KASSIE AFÒ con il nuovo singolo AMINA: la musica per me è un richiamo viscerale

di Marianna Grechi

AMINA è il nuovo singolo del percussionista, producer e cantante novarese KASSIE AFÒ – disponibile da venerdì 16 febbraio su tutte le piattaforme digitali – che vede la collaborazione di MAGATTE DIENG, musicista, fondatore e direttore artistico dell’Associazione Culturale Tamra.

La storia di AMINA parte dall’omonima famosa filastrocca del West Africa che solitamente cantano le bambine nei cortili delle scuole o nei momenti di ricreazione quotidiana. La filastrocca è estremamente musicale e ritmata e prevede il battito di mani tra un verso e l’altro.

KASSIE AFÒ ha deciso di creare una sua versione della filastrocca utilizzando l’elettronica, i tamburi Sabar tipici della cultura senegalese, suonati dal griot (cantastorie) MAGATTE DIENG. Ascoltando il brano veniamo subito pervasi da una grande voglia di ballare sulle note di AMINA, il cui ritmo africano incalzante è totalmente coinvolgente.

KASSIE AFO

Abbiamo chiacchierato con Giulio, in arte KASSIE AFÒ di come le percussioni connettano l’umano alla dimensione più ancestrale della musica anche quando si adattano alle nuove sonorità di quest’epoca.

Ciao Giulio! Benvenuto qui su InsideMusic. Intanto ti chiedo cosa significa il tuo nome d’arte KASSIE AFÒ?

KASSIE AFÒ deriva da due termini della lingua malinkè della Guinea . Kassie viene da Kassa che è il ritmo della raccolta del popolo Malinke della Guinea dell’est. Mentre Afö viene utilizzato nella musica tradizionale della Guinea come una sorta di “daje”, vuol dire “suonalo!, dillo!”

AMINA vede la presenza di MAGATTE DIENG un griot con cui hai già collaborato in passato, come avete deciso di lavorare insieme per questo brano? E perchè la scelta è ricaduta proprio su AMINA, questa filastrocca del West Africa?

Ho conosciuto MAGATTE a uno stage di percussioni nel 2015. Lui è molto aperto e socievole e mi ha invitato in Senegal, dopo tre giorni avevo già preso il biglietto. CI siamo trovati subito bene e abbiamo iniziato a collaborare per diversi progetti già da lì. Abbiamo proprio un progetto in parallelo che prende spunto dai canti tradizionali senegalesi dei griot.

La stessa scelta di AMINA è stata una sua idea. MAGATTE fa laboratori con le percussioni nelle scuole, e AMINA è proprio una filastrocca famosissima che i bambini cantano a ricreazione.

Come ti sei avvicinato a queste sonorità così particolari per noi?

Sono figlio di musicisti, ho fatto un percorso con la batteria classica. E mi piaceva, però capivo che non era esattamente “la mia cosa”. Ho finito il conservatorio nel 2013 e sentivo già da tempo il richiamo per le percussioni. La prima fase d’avvicinamento alla cultura afro è avvenuta con il viaggio a Cuba, che ho fatto da solo proprio per vedere sul posto le congas. Comunque è sempre stato molto viscerale il modo in cui il mio stesso copro reagiva a questo tipo di musica.

Hai suonato moltissimo all’estero. Come ti senti percepito quando ti esibisci, senti delle differenze sostanziali rispetto ad un live in Italia?

Devo dire di sì. All’estero sento che il pubblico è più aperto a livello di ascolto e si fa meno paranoie. Mentre in Italia il pubblico inizialmente è sempre un po’ spiazzato, non capisce se quello che sto facendo gli piace oppure no. Ne è quasi imbarazzato. Poi si scioglie e ci si diverte comunque. Penso che ci sia una differenza nell’educazione all’ascolto. Diciamo che è come se in Italia si volesse una conferma dall’altro che una cosa sia buona oppure no, ma questo per tutti i generi. Poi chiaro un progetto come il mio è un po’ particolare e spesso non sanno dove “infilarmi” essendo così trasversale quindi può essere che io capiti su un palco dove il pubblico è un po’ impreparato.

Come AMINA tutti i tuoi brani partono sempre da una base molto folclorica, li riadatti perchè ti piacerebbe passassero in ambienti un po’ più “mainstream” come un club?

Esattamente. Si tratta proprio di un adattamento del folclore soprattutto africano e latino americano. Ultimamente però sto cercando questo spunto proprio in Italia, in particolare nella zona della Lucania, perchè è una cosa che mi manca molto. Io sono di Novara e qui non c’è molto di popolare da cui prendere idee.

E per rispondere alla tua domanda ovviamente avrei piacere che un mio brano diventasse magari virale e fosse una hit da discoteca.

A livello di live che progetti hai insieme ai tuoi collaboratori?

Il 15 Marzo intanto esce l’EP. Sono molto concentrato sulla produzione in questo periodo. Per quanto riguarda il live penso che aumenteremo un po’ sul palco. Nella formazione attuale siamo in 3 ma credo che avremo bisogno di espandere la squadra e spero di farne il più possibile quest’estate.

Cosa diresti a un ragazzino che vuole avvicinarsi alle percussioni?

Penso che ognuno abbia il proprio richiamo. Ma canto e percussioni sono forse quei due rami più ancestrali della storia della musica dell’uomo. Banalmente il battere le mani è uno dei primi modi di fare percussione. La cosa bella quando faccio i corsi di musica afro è che nonostante il 90% dei partecipanti non sia musicista riusciamo comunque a fare dei brani tradizionali molto belli fin da subito. Soddisfa fin da subito, poi però come ogni strumento devi metterci testa e impegno.

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