Titanic, la colonna sonora di James Horner

Sono passati, oramai, ben vent’anni dalla vittoria alla categoria di Miglior Film agli Academy Awards (altrimenti detti Oscar) del kolossal Titanic, sotto la regia attenta e certosina di James Cameron. Ripercorriamo dunque l’indimenticabile colonna sonora di un film che ha riscritto la storia del cinema.

Il regista, la cui ultima fatica è attulamente la romance extraplanetaria Avatar, ha tra l’altro annunciato che i sequel, finalmente, si faranno. Ma questa è un’altra storia. Cameron è inoltre un patito degli abissi: è fra le poche persone ad aver visitato il punto più profondo del mare, la Fossa delle Marianne nel Pacifico, con un sommergibile speciale da lui stesso progettato e di sua proprietà, ed a lui si deve anche il film Abyss, del 1989. È anche un po’ autobiografico l’incipit del film Titanic: un cacciatore di tesori che contatta l’unica sopravvissuta del naufragio del Titanic, la vecchissima Rose deWitt Bukater, per cercare informazioni sul diamante il Cuore dell’Oceano. Rose fornisce le informazioni richieste, ma al posto del diamante i sommozzatori trovano solo un ritratto a carboncino di una bellissima ragazza nuda.

Titanic ha incantato e scaldato i cuori di un’intea generazione di ragazze, compresa la mia. 1922, primo viaggio dell’inaffondabile Titanic: un bel ragazzo biondo, un giovanissimo Leonardo di Caprio, Jack, vince a carte un biglietto di terza classe per il transatlantico, in partenza da Southampton in Inghiliterra verso le Americhe. Qui fa la conoscenza di una splendida quanto ricca ragazza, Kate Winslet ossia Rose, capelli fiammanti e pelle candida, già promessa sposa all’antipaticissimo Caledon Hockley. Tra i due nascerà un’intensa quanto breve storia d’amore, al di là del rango sociale; sono proprio le differenze ad avvicinarli ed a rendere ancora più toccante la scena in cui si ha il trionfo del vero amore dei due amanti, che tutti ricordiamo.

Ed il merito di James Cameron fu proprio nel coniugare la semplicità della trama con l’immensità della tragedia del disastro, che, tutt’ora, dà adito a svariate teorie del complotto. Fu forse inabissato di proposito (e l’iceberg era forse una nave aliena)? Perché i soccorsi impiegarono così tanto a raggiungere la nave? Ultima ma non meno importante è una teoria del complotto nel film stesso, per il quale Jack sia in realtà un viaggiatore temporale, il cui unico scopo era di salvare Rose stessa dal naufragio, per uno fine superiore che non è dato conoscere.

Film costosissimo, detiene il primato delle candidature agli Oscar nonché di vittorie, vede la presenza, dietro le partiture, del compositore James Horner. Costui non fu altro che il rimpiazzo di Enya, compositrice irlandese (che prese poi parte alla colonna sonora della trilogia de Il Signore degli Anelli) fortemente voluta da Cameron, che però poi ebbe un’illuminazione quando ascoltò con attenzione il motivo portante di Braveheart: una melodia maestosa, perfettamente calata nell’epoca rappresentata, evocativa della tragedia e del coraggio di William Wallace. Cornamuse perse nella brughiera ed una lenta marcia di tamburi. In realtà, una mozza collaborazione fra il regista ed il compositore si ebbe già nel film Alien 2 del 1986, ma il risultato fu così raffazzonato e confuso che ben poche delle tracce composte vennero incluse nella colonna sonora finale.

Cameron esigette lo stesso stile di Enya, per la composizione, e la volle eterea, evocativa di epoche lontane, di un mondo che non esiste più. Di un micromondo che è esistito solo per tre settimane, prima della fine dell’Inaffondabile. Venne così reclutata la soprano norvegese Sissel Kyrkjebø, divenuta poi star internazionale della musica lirica ed assidua collaboratrice di Placido Domingo, per le parti femminili cantate, ed, in segreto, la già superstar Celine Diòn, soprano drammatico dallo stile pop. Il testo fu scritto dal cantautore Will Jennings, che collaborò con Horner poi anche nella colonna sonora di A Beautiful Mind, celebre film con Russel Crowe. In segreto, perché Cameron, nel suo perfezionismo, non voleva parti cantate nel film. Ma alla fine, ascoltata la demo della Diòn, cedette.  James Horner, numerose candidature agli Academy e due vittorie, di cui una proprio per Titanic, è scomparso nel 2015, a soli 61 anni, di cui 36 spesi componendo musica per le pellicole cinematografiche. Grande amante di Prokofiev, ed allo stesso tempo, della musica celtica, fa ricco uso di cornamuse e strumenti antichi nelle sue composizioni, così come di ricche e stratificate orchestrazioni, ma mantenendo un tema portante semplice e facilmente riconoscibile. Deve al franchise di Star Trek la sua fama, divenendo uno dei compositori più richiesti di Hollywood grazie alla composizione della colonna sonora del primo film di Star Trek, L’ira di Khan.

