostro punto di forza è sempre stato la profondità dei testi, che ci ha aiutato anche a distinguerci dalla moltitudine di altre band che fanno parte della nostra scena e a creare un pubblico tutto nostro, che non coincide necessariamente con quello di riferimento della nicchia punk rock dalla quale noi proveniamo, ma è un pubblico che nel tempo si è affezionato e ha imparato a sentire sue le canzoni dei Bull Brigade. 

Avendo scritto tutte le canzoni degli album precedenti, avverto di aver fatto un lavoro all’altezza dei precedenti, con il valore aggiunto di una produzione che speriamo ci potrà portare ad incontrare i gusti musicali di un pubblico più vasto.

Le collaborazioni con Giancane, Claver Gold, Willie Peyote e Fast Animals and Slow Kids ampliano molto l’orizzonte del disco: come sono nate e cosa hanno portato, umanamente e artisticamente, al progetto?

Cercavamo dei profili che potessero portare un valore aggiunto al nostro disco, allargando il nostro bacino d’utenza e alla fine, quasi per caso, ci sono arrivate queste collaborazioni che si sono rivelate molto importanti.

Il singolo “Lividi” con Giancane è stato pubblicato a giugno del 2025 e ha anticipato e, se vogliamo, inaugurato l’album.

La collaborazione con lui e con Claver sono nate entrambe sul palco: a Ravenna con Giancane e a Firenze con Claver Gold.

Con Willie ci unisce la provenienza dalla stessa città, frequentiamo ambienti sovrapponibili e, inoltre, condividiamo la stessa fede calcistica.

Per quanto riguarda i FASK, invece, galeotta è stata una delle ultime date del tour de “Il fuoco non si è spento”, a Perugia.

Con nostro grande stupore abbiamo visto Aimone, il loro cantante che, durante il concerto saltava, pogava e conosceva i nostri testi a memoria e abbiamo capito che oltre le tematiche, si poteva pensare di condividere un discorso più ampio.

Guardando indietro, da Strade Smarrite a oggi, qual è stato il momento in cui avete capito che i Bull Brigade non erano più “solo” una band, ma una realtà solida della scena?

Ci siamo sempre approcciati alla musica pensando di appartenere ad un circuito ristretto, che faceva concerti popolari, in condivisione con altre band, come è proprio del nostro ambiente punk, facendo scambi di città in città. 

Poi abbiamo avuto la fortuna di imbatterci in alcune figure chiave, che ci hanno incoraggiato a cambiare approccio e a proporci palchi, come quelli dei grandi club, visto che riuscivamo a fare buoni numeri. 

Così abbiamo iniziato a lavorare su percorsi diversi, gestendo in prima persona le biglietterie e vedere che i concerti su palchi come quello dell’Hiroshima Mon Amour di Torino e la Santeria di Milano andavano sold out. 

Questo ci ha consentito di strutturarci diversamente e ad alzare l’asticella.

Il “Perché non si sa mai tour Italia 2026” e le date all’estero sembrano la naturale estensione del disco: cosa dobbiamo aspettarci dai concerti, a livello di energia e scaletta?

Come ti accennavo, abbiamo costruito una squadra all’interno della quale abbiamo aggiunto delle nuove figure con la quale vogliamo provare a trasmettere un livello di maggiore professionalità, con dei tecnici audio e luci che hanno costruito uno spettacolo pensato ad hoc e poco sarà lasciato all’ improvvisazione. 

Sicuramente verranno presentate tutte le canzoni di “Perché non si sa mai” e poi andremo ad attingere dai cavalli di battaglia de “Il fuoco non si è spento” e anche qualcosina dei dischi precedenti. 

Se Perché non si sa mai è una presa di posizione artistica e umana, qual è il messaggio più importante che sperate arrivi a chi lo ascolterà?

Vogliamo trasmettere al nostro pubblico e a chi lo ascolterà un messaggio di positività: bisogna sempre credere in sè stessi e portare avanti i propri sogni, per poter un giorno guardare al passato senza rimpianti. 

Potrebbe piacerti anche