Ci sono dischi che cercano di colpire subito, e altri che preferiscono restare in ascolto. “LUNA PIENA”, il nuovo EP di Ainé, Filippo Bubbico e Lauryyn, appartiene senza dubbio alla seconda categoria: un lavoro che si muove in punta di piedi, ma lascia un segno profondo e persistente.
Anticipato da “La mia luce”, il progetto, pubblicato da Sun Village Records con la collaborazione di Go Up Agency, nasce dall’incontro di tre sensibilità diverse che qui trovano una sintesi sorprendentemente naturale. Non è solo una collaborazione: è un vero spazio condiviso, dove scrittura e produzione coincidono e si alimentano a vicenda.
Il filo conduttore è dichiarato ma mai didascalico: i cicli lunari come metafora delle relazioni. E infatti “Luna piena” si muove per fasi, per avvicinamenti e allontanamenti, senza mai cercare una risoluzione definitiva. Più che raccontare una storia, costruisce uno stato emotivo.
RECENSIONE
Fin dalle prime battute di “La mia luce” si intuisce la direzione: parole che si ripetono, che tornano su sé stesse come un pensiero fisso. “Cercami dentro mille parole / mille paure / mille persone” non è solo un ritornello, ma una richiesta quasi ossessiva, il tentativo di trovare un punto fermo dentro qualcosa che continua a sfuggire. La voce resta sospesa, la produzione si trattiene, e proprio in questo vuoto controllato prende forma l’identità del disco.
È però con “Orbita” che il progetto trova il suo centro più nitido. Qui l’immaginario si espande, diventa cosmico, ma senza perdere intimità. “Mi spingo dove non mi riconosco / per scoprire cosa mi nascondo” apre un movimento interiore che attraversa tutto il brano. L’altro non è mai solo presenza: è una forza che ridefinisce lo spazio, che “disegna la realtà”. Quando arriva il verso “sei il mio centro di gravità”, il rischio di cadere nel già sentito è dietro l’angolo, ma viene evitato grazie a un contesto sonoro che lo rende credibile, quasi necessario. L’amore, qui, non è sentimento: è legge fisica. E come tale, inevitabile. Anche quando non si incontrano davvero: “due strade e non ci incontriamo mai / gravito intorno a te”. È in questa tensione irrisolta che il brano respira.
“Aurora” abbassa ulteriormente i toni e si muove in una dimensione più fragile, quasi privata. Il tempo si dilata, le decisioni vengono rimandate: “no adesso no / penserò domani a che cosa farò”. È una forma di resistenza dolce, un modo per restare ancora un po’ dentro un momento che si sa già destinato a cambiare. Quando arriva il passaggio “alzo la testa e premo play / e mi ricorda che vorrei vivere ancora dentro una canzone”, il disco sembra dichiarare apertamente la sua funzione: non spiegare, ma contenere.
La title track, “Luna piena”, è il cuore simbolico del lavoro. “Segui la luna / ti porterà da me” suona come un invito, ma anche come una resa. Non c’è davvero scelta: ci si muove seguendo qualcosa di più grande, e forse di inevitabile. L’immagine più forte resta quella dello specchio emotivo: “nei tuoi occhi vedo le mie stesse paure”. È qui che il disco trova il suo punto più sincero, lontano da ogni idealizzazione.
La chiusura, affidata a “Outro”, è minimale fino quasi a dissolversi. “C’è una parte di te che non riesco a vedere / io prego per te che sei come me” non prova a chiudere nulla, anzi. Lascia tutto aperto, sospeso, coerente con un progetto che non ha mai cercato una vera conclusione.
Dal punto di vista sonoro, il lavoro di Filippo Bubbico è tutto giocato sulla sottrazione: pochi elementi, scelti con precisione, che permettono alle voci di Ainé e Lauryyn di muoversi libere, senza sovrastrutture. Non ci sono picchi costruiti, né momenti pensati per “funzionare”: tutto sembra seguire una logica interna, più emotiva che commerciale.
“Luna piena” è un EP breve, ma tutt’altro che leggero. Non cerca di imporsi, ma di restare. E lo fa lavorando sui dettagli, sulle ripetizioni, su quello che non viene detto. Come certi rapporti, non si chiude davvero: continua a orbitare, anche dopo l’ascolto.

Per ogni cosa c’è un posto
ma quello della meraviglia
è solo un po’ più nascosto
(Niccolò Fabi)