Marina Rei: ci vuole tanto per essere felici – Intervista-

di Paola Pagni

Marina Rei, cantautrice e polistrumentista, quest’anno celebra i 25 anni dall’uscita dell’omonimo album “Marina Rei”,

e rilascia un ulteriore passo di avvicinamento verso il nuovo lavoro discografico, intitolato “Per essere felici” e atteso in uscita nei prossimi mesi.

Marina è una di quelle artiste che restano sospese nel tempo, con una grazia vocale unica ed una singolarità musicale che emergono solitarie in un mare di proposte tutte uguali.

Un’evoluzione artistica la sua che le ha reso indipendenza e libertà sonora, forse anche a scapito della sua visibilità, ma sicuramente non della qualità della sua arte.

È appena uscito il suo singolo “Comunque Tu”, che era stato preceduto da “Per essere felici” e che anticipa l’album.

Il minimo che potevamo fare, era raggiungere Marina Rei telefonicamente e chiedere a lei di parlarcene: ecco l’intervista.

Ciao Marina, bentornata su Insidemusic. Come stai?

Bene dai, andiamo avanti resistiamo…

La musica per fortuna non si ferma, ed in questi giorni è uscito il tuo singolo “Comunque tu”, che si capisce avere un testo molto personale. È così?

copertina comunque tu

Diciamo che, come in Per Essere Felici, le mie canzoni nascono da una necessità di passare attraverso la scrittura e la musica per stare meglio.

Per me la musica è una necessità, non è un hobby.

Parto quindi sempre dal mio vissuto per cercare un modo di rendere le mie parole parte della vita degli altri.

Comunque tu è una dichiarazione di amore e ammirazione nei confronti di un genitore, in questo caso mio padre, ma parla anche della capacità che ognuno di noi ha di distaccarsi dalla figura genitoriale.

Nel mio caso questa cosa va a toccare più la parte musicale,

perché per una figlia che vuole fare musica, avere genitori musicisti, comporta ammirazione ma anche timore.

Ma è una fase che ognuno di noi passa, inevitabile e sicuramente anche sana.

Molte persone si riconoscono nella canzone.

È un percorso che tutti noi abbiamo fatto nei confronti dei nostri genitori.

Quello che si percepisce ascoltandola ,ad un certo punto ,è la sensazione come di una porta che si apre, quasi una risoluzione. Giusto?

Ma certo. Tutti noi abbiamo avuto momenti di contrasto con i propri genitori, idee diverse, contrasti personali, ma non per la necessità di contrastarli:

semplicemente è un momento fondamentale nella propria crescita.

Parlo da figlia ma parlo anche da genitore, in quanto questo confronto lo vivo con mio figlio.

Ma ripeto sono contrasti psicologicamente sani.

Parlando di risoluzioni, nel singolo precedente “Per essere Felici” si nota appunto una constatazione, una presa di coscienza, di cosa sia a renderci felici: sei tu che lo dici a te stessa?

Sì, sono io che parlo a me stessa.

Diciamo che non è una canzone che parla del “trovare i modi per essere felice”, ma parla di come le scelte che si attuano nella propria vita, che possono essere scelte difficili, sacrifici e rinunce, col tempo si rivelino necessarie per arrivare ad esprimersi al 100 per 100 per come siamo.

Ed ecco che così riesci a riconoscerti in quello che fai, che è poi il primo passo per essere felice.

Parlo quindi di una serenità accostata ad una consapevolezza.

La delicatezza e la nitidezza della tua voce, la fanno sembrare una cosa semplice: pensi che lo sia?

No anzi, non è per niente una cosa semplice.

Il risultato non è “basta poco per essere felice”: ci vuole tanto per essere felici, a volte anche tanta sofferenza.

Per quanto mi riguarda è fuorviante dire “basta poco per essere felici”, è troppo semplice.

Non parliamo delle cose materiali, sarebbe troppo banale: bisogna fare un percorso a volte doloroso per arrivare alla consapevolezza di sé.

marina rei

Forse diventa più semplice dopo quindi?

Secondo me non diventa mai semplice.

O meglio, le cose diventano semplici se le vogliamo vedere tali, che potrebbe essere anche una buona chiave di lettura volendo.

Sicuramente a volte bisogna anche prendere le cose per quello che sono, che è un approccio alla vita che ci fa stare più sereni, però bisogna lavorare duro per raggiungere una sorta di pace con sé stessi.

Quest’anno ricorrono 25 anni da tuo primo album in italiano Marina Rei, in questi 25 anni il tuo percorso è stato musicalmente estremamente libero ed indipendente, forse anche a discapito di una maggiore visibilità. Cosa ha mosso in te questa scelta artistica?

Ma guarda, all’inizio ci sono capitata un po’ per caso: dopo i miei primi anni con le major, ho preferito la strada indipendente, perché se non trovi persone che credono nel tuo progetto, al di là dell’obbiettivo finale che può essere quello di vendere, diventa molto faticoso continuare.

Vendere nella musica non deve diventare il traguardo principale o comunque mai l’unico.

La musica è una forma d’arte che deve essere apprezzata e amata semplicemente per quello che è.

Mi sono resa conto che era un discorso un po’ difficile da fare alle multinazionali musicali, perché loro hanno altri tipi di esigenze, per cui ho preso la mia strada.

Ho cercato di andare avanti e pubblicare dischi, diventando la prima partner di me stessa.

È sicuramente un percorso difficile da fare, soprattutto se vieni da un’esposizione mediatica importante, da possibilità importanti: è come un ricominciare da capo e piano piano riprendere a mostrare un’altra parte di te.

Le mie conquiste più grandi sono state quelle di raggiungere persone che non mi seguivano e che si sono appassionate ai miei nuovi progetti ed alla mia musica.

Sicuramente si rinuncia ad una parte importante, che è la visibilità, ed a volte è frustrante sapere di non poter arrivare a tutti, anche quando sai di aver fatto un buon pezzo ,

ma questa è l’altra faccia della medaglia.

Porsi dei traguardi, in ambito artistico, può quindi essere una limitazione anziché che un incentivo?

Dipende da che tipo di traguardo si vuole raggiungere.

Certo, cercare di far ascoltare la propria musica a più persone possibili è un traguardo che hanno tutti, indipendenti e non.

Sicuramente negli anni ho capito che l’obbiettivo non è andare a far sentire il disco in tv, ma farlo sentire in tour e far ascoltare le canzoni portando in giro la propria musica.

Riesco anche ad esprimermi meglio così: suonare è il mio lavoro, quello che faccio meglio, è chiaro che per me fare ascoltare le canzoni e suonarle è l’obbiettivo principale.

Parlando del tuo nuovo album, puoi anticiparci qualcosa?

Onestamente, quando saltano tutti i programmi (ovviamente causa lockdown n.d.r.) è chiaro che rimani anche abbastanza sconcertato.

Quello che posso dirti comunque è che si tratta di un disco per la maggior parte realizzato a casa, ha un suono molto vero, non rincorre canoni sonori per compiacere qualcuno se non in primis me stessa.

Un disco che vuole essere bello nella sua scrittura, non perché ha dietro una grossa produzione o cose di questo genere.

E noi siamo certi che questo album di Marina Rei sarà molto apprezzato da chi ascolta buona musica, soprattutto da chi lo fa per il proprio piacere personale .

Il video del singolo è qui sotto: scommettiamo?

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