Chitarra distorta, elettronica da club e una massa di capelli fuxia fluo che divampa sul palco, sono solo tre dettagli di CAMILLA PNK, la bambolina manga che ho finalmente potuto incontrare a Festa Radio Onda d’Urto a Brescia la sera del 7 Agosto appena prima del suo live in Tenda Blu.
Sul palco è da sola ma l’energia che sprigionano i suoi live potrebbero alimentare una centrale nucleare. Ora è alla consolle con un megafono, un attimo dopo sta strillando con la sua chitarra elettrica, rigorosamente rosa, e prima che tu possa realizzare stai già saltando. CAMILLA PNK è magnetica ma autentica, un’artista che dalla rabbia ha estrapolato progetto se non unico, raro.
Le ho chiesto di raccontarmi le origini della sua idea e il futuro del suo progetto artistico che ormai ha già preso piede anche in Giappone.
Ciao Camilla! Benvenuta su InsideMusic. Raccontami del giorno in cui ti sei svegliata e hai pensato “voglio avviare un progetto musicale in cui canto, sono alla consolle e suono pure la chitarra elettrica…
Ciao a tutti! L’idea è nata dal voler mettere insieme tutte le contaminazioni da cui vengo, quindi grunge, punk e l’elettronica. Io vengo dalla chitarra elettrica ma poi ho iniziato a fare anche la DJ. Mischiando tutte queste cose ho voluto creare un mondo tutto mio per “portare le chitarre nei club”.
Hai creato un immaginario molto appariscente e originale intorno al concetto CAMILLA PNK, che ruolo e importanza ha all’interno del tuo progetto musicale?
L’immaginario è molto importante perché CAMILLA PNK per me è prima di tutto un progetto artistico, una cosa a tutto tondo. In primo luogo viene la musica chiaramente, però mi piace un sacco costruire intorno a lei un mondo anche visivo e globale e quindi questo immaginario del fucsia un po’ dell’immagine digitale, un po’ manga… Mi rappresenta molto, anzi, mi piace pensare che sia proprio il mio logo. Mi piace credere che sia quella bambolina manga ad essere Camilla più che io stessa come persona fisica. Come una sorta di alter ego.
Com’è il flusso di produzione di una tua canzone?
Solitamente le mie canzoni nascono da idee. Quindi paradossalmente faccio tutto al contrario, parto dal titolo, cioè mi viene in mente un concetto tipo : fluo. E dico “cavolo! Cosa può voler dire? Magari vuol dire che voglio esprimere la mia identità senza paura ? quindi senza coprirmi ed essere fluorescente?” Da lì automaticamente nasce il testo el a musica, in maniera naturale. Principalmente dopo l’idea mi metto al computer, sono molto più producer che cantante.

Data la particolarità del tuo progetto immagino non sia semplice farsi strada nel mondo della musica, come affronti questi limiti?
Il genere che porto, che io chiamo glitchcore, è molto difficile. L’Italia è molto settoriale, ha giusto quel set di generi che vanno di moda e quindi è difficile che si apra a nuove cose ibride. Però non mollo, anzi cerco di farlo ancora più forte e lo porto all’estero.
A questo proposito, so che farai nuovamente il tour in Giappone, che rapporto hai con questa terra?
Io sono molto legata al Giappone, in particolare a Tokyo sia per tutta l’estetica, ma anche alla cultura. Da quando sono piccola che mi sento un po’ parte di quel mondo e quindi erano anni che sognavo di fare un tour e finalmente l’anno scorso ce l’ho fatta. E lo rifarò anche quest’anno. Sono riuscita anche a fare anche una collaborazione con un artista giapponese che si chiama RIS-707così è nata DOKIDOKI.
DOKIDOKI è una collaborazione davvero esotica ma che combacia perfettamente con la tua estetica, il pezzo di cosa parla?
DOKIDOKI significa tachicardia! Diciamo che ha più significati. Sicuramente un riferimento agli attacchi di panico di cui soffro e ho sofferto, ma anche la voglia di far battere i cuori forti con la musica. E io penso di esserci riuscita!
Come vedi CAMILLA PNK tra 5 anni?
Tra 5 anni mi vedo sul palco perché è lì che io sento davvero di essere me stessa e sfogare quello che ho dentro, quindi non riesco a vedermi diversamente.
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Finally dandy with the me inside