S’intitola “PER RESISTERE AL TUO FIANCO” e uscirà il prossimo venerdì 18 giugno il nuovo album de LA MUNICIPÀL.
Contemporaneamente all’uscita del disco, annunciate anche le prime date del tour estivo.
In soli tre album, con oltre 13 milioni di ascolti su Spotify e oltre 11 milioni di visualizzazioni su YouTube, La Municipàl si è imposta come una delle migliori realtà musicali della propria generazione, ricevendo un forte apprezzamento da parte della critica e registrando anche un importante incremento del pubblico ai concerti, grazie a una dimensione live che mette in risalto l’enorme potenzialità di questo progetto.
“Per resistere al tuo fianco” rappresenta il quarto disco de La Municipàl e chiude il percorso del progetto Per resistere alle mode, viaggio artistico della band inaugurato nel 2020 con la pubblicazione di doppi singoli rilasciati in digitale e in formato vinile 45 giri a tiratura limitata, ora raccolti insieme ad altri inediti nel nuovo album, coprodotto da luovo e Artist First.
Questa è la nostra intervista a Carmine Tundo de La Municipal
Ciao Carmine, grazie per essere qui su Insidemusic. Dunque, un album ed un tour, una ripartenza in grande stile
Certamente è momento che aspettavamo da tanto, sia per il tour che per l’album.
La preparazione dell’album è andata avanti per un anno e mezzo, perché ho sentito proprio l’esigenza di rinchiudere tutti questi brani in un lavoro completo, e sono molto felice del risultato.
Ed ovviamente lo sono molto anche per i live: abbiamo già fatto alcune date, tra cui quella simbolica di Parigi che è stata una sorta di regalo per noi.
Insomma sì, siamo molto contenti di quello che sta succedendo.
Questo album infatti, chiude il percorso del progetto Per resistere alle mode, viaggio artistico inaugurato nel 2020, con la pubblicazione di doppi singoli rilasciati in digitale e in formato vinile 45 giri a tiratura limitata, ora raccolti insieme.
Esatto. Aggiungo anche che abbiamo dovuto cambiare in corsa anche la scaletta iniziale, perché i brani che ho scelto sono stati ovviamente influenzati dal periodo storico che stiamo vivendo. Mi sono anche divertito molto a creare una sorta di contrasto tra i “Lati A” ed i “Lati B” di ogni uscita. Diciamo che il lato A rappresenta la visione più romantica della storia, mentre il lato B è la parte un po’ più oscura, e così mi è piaciuto giocare con questi contrasti.
Esiste quindi anche un ordine d’ascolto dei pezzi?
Bisogna partire dall’inizio, perché i brani sono collegati tra di loro, e perché diciamo che è una sorta di flusso. Poi i brani sono legati anche da un punto di vista sonoro, quindi accordi e tonalità, oltre che un punto di vista concettuale.
L’avete definito una preghiera di guerra e d’amore, una guerra però dove non c’è odio ma forse più disillusione consapevole.
Diciamo che è descritta una fase di accettazione di sé stessi. Forse è anche una questione anagrafica proprio, perché essendo più grandi rispetto agli album precedenti, capiamo meglio come siamo fatti. Per questo motivo impari ad accettarti per quello che sei, ed accetti meglio quello che succede intorno. Anche dalle persone che hai vicino impari comunque a capire che determinate cose non cambiano, quindi devi prenderle per come sono.
C’è un pezzo, “Quando crollerà il governo”, che emotivamente è molto profondo, quasi “privato”. È stato difficile renderlo pubblico?
Non più di altri brani, visto che è un “rischio” che corro con ogni canzone: con la musica ho sempre raccontato per filo e per segno la mia vita privata, molto spesso citando persone e luoghi ben precisi, quindi ovviamente questa difficoltà è un qualcosa che metti in conto. A volte capita anche che qualcuno ci rimanga un po’ male, soprattutto se sei così sincero. Ma nonostante questo io cerco sempre di scrivere la verità nei miei testi, perché diversamente non mi sentirei a mio agio a doverli suonare. È il modo in cui ho scelto di fare canzoni.
“Al diavolo” invece, è un brano quasi liberatorio: c’è stato un momento in cui avreste voluto mandare tutto al diavolo?
Credo che un momento del genere prima o poi sia proprio fisiologico, soprattutto magari dopo tanti album. Di solito quando sei al primo lavoro, un po’ più giovane, hai con te l’entusiasmo dell’opera prima: poi quando superi un tot di album, tipo me che sono all’ undicesimo album quest’anno, considerando le diverse band ed i diversi progetti, diventa più probabile. Devi avere nuovi stimoli per poter raccontare cose diverse, e non è sempre facile. Ma tutto sommato non mi ha mai preoccupato tantissimo questa cosa, soprattutto appunto grazie anche a progetti paralleli, che mi aiutano a trovare nuove ispirazioni. Poi ovviamente sono anche aiutato dal fatto di essere io produttore dei miei dischi, cosa che comunque mi permette di sperimentare e di divertirmi anche dal punto di vista sonoro.
“Canzone d’addio” e “Cosa me ne faccio di noi” poi, nonostante l’argomento trattato non proprio felice, non sono certo canzoni depresse
Infatti è come se avessi cercato qualcosa di positivo anche nei momenti più tristi. Il significato, come per il resto dell’album, è il capire che anche le cose più brutte hanno il loro posto nel tuo percorso di vita. Anzi magari sono proprio quelle che ti formano maggiormente, quindi tanto vale che le accetti.
Per cui, tutto sommato, facendo un bilancio del mood dei brani, direi che il respiro è positivo
C’è da dire che comunque la mia scrittura non è proprio la più felice al mondo, anche come atmosfera. L’album poi è abbastanza denso, anche dal punto di vista sonoro, non è un album leggerissimo: come sound, rispetto agli altri è molto più potente. Ho cercato di avvicinare quanto più possibile il suono del disco alla nostra attitudine live, quindi è molto più strutturato dei dischi precedenti. Però diciamo che c’è un filo rosso che collega tutti i brani ed è un filo di speranza. È il discorso dell’accettazione che facevamo prima. In effetti c’è una sorta di serenità di fondo, che comunque è come se fosse la calma dopo la tempesta.
Quindi diverso dai lavori precedenti
È sicuramente un album più concettuale degli altri: ci sono dei temi che si rincorrono dell’album sia a livello di gesti che di musica, anche dei riff che si riprendono tra un brano e l’altro. Ho cercato proprio di collegare i brani l’un l’altro anche musicalmente, cosa molto spesso più difficile da fare con delle canzoni. È una formula che comunque ho intenzione di riprendere anche nei prossimi lavori.
Tutto questo sarà tangibile anche nei live immagino
Si certo, ci sarà anche nel live. Oltretutto io ho voluto fortemente suonare con tutta la band e tutto lo staff tecnico, anche se noi magari affronteremo un tour con i posti un po’ limitati. Ho voluto coinvolgere tutti i musicisti, non lasciare nessuno indietro, perché è stato un periodo un po’ difficile per tutti. Mi piace l’idea di poter ripartire tutti insieme, anche se le condizioni non sono, diciamo, come quelle pre covid, però è un modo per ritrovarsi, finalmente.

Sono una toscana semplice : un po’ d’arte, vino buono & rock ‘n roll.
“Non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai”
(Frida Khalo)