Ok, è uscito il nuovo album degli Slipknot. Mettetevi seduti, con calma, fate uscire dalla testa tutta la nostalgia che avete di Joey Jordison e Paul Gray e prendetelo come “un nuovo inzio con stile”. Fatto ? 

Non è mai facile parlare di Slipknot. Nel corso degli anni hanno perso grand parte del loro fandom che si portavano dietro fin dalla loro nascita, che è stato sostituito da un fandom meno “viziato”. Sono passati per ben tre lutti; il vero e proprio lutto, quando nel 2010 scomparì Paul Gray. Poi nel 2013 si ritrovano in un altro tipo di “lutto”, cioè quando Joey Jordison uscì dalla band, e poi solo recentemente l’uscita dalla band di un altro dei membri fondatori, Chris Fehn.

Ora, per capire meglio quello che scriverò su questo album dobbiamo partire da “All Hope Is Gone”, ultimo album dei “veri” Slipknot. Un album che fu odiato da molti, e fu definito come quello che avrebbe messo fine alla carriera della band, soprattutto quando nel corso degli anni dopo l’uscita, morì Paul Gray e uscì dalla band Joey Jordison. A dir la verità, io ero uno di quelli, che smise di credere agli “Slipknot” e cominciai a sperare con tutto il cuore che rimanessero a fare solo qualche tour, ovviamente con dei sostituti, a patto che appunto quei sostituti non avessero mai composto canzoni per gli Slipknot. Ovviamente non fu così.

Ricordo perfettamente il giorno in cui uscì The Negative One. Fece abbastanza scalpore, soprattutto perchè nessuno riusciva a capire chi si fosse messo a sostituire Jordison, si diceva che fosse Chris Adler ( Lamb of God ) ma fu smentito, e allora, chi c’era dietro a quella traccia di batteria ? E soprattutto, si era trovato anche un nuovo bassista ? Queste domande trovarono risposta qualche tempo dopo. Dietro alle pelli fu “annunciato” Jay Weinberg, mentre al basso fu annunciato Alessandro Venturella. Questi due membri ebbero il “battesimo del fuoco” nel video di The Devil In I.

Uscì “The Gray Chapter” e fu veramente un casino. Il pensiero che prevalse era quello della “fine” per gli Slipknot, i due nuovi membri non furono considerati adeguati, Corey Taylor fu sommerso dalle critiche, accusato di non aver più una voce adatta per gli Slipknot. La critica che considerai più importante però fu quella sui nuovi membri. Infondo Venturella e Weinberg furono presi a ridosso delle registrazione del nuovo album e non ebbero potere decisionale sulla scrittura dei riff, e se sei in una band come gli Slipknot, beh, ambientarsi è molto difficile. Infatti, secondo me, gli Slipknot, non possono essere considerati una “normale” band dove ambientarsi è facile. Tengo presente che sono una delle poche band che è riuscita a sopravvivere alla morte del Nu Metal, mantenendo più o meno il sound del passato, sound che nessuno riuscirà più ad avere, credo. In più entrare negli Slipknot significa entrare in un mondo a parte, dove devi creare il tuo personaggio, sei in una band dove alcuni membri sembrano quasi bloccati, in positivo, ai tempi del primo disco ( vedi Mick Thomson e Craig Jones ), dove molti erano affezionati ai vecchi membri come Joey e Paul. Quindi dovrai assolutamente, e in poco tempo, farti accettare dai fan, e cercare di “capire” la band. Tutto questo è quasi impossibile nel momento in cui hai a disposizione pochi mesi, prima che esca un album e di conseguenza andare in tour.

Per il capitolo “The Gray Chapter” si arrivò alla fine nel 2016, dove tutti ormai credevano finita la carriera degli Slipknot, dopo un album che a me, piacque, ad altri fece strizzare il naso. La teoria della “fine” fu smentita proprio da loro stessi, quando pochi mesi dopo dissero che avevano cominciato a lavorare ad un nuovo album.

Arriviamo al 31 Ottobre 2018, quando “a sorpresa” uscì “All Out Life”, e ragazzi fu una bomba. Eravamo davanti ad un pezzo che si avvicinava al vecchio sound degli Slipknot e molta gente se ne accorse, probabilmente qualche vecchio fan si riavvicinò a loro, e soprattutto tutte le critiche e le tesi sulla loro “fine”, scomparvero. Addirittura non uscirono critiche sulla voce di Corey Taylor. Nulla. Qualche giorno più tardi fu annunciato l’album, “We Are Not Your Kind”, quello che sarebbe stato il sesto album in studio degli Slipknot.

