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Giovanni Segreti Bruno: «La tradizione non è nostalgia, è un modo per raccontare il presente»

by Alessia Andreon
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Con “Scacciapensieri”, il nuovo singolo pubblicato il 5 giugno per Joseba Label e The Saifam Group e distribuito da Virgin Music Italia, Giovanni Segreti Bruno prosegue il suo personale percorso di contaminazione tra radici e contemporaneità.

Un brano che affonda nella tradizione della tarantella calabrese per proiettarla in una dimensione sonora attuale, dove elettronica, atmosfere urban e suggestioni mediterranee convivono in un equilibrio naturale e identitario.

Cantautore e autore tra le voci più interessanti della nuova scena italiana, vincitore di Area Sanremo 2018 e del Premio Amnesty International Emergenti 2025, Giovanni Segreti Bruno racconta in “Scacciapensieri” la possibilità di trasformare il peso delle inquietudini quotidiane in movimento, energia e liberazione. Un manifesto artistico che anticipa il progetto discografico “MUSCIARÌA”, lavoro in cui tradizione, dialetto e sperimentazione sonora diventano strumenti per rileggere il presente senza rinunciare alle proprie origini.

Nell’intervista che segue, l’artista ci accompagna dentro la genesi del brano, il significato simbolico della tarantella, il percorso che lo ha portato dai grandi palchi italiani all’attività di autore per altri interpreti e la ricerca di una voce autentica, oggi più che mai al centro della sua visione musicale.

INTERVISTA
In Scacciapensieri” fai incontrare la tarantella calabrese con sonorità elettroniche e urban. Come è nato questo dialogo tra tradizione e contemporaneità e quanto rappresenta la tua identità artistica attuale?

Credo che la tradizione sia contemporanea per natura. Le canzoni popolari non sono nate per rimanere ingabbiate, ma per raccontare il presente delle persone in modo dirompente. Io sono cresciuto ascoltando la musica della mia terra, ma anche il pop, la classica, l’r&b, il rock, l’urban.

In Scacciapensieri ho semplicemente smesso di scegliere tra queste due anime e le ho lasciate dialogare.

La tarantella è il cuore che batte, l’elettronica è il vestito che indossa oggi. In questo senso il brano rappresenta molto bene il momento artistico che sto vivendo: un ritorno alle radici senza nostalgia, con lo sguardo rivolto avanti.

Hai definito la vita come una tarantella, una danza che trasforma il dolore attraverso il movimento. C’è stato un episodio personale o unesperienza particolare che ha ispirato questa visione e la scrittura del brano?

Non c’è stato un episodio preciso, piuttosto una consapevolezza maturata negli anni. Mi sono accorto che spesso passiamo molto tempo a combattere i nostri pensieri, le paure, le ansie, come se dovessimo eliminarli del tutto. Invece la vita mi ha insegnato che alcune cose non si risolvono, si attraversano.

La tradizione del tarantismo racconta proprio questo: il veleno c’è, ma la musica e la danza aiutano a trasformarlo. Mi piace pensare che oggi le nostre tarantole abbiano il volto delle preoccupazioni quotidiane.

Scacciapensieri nasce da questa immagine: non sempre possiamo scacciare i pensieri, ma possiamo imparare a ballarci sopra.

Il singolo anticipa il progetto discografico MUSCIARÌA”. Scacciapensieri” è una fotografia fedele del sound che ascolteremo nel nuovo lavoro oppure rappresenta soltanto una delle sue sfaccettature?

È sicuramente una porta d’ingresso, ma non racconta tutta la casa. Scacciapensieri contiene molti elementi centrali di MUSCIARÌA: il dialogo tra tradizione e innovazione, il dialetto, l’elettronica, la dimensione rituale della musica. Però il progetto ha molte sfumature.

Ci saranno brani più intimi, altri più viscerali, altri ancora più contaminati. Mi piace immaginare MUSCIARÌA come un viaggio attraverso i sud più contemporanei: ogni canzone prende una strada diversa, ma tutte partono dalla stessa casa.

Nel corso degli anni hai costruito un percorso che ti ha portato dai palchi di Area Sanremo e del MEI fino allattività di autore per artisti come Anggun e Lorenzo Licitra. In che modo queste esperienze hanno influenzato il tuo modo di scrivere canzoni per te stesso?

Scrivere per altri è una palestra straordinaria perché ti obbliga a uscire da te stesso. Devi ascoltare la voce, la sensibilità e la storia di un’altra persona. Questo mi ha insegnato una cosa importante: una canzone funziona quando riesce a essere personale e universale allo stesso tempo.

Oggi, quando scrivo per me, provo a essere più sincero possibile, senza preoccuparmi di apparire interessante. Paradossalmente, più scendo in profondità nelle mie radici e nelle mie fragilità, più trovo punti di contatto con gli altri.

Hai condiviso il palco con artisti molto diversi tra loro, da Mahmood a Brunori Sas, e ti sei formato allOfficina Pasolini confrontandoti con figure come Tosca e Niccolò Fabi. Qual è linsegnamento più importante che porti oggi nel tuo percorso e che ritrovi anche in Scacciapensieri”?

Se c’è una cosa che ho imparato dagli artisti che ho incontrato è che non esiste una strada giusta per fare musica, ma esiste una voce autentica. Ognuno di loro, in modi diversi, mi ha insegnato l’importanza di non inseguire le mode e di non avere paura della propria identità.

In Scacciapensieri c’è proprio questo: la volontà di raccontare il mio mondo senza filtri, con il dialetto, con le sonorità che amo, con la mia idea di musica. Credo che oggi il gesto più rivoluzionario sia essere se stessi fino in fondo.

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