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Campi sul palco di Vasco, per l’ultima data a Milano – INTERVISTA

by Alessia Andreon
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Il giovane cantautore e autore bolognese Campi aprirà l’ultima data del nuovo tour di Vasco Rossi allo Stadio San Siro di Milano.

L’ artista ha partecipato e ha vinto “Zocca Paese della Musica”, il Festival che si è svolto al Teatro “Il Blasco” tra il 17 e il 24 maggio 2024 con l’obiettivo di scoprire e lanciare nuovi talenti nel mondo della musica, in collaborazione con l’artista Vasco Rossi.

Il suo stile mescola sapori vintage e sound contemporaneo a melodie incisive, dove i testi galleggiano in primo piano.

Campi, come ci ha spiegato nell’intervista che segue, è un grande amante della parola declinata in tutte le sue possibili sfaccettature, ed infatti non è solo cantautore ma, nel 2023, ha pubblicato il suo primo libro intitolato “Da Tapum a Skrt: l’onomatopea nella canzone italiana”.

Il suo primo album “Un ballo di altalene” è uscito a fine 2022.

Nel 2023 è risultato vincitore del primo Premio Assoluto SIAE e del Premio “Humilis” per il miglior testo, assegnato da Beppe Dati al “Proscenium festival” di Assisi. È anche vincitore del primo premio al “Festival Via Emilia” e finalista al concorso “L’artista che non c’era”.

INTERVISTA

Ciao Andrea, come stai? Come ti stai preparando a suonare nell’ultima data di Vasco a San Siro?

Abbiamo appena iniziato le prove con i musicisti e sappiamo già di dover concentrare la performance in un quarto d’ora, quindi dovremo fare una selezione, dai sei che avevo scelto, a quattro brani. Dobbiamo farci guidare dal flusso emotivo e capire qual è la scaletta più adatta alla situazione.  

Mi sto preparando anche psicologicamente, perché ho realizzato dove andrò a suonare più che altro dalle reazioni delle persone che mi circondano e, devo dire, che c’è un grande entusiasmo anche tra musicisti.

Spero di divertirmi molto e, soprattutto, godermi questa esperienza e trasmettere la gioia e la voglia che ho di stare sul palco.

È un traguardo importante, che giunge dopo aver partecipato e vinto le selezioni di “Zocca paese della musica”. Anche questo percorso è stato denso di emozioni, immagino!

È molto emozionante l’idea di salire su un palco del genere, per di più, in apertura a Vasco, che è un mito, per me.

Tra l’altro, il suo è stato il primo concerto a cui sono stato in vita mia, accompagnato da mia mamma; lei frequentava Zocca perché ci andava in vacanza da ragazzina, quando Vasco faceva proprio i primissimi concerti, con poche persone, ed è sempre stata in prima fila. È stata proprio lei a trasmettermi questa passione.

A quel concerto sono rimasto folgorato sia dalla sua grande energia, ma anche da quella del pubblico che lo segue. Mi sembrava di partecipare ad una liturgia religiosa, sentire tutta quella gente che cantava ogni singola parola, come se stessero recitando una preghiera.

Da allora sono diventato anch’io un ammiratore e, salire su quel parco, per me, ha anche un valore simbolico.

Ora ti esibirai a Milano, che è la tua città di adozione, sul palco di Vasco… Due belle coincidenze!

A Milano, con un artista che viene dal mio territorio, nella città in cui mi sono trasferito per fare musica, sono tante coincidenze, direi!

Diciamo che l’ultima volta che ho suonato a Milano, non era San Siro!

Sono stato fortunato all’inizio del mio percorso, perché ho avuto subito un contratto editoriale a Milano, a soli 19 anni, per cui, da emergente totale, sono entrato in contatto, quasi da osservatore, col mondo professionale dell’autorato e della discografia. Poi mi sono accorto che la strada è tanto, tanto lunga.

Allora non mi sembrava così difficile, poi ho suonato davvero ovunque e adesso posso dire di aver fatto la “gavetta”.

Ora lavoro, non solo come cantautore, ma anche come autore per altri artisti e quindi Milano è stata davvero la svolta per me.

Campi è un nome che si sente spesso tra i cantautori emergenti. Cosa rappresenta per te fare il cantautore?

Cantautore è una parola che ha tanti significati diversi: per me rappresenta il modo migliore che ho per esprimermi.

Il primo contatto che ho avuto con le forme di espressione è stata proprio la scrittura. Appena ho preso in mano la chitarra, l’istinto è stato subito quello di comporre melodie ed incollarci sopra le storie e i testi che mi venivano in mente.

Fin da piccolo inventavo storie di tutti i tipi che, a volte, creavano dei problemi, perché nei temi mi inventavo cose sulla mia famiglia, proprio perché mi divertivo a spaziare con la fantasia.

Ho sempre provato ammirazione per chiunque riusciva ad inventare delle storie, o dei mondi, in cui potevo rifugiarmi per evadere dalla realtà. Quando ci si sente soli, si osserva con curiosità chiunque riesce a costruire un immaginario in cui potersi rifugiare, come nel cinema Woody Allen e Fellini, o nella letteratura J. K. Rowling, Calvino…

Ho sperimentato in tutti i modi possibili: ho fatto l’attore a teatro, ho iniziato a suonare la chitarra, poi il pianoforte, e ho trovato nella musica il modo migliore per esprimermi, ma sempre unito, appunto, alle storie. Credo che il cantautore sia proprio quello che riesce ad unire, nel modo migliore, la parola e la musica.  Il mio percorso di studi in lettere moderne è stato proprio letterario e penso che stare sempre a contatto con la parola sia una cosa che mi ha aiutato tantissimo anche nel lavoro di autore e di cantautore.

Sono cresciuto con i riferimenti della scuola Bolognese, perché ovviamente ho subito le influenze dal contesto della mia città con Dalla e Bersani, ma anche dalla scuola romana come Silvestri, Fabi e Gazzè.

Questo concerto è indubbiamente un’ottima vetrina. Dopo di chè, che farai in estate?

Ci saranno sicuramente alcune date quest’estate e poi sto lavorando a nuove canzoni che non vedo l’ora di far sentire…

Ci saranno delle novità e penso che, anche questo evento, possa essere benzina per le emozioni, da poter esprimere in qualche nuova canzone.

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