Pattoni racconta il singolo “Si sta così bene” – Intervista

di Alessia Andreon

“Si sta così bene” è il nuovo singolo del cantautore indie Pattoni dopo la pubblicazione, nel 2020, del suo album
d’esordio Oceano Ora.

Le sue canzoni sono diari sui quali riversare emozioni, momenti, solitudini e speranze, ma anche un modo irrinunciabile di guardarsi dentro e trovare il bello nell’essenziale.

Il brano è uscito per l’etichetta indipendente Vina Records ed è distribuito da ADA Music Italy.

INTERVISTA:

Ciao Pattoni, per rompere il ghiaccio ti chiederei di raccontarci il tuo singolo…

La canzone è stata scritta prima della pandemia e poi è stata modificata fino ad arrivare all’ultima versione. Con l’aiuto di Davide Diomede di Vina Records ho tagliato qualcosa nel testo e aggiunto la parte finale, in studio, proprio nelle settimane che hanno preceduto l’uscita.

È una canzone nata insieme a tutte quelle del primo album ma che non ha fatto parte di quel lavoro e vede la luce oggi, dopo una gestazione di qualche anno.

Di te dici che scrivi “Scrive piccole bombe d’amore, semplici e dirette”: chi è Pattoni?

È un ragazzo che cerca costantemente di diventare una persona migliore rispetto a quello che è oggi.

Le canzoni sono una seduta terapeutica per me e mi aiutano a mettere “in bella” dei concetti che magari non sempre sono così lucidi: scriverli li rende più chiari e quando ti serve vai a ripescarli e dici: si, forse avevo ragione

Anche nelle interviste, per esempio adesso con te, parlare di sé stessi è abbastanza terapeutico.

Come hai iniziato a scrivere?

Ho iniziato a scrivere dopo l’esperienza con la band che avevo ormai più di una decina d’anni fa, quando questo progetto è stato messo in pausa, in modo brusco.

Ho subito parecchio il colpo perché ci credevo molto: c’era, e c’è ancora, un rapporto d’amicizia forte, ma all’interno di un gruppo si fa anche un’esperienza formativa, si condividono molte cose. Improvvisamente c’è stato un cambiamento: prima ci si vedeva e si provava tutti i giorni; quella pausa ha fatto nascere in me l’esigenza di proseguire in solitudine ma mai avrei pensato di pubblicare delle canzoni. Scrivevo per me e basta, poi Davide mi ha convinto.

In cosa ti differenzi dagli altri cantautori e, invece, cosa apprezzi in qualcuno dei tuoi colleghi?

Il mio punto di riferimento è abbastanza comune tra i cantautori: ascolto molto De Gregori e non mi riesco a spostare da quella sua missione anche un po’ provocatoria.

Sono attratto dalla potenza del non detto. Tutto quello che è verità, anche se portata all’estremo, mi affascina.

Non mi fermerei a un genere musicale come il cantautorato ma indicherei delle singole canzoni.

Secondo me, in un momento particolare della vita, chiunque può scrivere una bella canzone, se è onesto con sé stesso e scrive ciò che pensa, senza crearsi delle sovrastrutture.

Scrivere vuol dire togliere, arrivare all’essenza, ed è difficilissimo; significa mettersi a nudo e aiutare gli altri a fare altrettanto.

A volte ci sono delle figure, degli artisti, che magari ti urtano, ma forse questo urtarti vuol dire che smuovono qualcosa nel profondo.

Spesso mi capita di rivedere la mia opinione in merito a qualche artista perché è più facile dire questa cosa non mi piace; è, probabilmente, un mio meccanismo di difesa.

Progetti dopo l’uscita di “Si sta così bene”?

Abbiamo ancora parecchie canzoni, nate sempre nello stesso periodo o dopo l’uscita dell’album, che mi farebbe piacere pubblicare, qualcuna è già pronta.

Verranno sicuramente pubblicate come brani singoli e poi vediamo come andrà…

Non ho un buonissimo rapporto con i live… Capisco che facciano star bene chi ti ascolta e che siano, soprattutto ora, un bel momento di incontro, però li patisco un po’. So che è un mio limite sul quale dovrei lavorare però, se mi chiamano, ci sarò!

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