Franco Battiato ieri ci ha lasciato. Una notizia improvvisa e raggelante, di quelle che non vorresti mai ricevere. E che, a volte, ti illudi davvero che non apprenderai mai: perché il “Maestro” apparteneva a quella schiera di personaggi che si aveva l’irrazionale tentazione di considerare eterni.
Battiato era e sarà sempre molto più di un cantautore, un pittore, un regista, un assessore e un compositore; egli incarnava, innegabilmente, un’anima illuminata, quasi ultraterrena, provvista di quell’indefinibile “qualcosa in più”, percepibile al suo solo apparire in scena.
Anche chi non è riuscito ad apprezzarlo in toto, perché troppo lontano dai suoi gusti musicali, non potrà essere rimasto indifferente alla bellezza e all’elevatezza morale delle sue liriche – sceglierei “La cura” su tutte-, che costituiscono dei veri e propri componimenti poetici musicati.
Pur appartenendo a un’altra dimensione, insondabile e inarrivabile, Battiato non ha avuto paura di “contaminare” la sua musica passando con disinvoltura dalla lirica, al pop, all’elettronica; stravolgendo, a suo modo, il panorama musicale italiano, ha dato vita a un patrimonio culturale, intriso di spiritualità, di rara pregevolezza.
Lascia certamente “un’eredità perenne” ma anche un grande vuoto, che sarà piuttosto difficile da colmare.
“Torneremo ancora” è il profetico titolo del suo ultimo lavoro discografico: di certo lui non andrà mai via dalle nostre menti e dai nostri cuori, e continuerà a tenerci compagnia, in questa vita terrena, con l’incanto e la poesia delle sue canzoni.
Che non moriranno mai, perchè la musica è sempiterna.

Appassionata di musica, giornalismo, scrittura e danza, ama vivere nella sua riservata Torino, ma adora il Sud Italia, nel quale affondano le sue origini.