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Rosario Canale riprende il suo percorso come cantante con “Baciami forte” – INTERVISTA

by Alessia Andreon
Copertina Rosario Canale

“Baciami forte” è il titolo del nuovo singolo del cantautore Rosario Canale.

Il brano segna una svolta nel suo percorso artistico che, dopo quasi vent’anni come autore, riprende slancio con il suo stesso nome e la sua produzione, sotto lo pseudonimo CORE, nel singolo “Baciami forte”.

Attraverso il testo di “Baciami forte” l’artista approfondisce la tematica del distacco che i social hanno causato nelle relazioni, in particolare di coppia, ma è anche un pretesto per analizzare la società odierna che, complice la pandemia, ci ha allontanato dal mondo reale, fatto di contatto e di socialità.

Così la frase “Io non credo sia di moda dirti che ti amo” apre un testo che mescola il romanticismo alla realtà quotidiana, con slanci che assomigliano a promesse importanti: “Non basterà una sera, voglio sia una vita, quelle cose tipo fare una bambina”.

Come autore, Rosario Canale è stato premiato più volte col disco di platino con artisti come Marco Mengoni e Lorenzo Fragola (Sanremo 2016), Federica Carta, Lele (Vincitore di Sanremo Giovani 2017), Tecla (Secondo posto Sanremo Giovani 2020), Anna Tatangelo, Zero Assoluto e Samuel Storm (Finalista di X-Factor 2017).

“Baciami forte”, come ci racconta nell’intervista che segue, è un singolo in cui Rosario ha voluto lavorare in solitaria per ritrovarsi, ma ora è pronto a collaborare con chi vorrà unirsi al progetto del suo nuovo album.

INTERVISTA

Ciao Rosario,
vorrei partire da una tua dichiarazione: “per fare musica non bisogna essere perfetti, bisogna solo essere veri”. Questa frase è un manifesto del tuo nuovo percorso artistico, finalmente targato Rosario Canale…

È una frase alla quale tengo molto e che, forse, ho interiorizzato tardi: bisogna buttarsi nella vita!

Noi artisti spesso siamo maniaci della perfezione, anche se la perfezione è sempre relativa e non può esistere e non potrà mai esistere nell’arte, anzi, sono proprio le imperfezioni che fanno i successi e che hanno fatto la fortuna di tantissimi artisti.

Questa svolta mi ha aiutato a cambiare modo di pensare e credo che sia stata fondamentale anche capire che devo mettermi in gioco con il mio nome, con tutte le mie imperfezioni e tutti i miei modi di fare musica, perché sono tutti pezzi di un puzzle che va a comporre il nuovo progetto che parte con “Baciami forte”.

È anche il tuo primo progetto prodotto interamente da te sotto lo pseudonimo di CORE. Com’è stato lavorare da solo?

Si, l’ho realizzato da solo, da zero fino al master, quindi mi sono occupato sia della registrazione e produzione che della scrittura e della parte vocale. Ci tengo a dirlo perché questo è semplicemente un singolo che vuole essere testimonianza di una mia presenza artistica nel mercato discografico, in modo che, adesso, invece, io mi possa aprire a tantissimi collaboratori che spero di avere in questo progetto più ampio, che poi sicuramente segnerà anche la pubblicazione di un album intero.

Mi piacerebbe che questo disco fosse ricco di collaborazioni, perché credo che unire le idee sia fondamentale nella musica, che ti arricchisce tantissimo e crea delle strade nuove di comunicazione, ed è importantissimo perché ti fa vedere le cose da altre prospettive.

Voglio lanciare un appello a tanti collaboratori che vorranno essere parte di questo progetto: io sono apertissimo alle collaborazioni per i prossimi brani!

“Baciami forte” parla di come i social ci abbiano influenzato nelle relazioni e celebra i legami duraturi e l’impegno in una relazione. È anche un brano che segna una certa maturità, non solo artistica.

Il tema sociale di “Baciami Forte” è frutto della mia esperienza di autore, che mi porta ad avere a che fare con tantissimi artisti emergenti; ragazzi più giovani di me, che mi hanno rivelato come si comportano le generazioni successive alla mia, nei rapporti sociali.

