Lo Stato Sociale – Alberto Guidetti: “Avevo promesso ai miei soci della band che se avessimo vinto mi sarei candidato Premier. Per fortuna non è stato così.”

Ad una settimana dalla fine della sessantottesima edizione del Festival di Sanremo inauguriamo la nostra rubrica “Dopo Festival” che mira a raccogliere le sensazioni a caldo dei vari protagonisti della kermesse di questo anno.

Secondi al Festival ma Primi nella nostra carrellata di artisti, ospiti del giorno “Lo Stato Sociale”, vera rivelazione di questa rassegna, capaci di portare sul palco più  famoso d’Italia temi attuali come lavoro e democrazia, sempre con il sorriso e le “capriole”.
Scambiamo quattro chiacchiere con Alberto “Bebo” Guidetti, addetto alle drum machine e sintetizzatori della band bolognese, mentre prepara l’ennesimo borsone in vista delle prossime partenze per abbracciare i fans durante questa maratona di showcase in giro per il bel paese.

“La rivoluzione non passa in tv” cantavate qualche anno fa, come nasce l’idea di questa conversione?
In realtà quando di base c’è la possibilità di portare la propria identità e il proprio linguaggio all’interno di un contenitore credo che questa vada raccolta. Il teamm di autori di Baglioni,  dopo aver ascoltato “Una vita in vacanza”, era molto contento e ci hanno proposto di partecipare al Festival di Sanremo. Di contro quando noi abbiamo avuto la garanzia di poter fare il cazzo che ci pareva, siamo andati avanti in questa avventura. “La rivoluzione non passa in tv”, ma quando inizi a bussare molto forte alle porte queste si aprono.

Con il vostro arrivo al Festival avete aperto le porte all’indie?
O col nostro essere indipendente abbiamo rotto qualcosa del Festival? Stiamo a vedere nella prossima edizione cosa succederà.

Provo a non metterti l’ansia e scelgo di non chiederti se parteciperete anche alla prossima edizione?
A Sanremo ci torno volentieri…ma solo da superospite! (ndr: ride)

Insomma poco pretenzioso…
Ti rispondo sinceramente, è stat un’esperienza divertente ma credo che non faremo mai più. È stata una settimana di delirio con tutta questa sovraesposizione.

“Una vita in vacanza” è la critica alla moltitudine di lavori diversi ed una società senza futuro, tanto da farvi dire “chi te lo fa fare? Perché non te ne vai una vita in vacanza?” È così nera la situazione attuale? Non è cambiato niente dai tempi di “Mi sono rotto il cazzo”?
Guarda sono cambiate diverse cose dai tempi di “Mi sono il rotto il cazzo”, un pezzo contenitore il quale manteneva il focus su una generica rottura di coglioni e quindi tiravamo in mezzo diverse questioni, mentre “Una vita in vacanza” tratta soltanto il tema del lavoro che è piuttosto centrale nelle vite di tutti, al di là di quelle dei bambini o almeno ce lo auguriamo. Non vuole essere un invito a scappare e vivere davvero una vita in vacanza ma la frase “perchè lo fai”, nelle nostre intenzioni, è un modo per sollecitare le persone, nel momento in cui si è costretti a fare dei lavori che non ti rendono felice, ad utilizzare delle passioni come sfogo a questo tipo di attività. Quello che vogliamo dire è che se proprio uno deve fare un lavoro che non  piace, che esso sia almeno dignitoso e che gli permetta di scrollarsi le spalle una volta finito il proprio turno in fabbrica, in ufficio o su un campo.

In “Sono così indie + Guest 2018” contenuta in “Primati” recitate così “Sono così indie che arrivo secondo a Sanremo e mi lamento dei brogli”. Secondi siete arrivati, di quali brogli vi potete lamentare?
Fortunamente di nessuno, perchè è una profezia che non si è avverata, l’abbiamo scritta molto prima della nostra partecipazione. Fa già ridere aver partecipato a un concorso, cosa che per noi è fuori dalle nostre abitudini  storicamente, siamo andati a farci questa scampagnata e va benissimo così. Ci fossero stati anche tutti i brogli del mondo non ce ne sarebbe fregato nulla, siamo più che soddisfatti. È così bello arrivare secondi.

La trovata della vecchia che balla sul palco, unita alla maglietta con scritto “Voglio un gattino”, l’album “Primati” è un chiaro riferimento parodistico al vincitore della scorsa kermesse e alla sua scimmia?
Assolutamente no, in realtà “Primati” è anche un modo per prenderci in giro, visto che della nostra generazione siamo stati i primi ad ottenere certi risultati, vedi i palazzetti dello sport o tour completamente sold out, citando una band collega. È anche un mezzo per accendere i riflettori della stampa sul nostro modo di essere. Come ben sai siamo quelli che usano più parolacce in assoluto, che arrivano sempre tardi, quindi siamo dei primati del cazzo, ma prima di ogni cosa siamo una band “scimmia”.

A proposito di “vecchia che balla” ieri sera a “Che tempo che fa” è stata l’ultima performance con la ballerina. Altre sorprese “in ballo”?
No, in realtà l’unica sorpresa che posso anticiparti, senza dilungarmi troppo, da qui a pochi giorni annunciaremo il nuovo tour. Basta ballerine, basta Festival, torniamo a fare quello che ci viene meglio..

