Home Interviste Cristian Marchi: «“Summer Is Magic” non è una canzone per l’estate, ma una canzone sull’estate»

Cristian Marchi: «“Summer Is Magic” non è una canzone per l’estate, ma una canzone sull’estate»

by Alessia Andreon
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Dal 5 giugno è disponibile “Summer Is Magic”, il nuovo singolo di Cristian Marchi feat. Solea. Un progetto nato tra Italia e Canada e sviluppato in quattro versioni differenti, pensate per valorizzare ogni sfumatura del brano.

Abbiamo incontrato Cristian Marchi per parlare della genesi del singolo, del lavoro con Solea, della sua visione artistica e delle sfide che oggi affrontano gli artisti indipendenti.

INTERVISTA
“Summer Is Magic” richiama inevitabilmente un titolo storico della musica dance. Da dove nasce l’idea di questo brano?

In realtà il riferimento si ferma al titolo. L’idea non era assolutamente quella di realizzare una sorta di sequel o di richiamare qualcosa che esisteva già. Volevo creare una versione contemporanea del concetto di “Summer Is Magic”, qualcosa che guardasse al mercato internazionale e che avesse una sua identità precisa.

Soprattutto, non volevo fare una semplice canzone estiva. È una canzone sull’estate: su quel momento particolare in cui vivi qualcosa di speciale e ti rendi conto, mentre sta accadendo, che te lo ricorderai per sempre. È questa la vera anima del brano.

La collaborazione con Solea è nata tra Italia e Canada. Come avete lavorato insieme a distanza?

Abbiamo dovuto adattarci soprattutto ai fusi orari, ma solo nei giorni dedicati alle registrazioni. La produzione, però, è stata realizzata interamente in Italia insieme al mio team. In Canada abbiamo registrato esclusivamente le voci di Solea.

Più che una contaminazione musicale vera e propria, c’è stata una collaborazione artistica durante le sessioni vocali. In quei momenti si lavora molto sull’interpretazione, sulle intenzioni del canto e anche sui dettagli del testo. A volte una parola scritta funziona sulla carta ma, una volta cantata, ci si rende conto che una soluzione diversa suona meglio. È stato un processo molto naturale.

Hai scelto di pubblicare quattro versioni dello stesso brano. Come nasce questa decisione?

È un metodo di lavoro che avevo già sperimentato con il singolo precedente, “Amore Tonight”. Anche in quel caso avevo realizzato una versione originale, una Club Mix, una Cinematic Version e una versione più intima per piano.

Quando abbiamo scritto “Summer Is Magic” ho sentito subito che il giro armonico aveva abbastanza forza da sostenere lo stesso percorso. Ogni versione racconta un aspetto diverso della canzone.

La Piano & Strings è molto cinematografica e intima, quasi da colonna sonora di una serie TV. La Cinematic Version amplia ulteriormente quel respiro emozionale. La Club Mix è fondamentale per chi, come me, vive il dancefloor: è quella che crea energia in pista. Infine c’è la versione Original, più pop-dance, pensata anche per il mondo radiofonico.

L’obiettivo non era inseguire i gusti degli altri, ma offrire al brano quattro collocazioni diverse: playlist differenti, mood differenti e pubblici differenti.

Tra le quattro versioni ce n’è una che senti più vicina al tuo momento artistico attuale?

Sinceramente no. Sarebbe come chiedere a un genitore quale figlio preferisce.

Non ho realizzato quattro versioni per strategia o per riempire un pacchetto. Ognuna ha richiesto tempo, lavoro e attenzione. Il mio obiettivo è sempre quello di creare valore, e credo che ogni versione abbia una propria unicità.

È stato un progetto molto impegnativo, molto più di quanto si possa immaginare parlando di un brano dance. Grazie al lavoro del team siamo riusciti a portare avanti una visione precisa e oggi sono davvero soddisfatto del risultato finale.

“Summer Is Magic” sembra raccontare anche una fase di evoluzione del tuo percorso. In quale direzione stai andando artisticamente?

Molti pensano che questo tipo di produzione rappresenti una novità per me, ma in realtà chi segue attentamente la mia discografia sa che ho sempre alternato brani più club-oriented ad altri più melodici e narrativi.

Già nei primi anni della mia carriera realizzavo versioni alternative, arrangiamenti acustici o produzioni con una forte componente melodica. Oggi semplicemente aggiorno quel linguaggio ai suoni contemporanei.

La mia identità resta la stessa. Se ascolti attentamente soprattutto la Club Mix, trovi tutti gli elementi che mi hanno sempre contraddistinto. Tengo molto a mantenere il mio marchio sonoro.

Allo stesso tempo è impossibile ignorare l’evoluzione della musica elettronica. I trend cambiano velocemente: quello che funzionava un anno fa oggi può essere già superato. Io non ho mai inseguito le mode, ma cerco sempre di farmi contaminare dalle tendenze del momento e reinterpretarle attraverso la mia sensibilità.

Da artista indipendente, quanto è cambiato il modo di costruire una carriera oggi?

Molissimo. Oggi non basta fare buona musica. La promozione è diventata fondamentale quanto la produzione stessa.

Potrei pubblicare una traccia a settimana, ma non avrebbe senso se non ci fosse il tempo necessario per raccontarla, creare contenuti e costruire un percorso attorno al progetto.

Inoltre gli artisti indipendenti devono spesso confrontarsi con un sistema che privilegia le grandi etichette, soprattutto quando si parla di playlist editoriali o di esposizione radiofonica. Per questo credo sia importante costruire un catalogo solido e mantenere il controllo sul proprio lavoro.

Se un brano genera risultati da solo, allora si può parlare di partnership e business. Ma il valore di un progetto deve nascere prima di tutto dalla musica e dalla capacità di creare una connessione autentica con il pubblico.

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