L’eccessiva connessione con la tecnologia ci ha disconnessi dalla nostra fisicità.

Mentre, da un lato i social, l’intelligenza artificiale e il metaverso possono essere affascinanti, dall’altro lato, dopo il “periodo covid” che ha segnato intere generazioni, rischiamo di perdere il contatto, anche fisico, tra le persone.

I ragazzi di oggi sono abbastanza impacciati nel dialogo e soprattutto nel contatto umano, come nell’abbracciare o dare un bacio che, per quanto mi riguarda, sono gesti importantissimi.

Dobbiamo agire ora e questo si può fare anche attraverso il ritorno della musica live, perché negli ultimi anni ci siamo adattati alle dirette, alle lezioni in Dad, e abbiamo perso il contatto con l’universo e con la natura che ci circonda, con la fisicità del nostro essere umani.

C’è il tuo nome dietro a tanti testi di successo degli ultimi anni. Ti è mai capitato di pensare che una certa canzone l’avresti potuta tenere per te?

Assolutamente sì, e su questa domanda colgo l’occasione anche per tirare fuori un argomento che mi sta a cuore: l’Italia è un paese che vive di etichette e nel momento in cui arrivi al grande pubblico, fai dischi di platino, vinci dei Sanremo come autore, automaticamente per il pubblico e, soprattutto, per la discografia, sei un autore, ma per me non è così. Io sono innanzitutto un cantante e musicista; in quasi vent’anni che lavoro in questo mondo ho sempre anche prodotto da solo la mia musica.

Ho ottenuto delle certificazioni e ho collaborato con artisti veramente incredibili, e di questo sarò sempre grato, però questa “etichetta” di autore non mi ha dato la possibilità di essere visto come artista e cantante, perché i riconoscimenti dal punto di vista autoriale sono così grandi da oscurare qualunque altro tipo di riconoscimento canoro.

Tra l’altro ho vinto il primo Sanremo giovani come autore con Marco Mengoni, quando avevo solo 22 anni, parliamo di 10 anni fa, quindi chiaramente poi questo switch come artista, per quanto abbia fatto un passaggio ad Amici come cantautore, non c’è stato.

Sicuramente è dovuto a tantissimi fattori, ma uno dei fattori principali è proprio l’essere etichettato, come è successo a tanti i miei colleghi autori, come persone, come artisti che sono bravi autori ma, non si sa per quale motivo, non possono invece portare avanti un progetto musicale come cantanti.

Penso che fare l’autore sia anche un lavoro di psicologia, oltre che un gesto di generosità. Che cosa si prova a scrivere per altri?

Fare l’autore è un mestiere molto diverso da fare il cantautore. L’autore ha un modo più pragmatico di affrontare anche la scrittura perché di fatti, soprattutto se si impone di raggiungere degli obiettivi, per scrivere in maniera specifica per altri artisti, sicuramente, si deve documentare su quell’artista per il quale deve scrivere. Deve unire il suo bagaglio musicale e culturale, la sua bravura, la sua competenza di scrittura con un mondo che invece è, magari, completamente diverso, che può essere quello di un artista già affermato e quindi bisogna mettersi in sintonia con quello che può essere la richiesta di quell’artista per essere certo di entrare a far parte di un progetto.

Esistono gli autori proprio per questo, perché hanno grande versatilità musicale e una grande capacità sia testuale e lessicale, che del contenuto proprio melodico, che riesce ad incastrarsi con quelle che possono essere le idee di un progetto artistico, magari completamente diverso da quello che è il tuo background musicale. Quindi l’autore sicuramente deve avere una visione molto più ampia per poter fare realmente l’autore.

Ora non si fa altro che parlare del rapporto tra diritto d’autore e intelligenza artificiale. L’hai mai utilizzata?

L’intelligenza artificiale, può essere un aiuto: io la utilizzo da anni, non per creare canzoni ma per la parte tecnica di mix e master, che sono cose abbastanza matematiche.

Dal punto di vista della scrittura, ho provato ad utilizzarla ma non ho avuto grandi risultati… è ancora molto lontana da poter sostituire gli autori.

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