Home Recensioni ”Forever” è il primo disco solista di Francesco Bianconi, la voce maschile dei Baustelle – la recensione

”Forever” è il primo disco solista di Francesco Bianconi, la voce maschile dei Baustelle – la recensione

by Leslie Fadlon
bianconi

Francesco Bianconi ha fatto il grande passo: ‘’Forever’’ è infatti il suo primo, stupendo, disco da solista. Pubblicato da Ponderosa Music Records/BMG, questo capolavoro del cantautorato moderno è stato anticipato dall’uscita di ben tre singoli: “Il Bene”, “L’abisso” e “Certi Uomini”, che hanno riempito la lunga attesa successiva all’annuncio del disco, la cui uscita è stata prorogata causa Covid-19.

‘’Forever’’ si annuncia per quello che è: un disco eterno, complicato, ricco di una bellezza fragorosa come il vero amore.  E’ Per Sempre, come fosse un regalo che Bianconi elargisce ai propri estimatori, soprattutto i fans dei Baustelle, da anni in attesa di un nuovo magnetico lavoro dell’artista e della sua band.

Il disco vede la produzione di Amedeo Pace (Blonde Redhead) ed è stato registrato ai Real World Studios di Bath. Gli arrangiamenti sono volutamente scarni e manca la tradizionale ritmica basso-chitarra-batteria: la voce ha l’obiettivo di essere il solo elemento percussivo e ogni brano la fa accompagnare dall’armonia di un quartetto d’archi. Con Francesco Bianconi infatti figurano tanti ospiti, a partire dal Quartetto Balanescu ensemble e dai pianisti Michele Fedrigotti e Thomas Bartlett. E a seguire con Rufus Wainwright, Eleanor Friedberger, Kazu Makino e Hindi Zahra.

”Forever”

La prima traccia è anche il primo singolo, ‘’Il bene’’, un brano che incede lentamente e si apre glorioso. I sentimenti descritti sono ampi e profondi, come gli archi che ci accompagnano lungo le note tristi ed eleganti di questo brano, mentre cantiamo ‘’…e non lo dire più a nessuno che Francesco cerca il bene’’. A seguire c’è ‘’L’abisso’’, una canzone tragica e tragicamente forte, che racconta della morte di un giovane come fonte di una paura ancestrale, quella della fine. Il protagonista di questo brano è un artista che ‘’pagano per fingere’’, ormai stanco anche dei vari tentativi di sfuggire dal terrore del proprio Leviatano. La terza traccia è una straordinaria sorpresa e ci fa ascoltare l’incontro tra Francesco Bianconi e il canadese Rufus Wainwright, una delle voci più vellutate e piene della nostra epoca. Insieme cantano “Andante”, un brano che ci fa vibrare di emozione, anche per la bellezza del cantato in italiano del virtuoso Wainwright e per le parole ricche di sentimento.  ‘’Non averne abbastanza dei tuoi occhi/oh i can’t get enough of you babe’’ sono strofe di una potenza estrema. Segue ”Go!”, che al fianco di Bianconi ci mostra la bravissima KAZU dei Blonde Redhead e ci fa pensare moltissimo ad un incrocio tra i Baustelle e, appunto, i Blonde Redhead; questo brano così intenso e moderno si fa seguire da ‘’Fàika Liìl Wnhàr’’, cantato in arabo. E cantato con Hindi Zahra. Una canzone inaspettata, inimmaginabile, estrema. Torniamo sulla terra con ‘‘Zuma Beach’’ e una storia violenta, una storia alla Bianconi, che ci incanta e fa immaginare mille tramonti assurdi e al contempo tanto reali. ”The Strength” ci porta ad un altro featuring racchiuso nelle note di ‘’Forever’’ e questa volta è quello con l’elegante Eleanor Friedberger. Elegante come questo brano così dolce e sinuoso.

La terzultima traccia è anche il terzo singolo che Bianconi ha scelto per anticipare l’uscita dell’album; ‘‘Certi uomini’’ è un pezzo che riflette un po’ la visione dell’autore sul mondo, un po’ la voglia di tornare alla sostanza, o meglio alla nostra essenza di animali. La ricerca de ‘’l’illusione, l’impressione di inventare un tempo buono, un fiore rosso, una preghiera contro il male’’ mentre ‘’i cantanti ucciderebbero per apparire’’. Un’altra storia è quella di ‘’Assassinio dilettante’’, ove ‘’l’odio senza voce’’ consuma il protagonista, voglioso di distruggere il proprio universo ma impossibilitato dalla propria banale realtà.

Arriva infine la title track. ‘’Forever’’ è uno squarcio che punge, è una sostanza che si diffonde lenta nel sangue, qualcosa che ci distrugge dall’interno o una nuova vita che si costruisce: l’inquietudine di questo brano è palpabile e affonda senza timidezza, struggente, malefica, superba.

Perché forse questo disco è proprio come la sua title track: crudele. La sua bellezza non si cura dell’ascoltatore, ma ci colpisce e ci fa soffrire. E ci spinge a immedesimarci con i protagonisti delle canzoni che ne fan parte, cantati abilmente da un fuoriclasse unico nel suo genere: Francesco Bianconi.

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