Mai Mai è uno degli episodi di vita vissuta da cui prende forma il nuovo album di Sant’Andrè, nato durante l’Erasmus e dedicato all’amore, all’autostima e alla scoperta di sé.
Una relazione a scadenza diventa così il punto di partenza per raccontare, con ironia e leggerezza, un’esperienza che va oltre il singolo episodio e si trasforma in una riflessione più ampia sui legami e sul valore personale.
In questa intervista, Sant’Andrè ripercorre la genesi del brano e il percorso umano e musicale che ha dato vita al disco.
INTERVISTA
Mai Mai racconta la cronaca di una relazione a scadenza. Quanto è stato importante evitare la trappola del “drama” scegliendo l’ironia? La musica ti ha aiutato a cambiare prospettiva su quell’esperienza?
Diciamo che è stata una cosa che mi son vissuto con molta leggerezza, proprio perché si inquadrava in un periodo di vita come l’Erasmus, dopo 6 mesi avrei chiuso tutto e sarei tornato a casa. Più che cambiare prospettiva si quell’esperienza specifica, mi ha dato lo spunto per vivermi le cose per come vengono senza stare a pensarci troppo.
L’Erasmus è per definizione una parentesi temporanea. In che modo vivere lontano da casa, sapendo che tutto sarebbe finito, ha cambiato il tuo modo di legarti agli altri e di vedere te stesso?
Inserirti in un ambiente nuovo e soprattutto temporaneo ti da la libertà di rinnovare anche te stesso. Da un lato non conoscere nessuno ti fa paradossalmente diventare amico di tutti, dall’altro ti fa porre anche una certa distanza con gli altri che ti consente di chiuderti in te stesso e costruire, se ne senti il bisogno.
Hai definito il brano “vita vissuta messa in musica” e il video di Michele Garau ne riflette la natura cinematografica. Quando scrivi, parti da una storia definita o ti lasci guidare da flash visivi e sensazioni?
Solitamente so già cosa voglio raccontare. Il mio modo comodo di far musica è per dischi: c’è una ricerca sonora, stendo tutte le strumentali e poi da lì mi viene naturale dedurne l’ordine dei brani e di cosa parlare in ognuno. Solo dopo scrivo, e tendo molto a farlo per immagini e sensazioni.
Nel tuo DNA musicale convivono Mac Miller, Tame Impala, Salmo e Marracash. Come si sono evolute le tue coordinate negli anni e in che modo Mai Mai traccia la rotta sonora del prossimo album?
Diciamo che in adolescenza i miei ascolti sono sempre gravitati attorno alla Machete essendo di Olbia, quindi Salmo sta nelle mie playlist da sempre. Poi ho sentito il bisogno di espandere i miei gusti anche fuori, e da lì sono arrivato agli artisti d’oltreoceano.
Mai Mai si inquadra come una delle esperienze che ho vissuto, il disco avrà tutte le altre e le realizzazioni che mi ha portato questa esperienza.
Il nuovo disco trasforma un viaggio personale in una riflessione universale sull’amore e sull’identità. Cosa ti porti dietro oggi di quel periodo e cosa vorresti rimanesse a chi ascolterà il progetto?
Mi porto dietro il modo di vivermi la vita in senso ampio. La gratitudine, l’autostima e l’amore verso gli altri.
Vorrei che chiunque ascoltasse questo disco lo utilizzasse come spunto per esorcizzare qualche demone, se ne hanno. Che diano importanza alle cose davvero importanti, e che si amino nonostante Instagram gli dice tutti i giorni che non sono abbastanza.

Per ogni cosa c’è un posto
ma quello della meraviglia
è solo un po’ più nascosto
(Niccolò Fabi)