“Per essere felici”: la recensione dell’ultimo album di Marina Rei

di Leslie Fadlon

A sei anni di distanza dal suo precedente lavoro “Pareidolia”, Marina Rei, cantautrice e polistrumentista dal gusto ricercato e raffinato, rilascia il suo decimo album di inediti in occasione anche del suo venticinquesimo anno di un percorso artistico costruito lentamente ma con consapevolezza, supportato da periodiche analisi introspettive che le hanno delineato al meglio in che modo incanalare le proprie esigenze artistiche.

Il disco di Marina Rei

“Per essere felici” rappresenta il più onesto (e  miglior ) risultato a cui Marina Rei potesse approdare a testimonianza di una evoluzione stilistica e compositiva, concetto oramai profondamente ancorato alla sua idea di fare musica.  Non a caso questo è un lavoro che ha i suoi natali solo ora, con la cantautrice cinquantenne e una visione delle cose certamente non allucinata.

marina rei

Il disco, in ciascuno degli 8 brani, ripropone per lo più un unico nodo musicale di base che fa da filone narrativo sfaccettandosi poi con le opportune variazioni nelle singole tracce.
Ciò che emerge anzitutto è l’onerosa scelta della cantautrice di incidere un disco quanto più sincero possibile , che sappia imporre il proprio significato senza l’utilizzo di deleteri arricchimenti rincorrendo un suono più variegato ma sicuramente meno intenso. Nella prima traccia, “Ci penso a te”, Marina dà voce al flusso incontrollato dei pensieri che accompagna il senso di vuotezza che si ha a seguito della mancata realizzazione del proprio desiderio.
“Bellissimo”  racconta l’amore incondizionato di una madre per il proprio figlio a cui raccomanda di credere nelle sue forze mentre cammina di notte per le strade bagnate, di vivere la bellezza dei suoi anni senza dimenticarsi le chiavi di casa, di guardarsi con gli occhi con cui lo guarda sua madre che non possono fare a meno di vederlo bellissimo.
“Per essere felici” , traccia omonima dell’album, sottolinea l’importanza della decisione, la difficoltà di scegliere una strada piuttosto che un’altra, “la facoltà di scegliersi” che però è anche “l’unica via per amarsi”. Arriva poi “Comunque tu” ,che in verosimiglianza con “Ancora tu” di Battisti, è una disperata dichiarazione d’amore per qualcuno che, comunque, non può essere cancellato.“Dimenticarsi” è un invito a ricominciare da capo, con l’eccitazione del nuovo e senza l’ombra del passato. Così come in tutte le tracce, anche in “Averti è come avere paura” Marina parla in prima persona e non nasconde i rischi e i pericoli che si possono avere mostrandosi vulnerabile e concedendosi a qualcun’altro. La settima traccia “L’occasione per conoscersi meglio” sottolinea la possibilità di rivivere momenti del passato con la consapevolezza del presente.
In “Devo dirtelo”, ultima traccia, la cantautrice non può nascondere i suoi sentimenti e con grande coraggio racconta ciò che prova, a prescindere da ogni difficoltà, a prescindere da tutto.
In questo disco la potenza comunicativa dell’artista si equilibra alla perfezione con le armonie sonore che molto spesso, con crescendi sonori in stile Sigur Ròs, ci abbandonano in un ascolto che coniuga al meglio il momento riflessivo con la piacevolezza dei suoni.

Recensione a cura di Simone Melcarne

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