Cioè i “Cazzari”?
No, i professionisti seri quali siamo (ndr: ridiamo), cioè professionisti del cazzeggio!

Un autorevole magazine vi ha definiti “stonati e fuori tempo” ed ha aggiunto che se si vuole ascoltare “musica vera” bisogna guardare altrove. Ciononostante avete vinto il premio della Sala Stampa Lucio Dalla composta da altri magazine. Che sia proprio in questa stonatura e nel recitare “elenchi della spesa” la vostra autenticità che piace?
Andare su un palco come quello di Sanremo, dove storicamente sono richiesti il bel canto, la presenza scenica e l’essere perfettissimi, ti espone a questo critiche che sono legittime. Noi non siamo sicuramente le persone più intonate del mondo, non siamo fans del bel canto e molto spesso può succedere di commettere degli errori sul palco ed è anche divertente scherzarci su. Probabilmente è stato vincente non fingere di essere un’altra band e continueremo a portare quello che siamo nei live. Al netto di queste cose, che sono dati meramente tecnici e di esecuzione, io mi sento di aver portato a casa qualcosa che gli altri non fanno mai, cioè essere meticolosi e sinceri, avere delle idee brillanti e che facciano discutere, curando ogni singolo dettaglio, invece di salire sul palco e fingere di essere al proprio funerale.

Parliamo adesso del nuovo album “Primati”. Lo avete definito come “spazzatura pop per far capire alla gente chi eravate prima di Sanremo”. Come nasce la selezione dei brani e la scelta di tagliare fuori must come “Questo è un grande paese” e “Te per canzone una scritto ho”?
Oppure “Cromosomi”, per esempio. Bella domanda questa. Penso che quando vai in un posto come quello di Sanremo o hai un disco pronto per davvero o fare la riedizione dell’ultimo più il singolo in gara è proprio prendere per il culo tutti quanti. Siccome ci rendevamo conto di essere un po’ un corpo estraneo, abbiamo deciso di fare un piccolo riassunto per far capire a chi arrivava a noi grazie al Festival chi eravamo. Sono quindi tredici canzoni più quattro inediti, in modo tale da renderlo appetibile anche ai fans storicizzati. Questa selezione dei tredici brani deriva da una presa di coscienza che risponde alla domanda “Negli anni sono successe delle cose? Grazie a quali brani?” proprio a questi. Sono i più suonati dal vivo, le prime canzoni scritte e quelle che l’anno scorso ci hanno permesso di entrare nel circuito radiofonico.

 

Sempre in Primati c’è un featuring con Luca Carboni, da sempre attento e attratto dal panorama indipendente noto nell’ultimo periodo  della sua carriera per le numerose collaborazioni con Paradiso – altro “Indie venduto al mainstream”. Come nasce questa collaborazione?
Si era vicini di casa, lo abbiamo chiamato per un piatto di tortellini assieme e gli abbiamo proposto di ascoltare un nostro brano, lui ha accettato. C’è una vicinanza umana prima di tutto e poi anche un’esigenza artistica perchè quel brano ci piaceva un botto, però senza un featuring come quello di Carboni non aveva senso di esistere secondo noi, se non ci fosse stato Luca probabilmente non l’avremmo neanche pubblicato. È intervenuto Luca con il suo spirito e la sua voce ed è venuto fuori come lo avevamo immaginato.

I temi sono sempre di rivolta politica, sognate ”uno stato sociale”, le vostre parole chiave sono “Libertà”, “Paese” e “Lavoro”. Il 4 marzo si vota, perchè non avete concorso alla grande kermesse di Montecitorio, colorata da comici di ogni razza, anzichè sul palco dell’Ariston?
La cosa che notavamo in questi giorni soprattutto io ed Alberto, così come chiacchiere da bar, è che all’imporvviso salgono tutti quanti sul carro dei vincitori, che nessuno abbia perso grazie alla nostra partecipazione al Festival, è ridicola come cosa. Chiaramente l’ambiente politico è un orizzonte a cui noi facciamo riferimento, ma non abbiamo mai dato supporto ufficiale a nessun partito politico, soprattutto alle elezioni nazionali. Siamo cinque, abbiamo teste molto diverse e quindi ci lasciamo molta libertà di scelta politica. Lo stato sociale non è un voto, ma sono cinque voti diversi ed anche grazie a questo ci manteniamo la libertà di non dare endorsement da nessuna parte. Quello che è sicuro – come dice Nanni Moretti – è che saremo sempre nella minoranza.
Per tornare alla questione “primi e secondi al Festival” avevo promesso ai miei soci della band che se avessimo vinto mi sarei candidato Premier. Per fortuna non è stato così. (ndr: risate)

A cura di Fabiana Criscuolo

Fabiana CriscuoloFabiana Criuscuolo

Social Addicted. Sceneggiatrice su Whatsapp. Esperta in drammi sentimentali, pizze, panini e piadine. Sempre in bilico fra le due passioni: la ricerca scientifica e il giornalismo. Penna cinica del web appassionata di musica, arte e viaggi.

2018-02-20T15:50:45+00:00 19 Febbraio 2018|Dopo Festival, Rubriche|0 Commenti