“What I Need” di Pit Coccato, la recensione

di Leslie Fadlon

Si intitola ‘’What I Need’’ il novo disco di Pit Coccato, uscito a marzo 2020 per La Fabbrica/Blackcandy Produzioni. Un disco che all’ascolto sa di folk rock statunitense ma che invece porta la firma di un giovane artista di Novara. Pit è giovane sì, ha ventitré anni, ma con il suo primo Ep  “I can’t stand that radio playing” si è letteralmente fatto le ossa, suonando per più di cinquanta date in Italia e all’estero. ‘’What i need’’, come si può intuire dal titolo e da quanto finora detto è un disco in inglese, lingua masticata perfettamente da Coccato grazie ad alcuni anni passati in terra irlandese. Ma è anche un disco che si fa influenzare e fa entrare sulle suo note la musica italiana. Compaiono infatti artisti come Carmelo Pipitone e un videoclip diretto da Erika Errante.

“What I need” – Il disco

Ma ascoltiamo l’album dall’inizio. La prima traccia è ‘Hey Boss’. Un brano la cui musica si accresce ed incede pian piano, accompagnando  Pit Coccato in un’esplosione di narrazione e di musica che fan venir voglia di viaggiare verso orizzonti soleggiati. Segue un brano che già dalle prime battute di bacchetta fa saltare i toni: è ‘Squeeze Me, Tease Me’. Si canta la vita che evolve, che cambia, lo stravolgimento positivo, perfettamente descritto da questo rock allegro. ‘Cry Your Eyes Off’, la terza traccia, è invece leggermente grunge. La protagonista è una donna che parla della contorta storia d’amore che le è capitata. Arriva una chitarra folk, delle armonie frizzanti ed è il momento di ‘Mrs Courtsy’, brano scelto da Pit Coccato come singolo ad anticipare ‘’What i need’’. È di una storia oscura che si parla e lo si fa con tonalità alla Tom Waits. La quinta traccia, ‘Intermezzo’ è un’esplosione – gradevolissima – di suoni. Nel suo  motivetto finale,  un estratto da un inedito mai pubblicato della band Marcilo Agro, che nei primi anni duemila rappresentò uno dei rari episodi musicali degni di nota della scena musicale novarese, la città natale di Pit Coccato. A metà invece, un urlo, il  “wilhelm scream” utilizzato in oltre 140 pellicole. Tocca poi al brano più dolce del disco, ‘Curtain Call’, secondo singolo pubblicato per presentare al pubblico ‘’What i need”. Parte con un incedere simile a quello di una marcia funebre, nella seconda strofa suonata effettivamente dalla batteria. L’arpeggio di chitarra alterna le corde basse a tempo per ricordare i rintocchi di una campana. L’arrangiamento di batteria è volutamente segmentato e usato per sottolineare risposte strumentali alla voce. Il piano vuole rendere la solennità dell’atmosfera e, quasi come marchio di fabbrica, il finale è accentuato dal chitarrone distorto grunge.

pit coccato

Ha un titolo volutamente particolare ‘Same Auld Road’, un brano che Coccato aveva già pubblicato, inserendolo nel suo primo ep. ‘Same Auld Road’ assume così un nuovo colore e fa ingresso nella sua seconda vita grazie ad un diverso, tagliente, arrangiamento. Subito dopo arriva il momento della title track, ‘What I Need’, un brano introspettivo e molto dark in cui si cantano sentimenti ed emozioni negative. Sentimenti ed emozioni che prendono forma attraverso melodie deflagranti e potentissime, esprimendo insieme alla voce di Pit Coccato l’intensità che possa descrivere il dolore intrinseco agli essere umani. A chiudere è il nono brano, ‘Get Out’, che porta la pace dopo la tempesta nella forma di una ballad ove chitarra e voce riempiono la stanza come se fossero un’intera orchestra.

‘’What i need’’ è in effetti un disco descrivibile con una sola parola: pieno. Pieno perché Pit Coccato è risucito a descrivere di cosa ha – e abbiamo – bisogno. Un bisogno di emozioni devastanti, di sentimenti potenti, di spinte turbolente. Di vivere come in un brano folk rock, tra la dolcezza che fa ondeggiare e la carnalità che scuote, mentre il ritmo dei giorni ci ricorda, per vivere al massimo, lo scorrere inesorabile del tempo.

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