Nel corso degli anni, numerosissime edizioni e ristampe della colonna sonora sono state pubblicate: noi ci occuperemo della music from the Motion Picture originale, che contiene le seguenti tracce, per circa un’ora ed un quarto totali di musica:

  • Never an Absolution
  • Distant Memories
  • Southampton
  • Rose
  • Leaving Port
  • “Take Her to Sea, Mr. Murdoch”
  • “Hard to Starboard”
  • Unable to Stay, Unwilling to Leave
  • The Sinking
  • Death of Titanic
  • A Promise Kept
  • A Life So Changed
  • An Ocean of Memories
  • My Heart Will Go On – performed by Celine Dion
  • Hymn to the Sea

All’epoca, tale cofanetto, fu il più venduto di sempre tra le colonne sonore, anche se il merito va principalmente alla hit My Heart Will Go On.

Riascoltare tale colonna sonora ben vent’anni dopo dalla sua uscita, con tutto quel che è cambiato nel mondo, fa compiere un balzo al cuore nel petto. Si tratta, innanzitutto, di un lavoro con fortissime contaminazioni celtiche, come si avverte dalle cornamuse di Never an Absolution, l’intro dell’opera, che ricorda fortemente il tema di Braveheart. Gli accordi lasciano intendere il tema portante, che però è ancora in fase larvale. Il soave canto di Kyrkjebø ispira pace, onde lente e placide. Ma anche una tremenda malinconia. L’idea del mare è portata oltre con le tubular bells di Distant Memories, il cui suono sembra provenire da sott’acqua, esattamente come il ritratto di Rose e il suo diamante. Un’improvviso motivo gioioso, spruzzi d’acqua e fontane cantanti anni ’20 durante una festa in maschera, ci conduce a Southampton, una delle tracce peggio invecchiate. Quanto costava ad uno con i mezzi di Cameron trovare un vero coro? I cori elettronici, palesemente campionati, sono un’orribile stonatura nel contesto sognante e perfezionista che caratterizza il resto. Se si tralasciano i tecnicismi, comunque, si può ancora godere del potere immaginifico della musica, e sembra di calcare il ponte di legno del transatlantico.

Rose è un tuffo al cuore. Un flauto introduce il tema riconoscibilissimo, lento e malinconico, di Titanic. Il brano è molto simile a My Heart Will Go On, essendone una sorta di anticipazione. Il soprano norvegese è angelica, i controcori degli oboe e dei fiati sono una delizia per le orecchie. L’orchestrazione è semplice quanto efficace e magistrale; il brano si interrompe proprio laddove si troverebbe il bridge della celebre hit. La musica riprende con Leaving the Port, che riprende il tema di Never an Absolution, ed i cori di Southampton, arricchiti, però, di orchestrazioni più ricche, timpani, xilofoni, e leggerissimi effetti elettronici che mimano il telegrafo: si sente il tocco di Cameron, che è maestro nel fondere elementi che potrebbero sembrare scontati, quali il romanticismo ed il tragico finale, in qualcosa di nuovo ed ugualmente emozionante; la musica di Horner fa sperare, ancora, che il primo viaggio del Titanic non sia anche l’ultimo.

Take her to the sea, Mr Murdoch è la musica d’accompagnamento del primissimo ordine del capitano (tragicamente affondato con la nave) alla sala motori: “La guidi in mare aperto Mr Murdoch, lasciamole allungare le gambe”. C’è il sempiterno coro elettronico, che nel film passa in secondo piano in quanto è sovrapposto al narrato di Rose ed al parlato dei personaggi. Brano felice e gioioso quanto scontato, non dotato di un tema portante ma contiene elementi leggermente baroccheggianti intervallati da percussioni, ed una lunga ripetizione delle stesse tre note, con la variazione in fa diesis a metà brano.

Hard to Starboard ci fa ripiombare, inizialmente, nell’atmosfera retrò dell’intera colonna sonora. Una viola fa il canto deputato a Celine Diòn poi ci si tuffa in orchestrazioni rubate direttamente al symphonic metal: ricchissime, frequenti cambi di ritmica e di tempo, ed innumerevoli strumenti ad impegnare la London Orchestra. È infatti il momento tragico dello scontro con l’iceberg, e, se si eccettua per il geniale tema portante dell’intera colonna sonora, il momento più felice dell’opera: è una vera e propria narrazione dello scontro, mimata con archi e timpani, mentre i meccanismi del motore della nave faticano e la lamiera dello scafo si rompe, incrina, e l’acqua inizia a fluire nei condotti. Era inaffondabile, dicevano.

