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Voler bene alla musica: il nuovo album di RAYE

by Giorgia Bacis
this music may contain hope

Ci sono momenti in cui ascoltare un disco ti rimette un po’ a posto le cose.

Non in modo eclatante, non con fuochi d’artificio, ma in maniera più silenziosa, quasi sotto pelle.

Il nuovo lavoro di RAYE è esattamente questo tipo di esperienza.

È difficile spiegarlo senza sembrare banali, ma la sensazione più forte che This Music May Contain Hope mi ha trasmesso è una: qui dentro c’è qualcuno che alla musica vuole bene per davvero.

E si sente in ogni scelta.

Non solo nelle canzoni, che prese singolarmente funzionano e sono tecnicamente impeccabili, ma proprio in tutto quello che le circonda: negli arrangiamenti, nei cambi di atmosfera, nella voglia di costruire qualcosa che non sia solo una raccolta di brani, ma un progetto vero, pensato, con un’identità precisa.

E forse è proprio questo il punto: in un momento storico in cui sempre più spesso i dischi sembrano fatti per “stare dentro” qualcosa (un algoritmo, un trend, una playlist), questo lavoro dà l’impressione opposta.

This Music May Contain Hope è un disco che esiste perché aveva bisogno di esistere, che si prende il suo tempo, che non ha paura di essere anche un po’ irregolare, stratificato, a tratti persino esagerato. Ma sempre, sempre, con un senso.

Dentro c’è tanto: momenti più intimi e fragili, altri più pieni, orchestrali, quasi cinematografici.

Click Clack Simphony (featuring Hans Zimmer), l’ultimo singolo rilasciato prima dell’uscita ufficiale dell’album, ne è forse l’esempio più lampante.

La cosa bella è che tutte queste sfumature convivono senza mai sembrare forzate. È come se ogni pezzo fosse un tassello necessario e non un riempitivo. Una cosa che oggi, onestamente, non è sempre così scontata.

Quello che mi ha colpito di più, però, è l’effetto che fa.

Perché al di là dell’analisi e della tecnica, questo è uno di quei dischi che ti fanno bene al cuore, che ti ricordano perché ascolti musica e perché continui a cercare qualcosa di nuovo anche quando pensi di aver già sentito tutto.

C’è una cura che non è solo estetica, ma emotiva; una sensazione di onestà e di libertà che attraversa tutto il progetto.

Quando succede, lo riconosci subito: non stai solo ascoltando dei brani, stai entrando in un mondo che qualcuno ha costruito con attenzione, con fatica, ma anche con tanto amore.

È per questo che, alla fine, la parola che continua a tornarmi in mente è semplicemente: bello.

Non nel senso superficiale del termine.

Bello perché è completo, perché è corale, perché è vivo. Bello perché è uno di quei lavori che riascolti e ogni volta ti restituisce un dettaglio nuovo.

E forse è proprio qui che sta la sua forza: in un momento in cui tutto sembra veloce e consumabile, questo è un disco che si prende il suo spazio e ti chiede di fare lo stesso.

E alla fine, ne vale la pena.

Puoi ascoltare This Music May Contain Hope qui o sulle altre principali piattaforme di streaming.

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