We Are Not Your Kind” può essere definito il primo album dei nuovi Slipknot. Perchè nuovi ? Sicuramente perchè si avverte chiaramente quanto i due nuovi membri, Venturella e Weinberg, si siano ambientati. Se vi stessi chiedendo il motivo per cui non abbia ancora parlato del “caso” Chris Fehn è perchè ha partecipato comunque alla scrittura dell’album, quindi per il nuovo membro non si può parlare di “ambientamento”. Torniamo ai due nuovi membri, in particolare a Jay Weinberg. Infatti quest’ultimo sembra che abbia cercato il più possibile di riprendere lo stile di Joey Jordison, ed è un bene, soprattutto se ti chiami Slipknot. Anche perchè il lavoro del riprendere lo stile di Jordison fa parte del tornare alle origini mantenendo comunque un sound moderno.

All out of Life” non sarà contenuta nell’album, ma può essere considerata tranquillamente parte di quest’ultimo. Possiamo considerarla un antipasto, perchè difatti non ha nulla di diverso dalle tracce contenute nell’album. E’ una traccia che si divide tra il sound dei primi Slipknot, e tra gli Slipknot più moderni. Un pezzo dove la “poca” voce di Corey Taylor riesce ad unirsi al sound più “old” della band. E questa “struttura” di pezzi la si incontra spesso nell’album, ma in questo caso, non risulta ripetitiva.

L’esempio perfetto di quello detto nel paragrafo precedente si presente nella traccia “Orphan”. Una traccia con un intro che ci fa tornare ad Iowa ma che nel ritornello torna a tempi più recenti. Tempi “recenti” che troviamo in Unsainted, che ci fa tornare ad All Hope is Gone, soprattutto nel ritornello, dove ritroviamo un Corey cantare in un pulito che si amalgama perfettamente alla parte strumentale. Nell’album trovano spazio anche delle ballad, che erano mancate, visto che gli Slipknot spesso si sono dimostrati all’altezza di creare ballad in un genere che spesso risulta troppo “pesate” per una ballad, stiamo parlando di “A Liar’s Funeral”. Penso che si possa definire una delle tracce più belle dell’album.

Voglio, invece, dedicare uno spazio all’elettronica nell’album, una parte importante della canzoni degli Slipknot, diventata tale grazie a Craig Jones e il Dj Sid Wilson. Gli Slipknot avevano un po’ “perso” di vista l’elettronica nei loro album, tanto che tra i fans ci si domandava se fossero ancora utili Craig e Sid, soprattutto se nel momento in cui si provò a reinserirla, come in “The Gray Chapter”, beh, andò malissimo. Invece in “We Are Not Your Kind”, l’elettronica torna prepotente nelle canzoni. Oltre che nelle varie intro, abbiamo un lavoro perfetto nell’uso dell’elettronica in pezzi come “Spiders” e “My Pain”.

Questo album mi ha dato l’impressione che la band abbia preso una nuova strada, rimanendo comunque attaccati alle origini, ma pensando al futuro. Futuro che spero possa mettere gli Slipknot davanti a due scenari: il primo sarebbe quello di continuare con questi album, MA senza esagerare, rischiando di cadere nella trappola di continuare a sfornare lavori tutti uguali a “We Are Not Your Kind”. L’altro scenario è quello di usare questo album per pensare con quale sound continuare. Di certo continuare con un sound vecchio sarebbe molto rischioso, insomma tornare al Nu Metal puro ? Un genere ormai morto. Anche se ti chiami Slipknot potrebbe rilevarsi un errore. Invece spostarsi su un genere più moderno potrebbe deludere anche quella fetta di fans più attaccati alla band, soprattutto dopo quest’ultimo lavoro. Rischioso anche questo.

TRACKLIST:

1.Insert Coinwe are not your kind slipknot
2.Unsainted
3.Birth of the Cruel
4.Death Because of Death
5.Nero Forte
6.Critical Darling
7.A Liar’s Funeral
8.Red Flag
9.What’s Next
10.Spiders
11.Orphan
12.My Pain
13.Not Long for This World
14.Solway Firth