Mentre persone affogano, si lanciano in mare ed il loro polmoni vengono riempiti da acqua gelida, la luce elettrica tremola, e le scialuppe sovraccariche rischiano di affondare e beccheggiano tremendamente, parte Unable to Stay, Unwilling to Leave, ossia l’emozionante momento in cui Rose, che poteva avere facilmente salva la vita rimanendo col suo promesso sposo, lo abbandona, per andare alla ricerca di Jack. Ed è impossibile trattenere le lacrime, nelle note dilatate ed ariose, che vanno a toccare corde del cuore che la musica del Terzo Millennio, tragica in modo radicalmente differente, non sfiora neanche più.

L’energica The Sinking, l’affondamento, riprende il tono podereoso di Hard to Starboard, mentre il genio e la presunzione dell’uomo muoiono di fronte all’intrinseca grandezza e crudeltà della natura, riportando in auge malinconia di leopardiana memoria. Il tema portante di Rose viene distorto e modificato, arricchito di percussioni e rallentamenti. Qui James Horner dà sfoggio a tutto il suo ego creativo, abbondando l’affettato romanticismo che permea il resto della composizione, creando una suite geniale e prettamente operistica, la cui struttura è presa direttamente in prestito dal Dies Irae di Verdi. Unica nota dolente, i cori femminili campionati. Sua ideale continuazione è la tragica Death of Titanic, e sono certa un tale Howard Shore abbia più e più volte ascoltato questo tema per la composizione della soundtrack de Il Signore Degli Anelli, in particolare per la battaglia sotto le mura di Mordor. I violini cantano e stridono come i morenti, coloro condannati a perire nelle gelide acque dell’Atlantico. Flebili lamenti che nessuno udirà mai più, persi nella bruma. I cori femminili, finalmente, assumuno un significato: sono i sussurri dei fantasmi di quella nave che visse solo per quindici giorni. Tale tema è ripreso in A Promise Kept, flauti ed effetti elettronici delicati, che vanno a mimare i lamenti sempre più flebili dei condannati a morire nel mare gelido. Ed è durante questa traccia che avviene quello che spezzò il cuore a Rose, e a noi tutte: il sacrificio di Jack.

La Kyrkjebø canta come una sirena la fine della vita e dell’amore che era appena sbocciato, ma non ha avuto il tempo di crescere.

Il climax del film è stato raggiunto, ora non resta che raccogliere quanto di seminato. Rose è anziana, anzi, vecchissima, ma è sempre lei (A Life so Changed).

An Hymn to The Sea riprende il tema “acquatico” di Distant Memories, andando a chiudere l’ideale cerchio di sogno e tragedia che include gli avvenimenti del Titanic; i cori sono affiati alla Kyrkjebø. Eppure, questo brano non viene mai udito nel film, è solamente incluso nel cd della colonna sonora. Si tratta di un altro grande pezzo di musica, folkeggiante e medioevaleggiante in alcuni passaggi, dato il larghissimo uso di archi solisti, sostuiti poi da un corno; riporta a terra quanto di etereo è stato seminato in A Promise Kept. Simboleggia l’ineluttabilità del destino e della natura, della piccolezza dell’uomo di fronte ad essa.

La straziante ballata dolcemente cantata da Celine Diòn non ha bisogno di presentazioni. Racchiude tutti i temi musicali presentati nel corso dell’intera colonna sonora, aggiungendo anche un testo evocativo ed il calore della voce della cantante canadese. Lei è Rose, appassionata, innamorata, desiderosa di libertà. “Jack mi ha salvato in tutti i modi in cui una persona può essere salvata”.

La colonna sonora dell’epico kolossal Titanic è ancora stupefacente ed evocativa, ma lontana anni luce dal mondo attuale, sia in scelte compositive che in concept. Titanic fu un film romantico, nel senso classico del termine: Cameron prese ispirazioni da poeti ottocenteschi scomparsi da tempo. Jack è un eroe byroniano privo di macchia e paura, un cavaliere prestato alla belle epoque. Probabilmente la carta vincente del film e della colonna sonora, di cui la ballad di Celine Diòn è la parte più nota, è proprio la semplicità. Che deriva da un profondo ottimismo. L’arte è ancora capace, oggi, di produrre qualcosa di così semplice e puro, privo di macchinazioni contorte e deus ex machina, capace semplicemente di far sognare?

Forse, solamente quest’anno, nel cinema, si è avuto un timido ritorno alla luce e al romanticismo, con la vittoria de La Forma dell’Acqua, altra meravigliosa storia d’amore e di morte, agli Academy Awards. E pur sempre di acqua, eterna, incorruttibile, indifferente a noi tutti, si tratta.

 

Giulia-della-pelle

Wannabe ricercatrice e wannabe scrittrice. Amante dell’improbabile e del surreale. Adoratrice del Sole e dei dati statisticamente consistenti.

2018-10-04T15:14:32+00:00 9 maggio 2018|Fra note e Pop-corn, Rubriche|0 Commenti