In un contesto discografico dove la regola è fare tutto prima di tutti, tagliare traguardi il più velocemente possibile, a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo, arrivano i Litfiba. E lo fanno rompendo gli schemi, come sempre. Facendo uscire un singolo di 40 anni fa.
Non si tratta solo di celebrare quest’estate i quarant’anni di quello che è considerato il “Sacro Graal” della new wave italiana, “17 Re”, con un lunghissimo tour. C’è di più. Venerdì 17 aprile (sarà un caso? Non credo…) uscirà un pezzo inedito che, in realtà, esisteva già: si tratta proprio della title track “17 Re”, una canzone fantasma di cui finora si conosceva solo parte del testo e che fu esclusa dalla tracklist originale del 1986.
Il cerchio che si chiude: l’emozione di Andrea Rosi (Sony)
La conferenza si è aperta con un aneddoto che profuma di storia della musica. Andrea Rosi, Presidente di Sony Music Italia, ha ricordato le origini di questo mito :
“In ’17 Re’ c’era un pezzo stupendo, ‘Gira nel mio cerchio’, il mio preferito. In un certo senso oggi quel cerchio si chiude. Nel senso che 40 anni fa più o meno — da pischello discografico imberbe — un giorno venne Caterina Caselli nel mio ufficio e mi diede questo disco dicendo: ‘Mi hanno portato questo disco di questa band fiorentina; non è tanto il mio genere, mi sembrano forti, però vedi cosa ne pensi’. E da lì ho visto la luce, come dire, ne sono rimasto folgorato. Il giorno dopo ho preso la macchina e sono andato a Firenze; c’era un negozio di dischi, un corridoio dove c’erano questi dischi: era la sede dell’Ira. Abbiamo chiuso questo contratto che ha iniziato la mia storia con loro.”
Su questo pezzo, 17 RE, è troppo facile fare una recensione: è bello.
Non somiglia a niente che si possa ascoltare in giro, come è giusto che sia. Come ha spiegato la band durante la conferenza stampa, non è rimasto “intatto” rispetto a quello che era 40 anni fa: parte del testo, della melodia e degli arrangiamenti sono stati riplasmati dalla band in un mix perfetto tra sonorità new wave e rock moderno; la scrittura è stata resa più attuale, ma il cuore è rimasto denso, scuro, e graffiante come i Litfiba degli anni 80. Non è un “rimpasto” ma una nuova energia che nasce dalla precedente.
Nessuna operazione nostalgia
Nonostante il recupero, la band mette subito le cose in chiaro. Piero Pelù è stato categorico:
“Noi siamo artisti, non stiamo dietro ai nostalgici, ma alle emozioni che ci prendono nel momento in cui scriviamo, componiamo e arrangiamo. Lo testimonia il fatto che la canzone ’17 Re’ nasce dalle ceneri dell’antica canzone che fu esclusa dall’album. Sono rimaste melodie, sono rimaste parti di testo, è rimasta abbastanza intatta l’armonia, ma è cambiato tutto: a cominciare dal BPM e quindi dal ritmo, dal groove e dallo spirito di tutta la canzone.”
Pelù ha poi confessato un retroscena:
“Ci avevamo provato anche tredici anni fa, prima del Trilogia Tour, a farne un’altra versione, ma non ci soddisfaceva. È rimasta nel cassetto per tutti questi anni e ora, evidentemente, era il momento magico per farla maturare.”
La vera forza di questa reunion è il ritorno della formazione storica: Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo. Vederli insieme fa effetto, e sentirli parlare del loro rapporto ancora di più.
“In questi giorni abbiamo iniziato finalmente le prove per il tour e per il Primo Maggio” – racconta Pelù – “e abbiamo rivissuto paro paro quello che succedeva quarant’anni fa: ovvero delle litigate furiose! Poi alla fine si risolve sempre tutto. Vabbè, diciamo che c’è chi capisce subito le cose e chi un po’ dopo… però il bello è anche quello. Alla fine in ogni discussione, anche se uno pensa di avere la verità in mano, comunque poi anche tutti gli altri punti di vista aggiungono sempre qualche cosa. Questa è la forza della band.”
Anche Ghigo Renzulli ha sottolineato il piacere del ritrovarsi:
“Erano ben 13 anni che non suonavo insieme a questa band e la cosa mi dà molto piacere. Ne abbiamo vissute talmente tante insieme: abbiamo girato mezzo mondo, abbiamo sudato, ci siamo spremuti, abbiamo litigato, abbiamo riso… suonare insieme a Gianni, Antonio e Piero mi dà molta soddisfazione perché è un déjà vu che mi piace.”
Lo scambio di domande con la band fiorentina va avanti portando pian piano alla luce la volontà di portare live un album che 40 anni fu clamorosamente stroncato dalla critica musicale del tempo e che invece oggi è considerato uno dei capolavori assoluti del rock Italiano. E che – dice ancora Piero – “non siamo mai riusciti a suonare per intero ai concerti. Cosa che invece promettiamo di fare in questo tour”
Gianni Maroccolo, bassista della band, ha aggiunto una riflessione, partita da una domanda sul suo percorso artistico personale, che ha emozionato un po’ tutti:
Io mi ritengo fortunato punto e basta. Certe cose le ho cercate in una maniera bellissima, cioè evitando di fare tutto ciò che non volevo. Alla fine si è manifestato quello che tutto sommato desideravo. Il fatto di essere ancora qui a tributare un album come ’17 Re’ lo ritengo una grande fortuna. Per me è molto più bello così che non pensare che magari fra 10 anni o in un altro momento, non ci fossi stato. L’essere passato attraverso un sacco di celebrazioni, compleanni e reunion fa parte delle grandi fortune della mia vita. Perlomeno di quella terrena, perché sono riuscito a vivermele da vivo !
C’è qualcosa di magico e terribilmente attuale nel ritorno dei Litfiba. Forse perché, in un’epoca di algoritmi e musica confezionata a tavolino, abbiamo un bisogno disperato del rock intenso che solo loro sanno produrre. Non tornano per guardarsi allo specchio, ma per ricordarci che “un uomo è perso senza la sua storia”. E la loro storia, fortunatamente per noi, è ancora tutta da urlare sotto un palco
Questo il testo del brano:
Diciasette re… chiusi in un quadro
Dove la luce…genera i mostri
Diciasette re…vecchio teatro
Di guerra e pace …il loro nuovo videogame…
Shah-mat…
Un uomo è perso senza la sua storia
e io non voglio dimenticare
Shah-mat…
Un uomo è perso senza la memoria
e io non voglio dimenticare…
oh no oh no…
che il tempo è mio…mio…mio…mio…mio
Diciasette re …controllo totale
e droni e spade…e i loro eserciti di lacchè
Diciasette re …vogliono il sangue
per farci amare…il re maiale!
Un uomo è perso senza la sua storia
e io non voglio dimenticare…
Shah-mat…
Shah-mat
Un uomo è perso senza la memoria
e io non voglio dimenticare…
oh no oh no
che il tempo è mio..mio…mio…mio…mio
Shah-mat…
diciasette, diciasette
diacessette re marionette…
Diciasette, diciasette
diciasette re marionette…
un uomo è perso senza la sua storia
e io non voglio dimenticare oh no oh no
diciasette re marionette!
Senti gli applausi, quanti applausi
quanti inchini e urrà
tutti vincenti e coinvolti
auto-assolti…libertà!
l’uomo arancione fa il padrone
e sodomizza…la verità…
Shah-mat…

Sono una toscana semplice : un po’ d’arte, vino buono & rock ‘n roll.
“Non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai”
(Frida Khalo)