Home RubricheFigli di una vecchia canzone Il mio nome è Ayrton: l’omaggio di Lucio Dalla ad un campione eterno

Il mio nome è Ayrton: l’omaggio di Lucio Dalla ad un campione eterno

by InsideMusic
Ayrton Senna

“Nada pode me separar da amor de Dues”, “niente potrà mai separarmi dall’amore di Dio”, recita la frase sulla lapide di Ayrton Senna. Sono passati esattamente 30 anni da quel tragico incidente sul circuito di Imola, 30 anni da quando abbiamo detto “addio” ad un campione assoluto, uno dei figli più amati del Brasile, un pilota che ha scritto pagine memorabili della Formula 1, un uomo dalla profonda fede in Dio che ha lottato sempre contro ogni limite per essere il più veloce, il più forte, il numero 1.

Lucio Dalla ha omaggiato il campione brasiliano con un brano meraviglioso che apre il disco “Canzoni”, 23° album del cantautore bolognese, pubblicato nel 1996.

Riascoltiamo insieme questa perla assoluta e scopriamo insieme le profonde motivazioni che hanno spinto il cantautore bolognese ad interpretare questo pezzo straordinario.

“Automobili” e “Nuvolari”

Da buon emiliano, Lucio amava le automobili e le corse automobilistiche, una passione di cui aveva già dato saggio attraverso il suo 6° album dal titolo “Automobili”, al cui interno troviamo “Nuvolari”, il brano che parla di un pilota italiano, Tazio Nuvolari, vissuto a cavallo del ‘900: un eroe senza paura che, a bordo di un’automobile, sfidava la velocità e le sue stesse insicurezze. Lo stesso Dalla ne ha parlato così: “Era all’apparenza uguale a tutti noi, ma allo stesso tempo aveva qualcosa di più e di diverso, era già un divo del domani. Fascista come tutti all’epoca, in linea con il culto dell’automobile che coltivavano i Futuristi, ma al tempo stesso lontano dai canoni del “superuomo”: era basso, magro, per niente muscoloso e bello, ma è stato il primo a dimostrare che una certa “normalità” non impediva l’eccellenza. Mi sono rivisto immediatamente in lui, perché anche io non mi sono mai adeguato ai canoni”.

Il parallelo con Senna e il testo di Montevecchi

Il parallelo con la storia di Ayrton è sin troppo evidente: anche il pilota brasiliano non aveva esattamente il fisico da pilota, ma la sua determinazione e la sua ferocia lo hanno aiutato ad emergere e a diventare poi una leggenda della Formula 1.

La morte di Senna ha colpito chiunque e non poteva lasciare indifferente lo stesso Lucio. Molti però non sanno che la versione originale di questo brano non è stata composta da Dalla: il cantautore l’ha trovata in mezzo alle centinaia di “demo” che ogni giorno altri artisti gli lasciavano davanti al portone della sua casa discografica, la “PRESSING” di via d’Azeglio. Lucio legge il testo e ascolta il brano. Rimane subito colpito dalle parole, scritte di getto dall’amico e cantautore Paolo Montevecchi, subito dopo la tragica morte di Ayrton sul circuito di Imola:

“E ho deciso, una notte di maggio
in una terra di sognatori,
ho deciso che toccava, forse, a me.
E ho capito che Dio mi aveva dato
il potere di far tornare indietro il mondo,
rimbalzando nella curva insieme a me.
Mi ha detto “Chiudi gli occhi e riposa”

e io ho chiuso gli occhi”.

Chiama subito Paolo, il quale pensa di essere coinvolto come cantautore, invece Lucio decide di interpretare lui stesso il brano, con poche modifiche rispetto all’originale.

Il risultato è un brano struggente, ricco di malinconia, un crescendo musicale che sfocia nel bellissimo assolo di chitarra elettrica di Ricky Portera e in cui Lucio presta la voce ad Ayrton per raccontare le sue ultime ore prima del terribile schianto alla curva del Tamburello: Dalla riempie ogni nota con una passione difficilmente rintracciabile in altri pezzi da lui interpretati e ci regala un ritratto eterno di un mito immortale.

Lo stesso Paolo Montevecchi, che qualche anno fa ha inciso due versioni acustiche di “Ayrton”, una in italiano e una in portoghese, ha raccontato che il pezzo è piaciuto moltissimo anche alla famiglia Senna, in particolare alla mamma di Ayrton, la signora Neyde, che ha ringraziato l’autore per aver saputo cogliere anche il “volto privato” di suo figlio. Montevecchi, ha poi dichiarato: “Questo brano resta un piccolo granello di sabbia che forse resisterà nel tempo”.

di Luca Nebbiai

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