Le temperature si sono inesorabilmente alzate, l’arsura estiva è (per alcuni finalmente, ma non per me) giunta sulle lande italiche. Vedo già gelide bottiglie d’acqua stappate, i primi rinfrescanti Mojito avvicinarsi alle bocche cocenti di adolescenti in crisi ormonale, le pelli abbronzate dei fortunati che fuggiranno al mare per sopportare la stagione calda mentre gli universitari, disperati, terranno le loro teste sulle “sudate carte” (sudate per davvero, dovreste vedere i miei manuali di paleografia, un acquitrino) tentando di sopravvivere all’ennesima insidiosa sessione estiva supportandosi con ventilatori e climatizzatori settati in modalità “gelo polare”, un grande smacco alla Greta e alla sua lotta al climate change.

Qualcosa di fresco è ciò di cui abbiamo bisogno e proprio gli Yonaka, giovane quartetto inglese, arrivano in nostro soccorso in questo senso.

Dopo aver aperto ai Bring Me The Horizon nell’ultimo tour che li ha portati a circumnavigare il globo a supporto del discusso AMO, gli Yonaka ci deliziano sfornando il loro primo album ufficiale, Don’t Wait Till Tomorrow, rilasciato lo scorso 31 Maggio 2019 sotto l’egida dell’Atlantic Records UK.

Con D.W.T.T (concedetemi l’acronimo, licenza poetica di pura pigrizia) il quartetto capitanato dalla carismatica vocalist Theresa Jarvis presenta alle nostre orecchie un lavoro ricco, coinvolgente, giovane, cosparso di numerosissime influenze ed assolutamente fresco.

Li dove in molti, nel loro percorso musicale, amano fermarsi (sbagliando) a singolarità di genere che impediscono di valicare i paletti dello stile, gli Yonaka sono riusciti ad andare oltre, dando vita ad un sound estremamente eterogeneo. Alternative, rock nelle sue forme più dure, pop ed elettronica. Tutti elementi fusi con incredibile coerenza riuscendo a dar vita ad un prodotto non solo originale ma estremamente radiofonico e coinvolgente.

Dalla serrata e frizzante Creature passando per l’oscura ma leggiadra Wake Up (sospesa a metà tra passato e presente con vaghi sprazzi di elettronica anni 80 stile The Cure), l’intensa e rabbiosa Bad Company o la title track e fiore all’occhiello dell’album, Don’t Wait Till Tomorrow. Un percorso musicale che alterna tinte dark a passaggi esplosivi e coinvolgenti con sonorità frizzanti e nuove.

Un valido comparto strumentale, costituito da arrangiamenti semplici armonicamente e tecnicamente ma profondi e ben curati nell’accostamento tra analogico e digitale elettronico, è ciò che va a supportare la voce di Theresa Jarvis. La stupenda frontman degli Yonaka mostra doti notevoli, carisma, grandi capacità interpretative ed espressività. Se non avevate ancora trovato una female voice di cui innamorarvi con lei, forse, crollerete come castelli di carta (mea culpa, ho già ceduto al primo ascolto).

Con la loro musica gli Yonaka colpiscono dritto nel segno regalando alle orecchie degli ascoltatori un vasto range di emozioni snocciolando, nei loro testi, un diversificato set di condizioni interiori ed emotive estratte dalla vasta gamma dei rapporti umani.

Musica fresca, nuova, carica e potente. Ciò che serve per portare nuova linfa nel torbido panorama musicale attuale, per smuovere le orecchie di ascoltatori più o meno esigenti. Non una semplice bottiglia di acqua gelata, non un semplice Mojito, ben si un cocktail esplosivo in grado di dissetare li dove tutto sembra tremendamente arido.

Non li avete ancora ascoltati? Beh, don’t wait till tomorrow!

Lorenzo Natali