Intervista a Nicola Buttafuoco dei Pinguini Tattici Nucleari: ecco chi è Nairobi D

di Adriana Santovito

Nicola Buttafuoco, chitarrista dei Pinguini Tattici Nucleari, ha da qualche anno dato vita ad un suo progetto solista. Il musicista bergamasco, infatti, si esibisce anche come Nairobi D, veste che gli consente una costante ricerca e sperimentazione dell’uso della chitarra, spaziando tra sonorità tribali, folk ed elettroniche.

Nel 2016 esce Bench, il suo primo EP. Tra il 2017 ed il 2018 si esibisce in apertura di prestigiosi artisti del panorama elettronico italiano e non solo.

Oggi, venerdì 25 settembre, è uscito Fields, il suo primo EP sotto etichetta internazionale: la Lukins di Berlino.

Come accennato, fai parte di una delle band indie più affermate del momento: i Pinguini Tattici Nucleari, terzi classificati al Festival di Sanremo 2020. Inoltre, da qualche anno, hai dato vita ad un tuo progetto solista, esibendoti come Nairobi D. Queste due identità convivono pacificamente in te? Quali differenze ci sono fra di loro?

Assolutamente sì, sono contento di vivere queste due realtà diverse fra loro e molto stimolanti. Beh a parte le più ovvie come il genere musicale, direi che la differenza che io sento di più è il lavorare e vivere la professione con dei “colleghi” cioè i miei compagni di band e viverla da solo come produttore e compositore singolo. Entrambe hanno i loro pro e contro; sicuramente lavorare con la band è molto bello perché nel nostro caso c’è molta affinità anche fuori dall’ambito lavorativo e quindi è più facile spalleggiarsi e combattere insieme contro le difficoltà, mentre lavorando da soli non si ha questa “opportunità” ma è molto più stimolante e ti spinge a cercare la soluzione migliore e più adatta alla tua situazione, diciamo che ti sprona di più a prendere delle decisioni e ad affrontare il lavoro e tutto ciò che ne deriva.

Ricercare, sperimentare: è nata da qui l’esigenza di creare un progetto che fosse solo tuo? Raccontaci di più a riguardo.

Il progetto Nairobi D nasce intorno al 2016; qualche anno dopo aver iniziato ad ascoltare musica elettronica e aver capito che direzione volevo prendere, ricordo un disco in particolare che mi colpì molto: Versus dei Kings of Convenience, nonostante loro siano un duo molto famoso per le loro sonorità acustiche, delicate e morbide quel disco racchiudeva alcuni remix di diversi artisti elettronici che conciliavano il suono soft del duo con sintetizzatori e sample. Questa cosa mi colpì e appassionò parecchio, così decisi che volevo provare anche io a produrre musica che fosse in qualche modo riconducibile a quella che sentii in quel disco.

Oggi, venerdì 25 settembre, è uscito Fields, il tuo primo EP sotto etichetta internazionale. Di che tipo di lavoro si tratta? Affidarti ad un’etichetta di questo tipo ti ha dato maggiore libertà di scelta, musicalmente parlando?

Si tratta di un progetto maturato in circa un anno di lavoro (saltuario, considerando gli impegni con la band), dal 2016 ad oggi ho sempre cercato di trovare un sound che mi appartenesse e nonostante sia ancora alla ricerca di miglioramenti e nuove sonorità, qui potrete sentire qualcosa che identifica molto il mio stile di produzione e compositivo: un “folk elettronico” caratterizzato dall’utilizzo di strumenti e sample acustici di culture diverse (ad esempio un cordofono giapponese: il Ghuzeng o uno strumento appartenente alla famiglia degli “idiofoni” chiamato M’bira) uniti a beat elettronici da club e ovviamente alla chitarra, immancabile. L’affidarmi ad un’etichetta in realtà non ha vincolato il mio lavoro, ho avuto completa libertà nella produzione e nell’arrangiamento dei pezzi.

In futuro pensi di portare avanti questi due percorsi paralleli? Quali sono i tuoi progetti dopo l’uscita di Fields?

Assolutamente si, ho delle tracce che ho prodotto negli ultimi mesi oltre che diverse collaborazioni con producer amici da tutta Europa conosciuti negli anni. Non ho ancora delle date definite ma sicuramente dopo questo EP, che esce dopo quasi due anni dalla precedente release, la voglia di portare avanti il progetto Nairobi D è cresciuta ancora di più. Per quanto riguarda la band posso dire che la “ciurma” Pinguina ormai è diventata una seconda famiglia per me, siamo partiti dal basso, insieme, condividendo palchi, realtà ed esperienze uniche, è una storia che non può e non finirà di certo qui.

Anche in questa occasione, sui nostri canali social, abbiamo aperto un contest per dare la possibilità ad un fan o ad una fan di fare a Nicola due domande da inserire in questa intervista. Il contest è stato vinto da Giulia Santanchè e questo è quello che ha deciso di chiedere a Nicola.

Hai sempre desiderato di fare il musicista o da bambino avevi altri sogni e/o prospettive?

Ciao, Giulia! Grazie per le domande!

Diciamo che ho sempre avuto la passione per la musica, fin da ragazzino quando facevo zapping su MTV e VH1 in cerca delle mie canzoni preferite. In cuor mio fare il musicista era la cosa che desideravo con tutto me stesso ma il sogno di vivere di musica mi è sempre sembrato troppo lontano, quasi impossibile da raggiungere. Dopo le scuole superiori venni chiamato a suonare con una band per un tour internazionale, da lì capii che forse il sogno poteva diventare realtà. Dopo anni di esperienze, studi, sacrifici e momenti no ho raggiunto la possibilità e il privilegio di vivere facendo musica ma non è ancora tutto, si può sempre arrivare ancora più in alto, l’importante è non perdere la curiosità, la voglia di imparare e soprattutto non mollare mai.

Il DJ ed il chitarrista sono due figure musicalmente molto diverse. Come si può passare dall’una all’altra rimanendo comunque se stessi?

Credo che la risposta stia nel denominatore comune fra le due cose; la passione per la musica a 360°. Nonostante esibirsi su un palco come chitarrista sia molto diverso rispetto ad un DJ set posso dire che in entrambi i casi io mi senta a casa e ambedue mi danno delle sensazioni uniche ed emozioni che solo il palco può darmi.

Personalmente io riesco ad essere me stesso in entrambi gli “show”, probabilmente perché entrambi i mondi fanno parte di me, del mio vissuto, della musica che ascolto, delle cose che mi fanno stare bene e che mi fanno vivere sempre con curiosità e voglia di fare.

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