Due dischi, due anime complementari, un’unica identità che da oltre quarant’anni continua a lasciare il segno. Gli Statuto tornano a guardare al proprio passato ristampando Tempi Moderni e RiSKAtto, due capitoli fondamentali della loro storia artistica, e lo fanno nel modo migliore: riportandoli su vinile, rimettendoli in circolo e accompagnandoli di nuovo dal vivo.
Tra brit pop, power pop e ska 2-Tone, la band mod torinese riafferma le proprie radici e la propria visione, dimostrando quanto quei dischi siano ancora oggi attuali e vitali.
Attivi dai primi anni Ottanta, gli Statuto sono stati tra i principali portabandiera della cultura mod in Italia, capaci di coniugare musica, stile e identità in un progetto coerente e riconoscibile.
Al centro di tutto c’è sempre Oscar “Oskar” Giammarinaro, voce, autore e anima del gruppo, punto di riferimento di un percorso artistico che ha attraversato mode, cambiamenti e generazioni senza mai perdere credibilità.
Dai primi passi nello ska ispirato al suono 2-Tone fino alle incursioni più brit-pop e power pop, gli Statuto hanno costruito una discografia solida e un rapporto fortissimo con il proprio pubblico.
Con Oskar abbiamo parlato di quelle stagioni creative, del significato di Tempi Moderni e RiSKAtto oggi, del legame con le radici ska e mod, e di un tour che si preannuncia come una vera celebrazione collettiva, tra memoria, energia e voglia di guardare avanti.
INTERVISTA
Ciao Oskar,
che significato ha oggi per voi ristampare “Tempi Moderni” e “RiSKAtto”, due dischi così diversi ma centrali nella vostra storia?
È una bella soddisfazione perché sono due titoli che sono andati esauriti e poi sono andati fuori catalogo e sono rimasti dispersi per un sacco di anni e non sono mai stati neanche pubblicati sulle piattaforme digitali.
Sono due dischi molto particolari e caratterizzati: Tempi moderni, del 97, ha sonorità molto Brit, che erano decisamente influenzate dai gruppi che stavano andando per la maggiore in quel periodo, come Oasis, Blur, Supergrass che ascoltavamo tantissimo; due anni dopo, non avendo messo nessun brano Ska nel disco precedente, abbiamo voluto fare un disco soltanto di cover in italiano di brani dei gruppi che ci hanno portato ad avere questa passione, come i Madness, i Bad Manners e The Specials. Lo abbiamo intitolato RiSKAtto proprio perché dedicato esclusivamente allo Ska revival.
Riascoltando “Tempi Moderni”, quanto era consapevole la vostra svolta verso il brit/power pop e quanto ha inciso la collaborazione con Carlo Ubaldo Rossi?
È stata una scelta istintiva, sicuramente consapevole, ma del tutto portata dagli ascolti di quel periodo.
La radice musicale dei gruppi che ti ho nominato prima sono da ricercare nella cultura MOD con band come The Who e Small Faces, che fanno parte anche della nostra storia musicale e ci siamo sempre identificati in quel tipo di suono. Ascoltandolo tanto c’è venuto naturale usarlo per comporre le nostre canzoni.
Carlo Baldo Rossi è stato uno dei più grandi produttori in assoluto in Italia e ha saputo accogliere le nostre esigenze trasformandole in qualcosa di unico e, soprattutto in “Tempi Moderni”, ha fatto un lavoro che non era così scontato all’epoca.
“RiSKAtto” nasce anche da una forte richiesta del pubblico: quanto è stato naturale tornare allo ska 2-Tone e alle vostre radici?
La gente apprezzava “Tempi moderni” però, soprattutto nei live, non potevano mancare i nostri brani più conosciuti di Ska; il fatto che non avessimo inserito dei brani di quel genere in quel disco non è stata una scelta condivisa col pubblico e allora siamo tornati a quello che, da sempre, è il genere che suoniamo di più rispetto agli altri, come soul, power beat, R&B, ma lo ska ha un ruolo preponderante nella nostra discografia.
Dalle prime cover degli Specials degli anni ’80 fino a “RiSKAtto”, cosa è cambiato e cosa invece è rimasto intatto nel vostro modo di fare ska?
Sicuramente è intatta la nostra la passione, il piacere nell’ascoltare e suonare questo tipo di brani che ci hanno fatti innamorare di questo genere.
Rispetto all’inizio, dall’83 al ‘99, quando abbiamo registrato Riskatto, abbiamo sicuramente acquistato consapevolezza e abbiamo imparato a suonare un po’ meglio tecnicamente, quindi a fare meglio queste cover.
Il tour legato a “RiSKAtto” superò le 100 date: che ricordo avete di quella stagione e quanto ha segnato il vostro rapporto col live?
Questo repertorio funzionava veramente benissimo dal vivo e il pubblico si divertiva tantissimo, quindi in quel periodo abbiamo toccato oltre 100 date.
Tra poco ripartiremo con il tour di RisKAtto e speriamo di ricevere lo stesso affetto ed entusiasmo che ci stiamo mettendo nel prepararlo.
Nel nuovo tour club riproporrete gli arrangiamenti originali: che tipo di esperienza volete offrire oggi, tra memoria storica e presente, degli Statuto?
Sicuramente vogliamo far conoscere o riscoprire questi due album e il tour sarà incentrato prevalentemente su RiskAtto, come ti accennavo; di “Tempi moderni” faremo solo qualche presentazione.
Siamo sicuri che ci sarà da divertirsi e ovviamente non mancheranno, nella parte finale, i nostri cavalli di battaglia come “Qui non c’è il mare”, “Ragazzo ultrà”, “In fabbrica”, “Abbiamo vinto il Festival di Sanremo”.
Crediamo che sarà uno spettacolo che piacerà a chi verrà ad ascoltarci!

Per ogni cosa c’è un posto
ma quello della meraviglia
è solo un po’ più nascosto
(Niccolò Fabi)