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SKEYE si racconta dopo X Factor: fragilità, sperimentazione e nuove consapevolezze

by Alessia Andreon
SKEYE Ph Carolina Giordano 1

Con ninnananna, il suo nuovo singolo, SKEYE trasforma l’ansia e i pensieri che affollano le notti insonni in materia musicale. Dopo POLAROID e NON CI CREDO +, la cantautrice prosegue un percorso in cui la sperimentazione si intreccia con una scrittura personale e attenta alle parole.

Dall’esperienza a X Factor 2026 al valore delle reinterpretazioni, passando per la consapevolezza acquisita lungo il proprio cammino, SKEYE racconta il suo modo di vivere la musica e di dare forma alle proprie emozioni.

Partiamo da ninnananna, un brano che nasce dall’idea di dare un volto all’ansia e trasformare un’esperienza intima in una canzone. Quanto è stato difficile mettere in musica una dimensione così personale?

Più che scriverla, è stato difficile pubblicarla e lasciarla andare. Nel momento in cui l’ho scritta, infatti, è stata quasi una liberazione. La parte più delicata è stata renderla accessibile a tutti, condividere qualcosa di così personale con chi avrebbe ascoltato il brano.

Dopo POLAROID e NON CI CREDO +, ninnananna aggiunge un nuovo tassello alla tua identità artistica. Quanto senti che questi brani rappresentino un percorso coerente e quanto, invece, siano fotografie di un’identità ancora in evoluzione?

Sicuramente il mio percorso sarà sempre in evoluzione, perché mi piace sperimentare. Non voglio sentirmi arrivata a un punto e rimanere ferma lì.

Questi brani sono anche tentativi attraverso cui esploro nuove possibilità e cerco sfumature diverse. Credo che questo sia soltanto l’inizio di un’altra fase del mio percorso artistico.

La tua esperienza a X Factor 2026 si è conclusa ai Bootcamp, dopo un percorso che ti ha portata a confrontarti con un pubblico molto più ampio. Prima del programma avevi già ottenuto riconoscimenti importanti, tra cui il Premio Lunezia 2025. Che cosa ti ha lasciato questa esperienza e in che modo ha cambiato il tuo approccio alla musica e al palco?

Il Premio Lunezia mi ha dato quella spinta in più di cui avevo bisogno per continuare a fare quello che sto facendo. Non è che avrei smesso senza quel riconoscimento, ma mi ha dato una carica e una motivazione ulteriori.

X Factor, invece, mi ha insegnato a portare pazienza. Quando cerchi di raggiungere un determinato obiettivo, devi capire che non è qualcosa che arriva necessariamente in modo immediato. Inoltre, impari a gestire il fatto di essere, in un certo senso, in balia delle decisioni degli altri.

Quando sei lì, dietro le quinte, aspetti il tuo turno con ansia e non vedi l’ora di salire sul palco, indipendentemente dal risultato. È un’esperienza diversa, sicuramente più stressante sotto certi aspetti.

Soprattutto, però, mi sono resa conto che mi ha insegnato a stare con i piedi per terra. Pensavo che avrei vissuto l’eliminazione in modo molto diverso, invece l’ho gestita abbastanza bene, devo ammetterlo. Questo mi ha fatto capire che ho una buona consapevolezza di me stessa, ed è una cosa positiva.

A X Factor hai reinterpretato Amandoti dei CCCP e Cosa mi manchi a fare di Calcutta, dando a entrambi i brani una forte impronta personale. Quando affronti una canzone che non è tua, qual è la prima cosa che fai per trovare un equilibrio tra il rispetto dell’originale e la tua sensibilità interpretativa?

La prima cosa che faccio è leggere il testo e analizzarlo, cercando di capire che cosa mi trasmette. Il lavoro che ho fatto su Cosa mi manchi a fare, per esempio, è partito principalmente dalle parole, perché mi comunica una sensazione quasi di impotenza, di immobilità.

È come se fossi una persona appena lasciata che deve imparare di nuovo a camminare. Per me quel brano aveva un significato così potente che riproporlo nello stesso modo di Calcutta sarebbe stata sicuramente un’idea possibile, ma non avrebbe rispecchiato il modo in cui io lo vivevo.

Ho scelto quindi consapevolmente di portarlo nel mondo sonoro in cui sentivo che appartenesse, almeno per me. Credo che sia proprio questo il senso di una reinterpretazione: partire da qualcosa che esiste già e trovare il modo di farlo parlare attraverso la propria sensibilità.

Guardando al futuro, qual è l’elemento che non potrà mai mancare nella tua musica, anche mentre continuerai a sperimentare e a esplorare nuove sonorità?

Sicuramente l’attenzione al testo, perché per me è fondamentale. Scrivo canzoni proprio perché sento la necessità di trascrivere quello che mi viene in mente, quello che mi tartassa.

È un bisogno di dare forma ai pensieri attraverso le parole, quindi l’attenzione al testo è qualcosa che non mancherà mai nella mia musica.

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