“Settebello”, il nuovo disco di Galeffi – Recensione

di Adriana Santovito

Settebello (Maciste Dischi/Polydor/Universal Music) è il nuovo album di Galeffi, pubblicato lo scorso 20 marzo e prodotto dai Mamakass.

Settebello arriva dopo una lunga pausa, dando inizio ad una nuova fase musicale del cantautore romano.

Come lo stesso Galeffi, al secolo Marco Cantagalli, ci ha raccontato durante una recente intervista (https://www.insidemusic.it/galeffi-settebello-disco-raro-carta-da-gioco-intervista/), Settebello è un progetto ambizioso, dalle molteplici sfaccettature; al suo interno convivono diversi generi musicali: dal cantautorato al rock, passando per il pop, il jazz ed il blues.

“Settebello – afferma l’artista – è un disco raro tra il mazzo di dischi che la gente ascolta.” E questo lo percepiamo già dal titolo, legato alle carte da gioco. Si tratta, infatti, della carta più rara del mazzo. Inoltre, come ci spiega Galeffi, è la carta che nella scopa equivale al 7 di denari: una carta magica, dunque.

Un album a tratti polemico, che nasce dall’esigenza di affermare la sua diversità. Andiamo ad analizzarne le tracce.

Primo brano del disco è proprio Settebello, la title track. Questa canzone è una di quelle che ha richiesto maggiore cura durante la sua lavorazione. L’obiettivo era quello di renderla perfetta, essendo una delle più importanti dell’album. E pare che Galeffi, affiancato nella produzione dai Mamakass, sia riuscito nel suo intento. Suono pulito, fresco. A metà strada tra indie e pop. Era proprio ciò che Marco si auspicava: non essere classificato.

Ho un labirinto nella testa, Michelangelo nel cuore
Un settebello sulle labbra, ma quanto è bello immaginare?
Milano, perché non ti compri il mare?
Mentre Roma ormai si fa ammazzare
Ho una medaglia al dolore che non passa mai però

Traccia numero 2, Monolocale. Qui abbiamo la più classica delle tematiche, tipica del cantautorato italiano: quella amorosa. Una relazione tormentata all’interno della quale è lo stesso autore ad ammettere che se fosse nei panni dell’altra persona avrebbe difficoltà ad amare se stesso. Un’amara presa di coscienza, dunque, accompagnata da note malinconiche.

La terza traccia è America, uno dei singoli estratti da Settebello. Un brano dal sapore un po’ rétro, dove il piano la fa da padrone. Anche qui si parla d’amore; di un amore che non si esaurirà del tutto con l’esaurirsi di una storia, poiché rimarrà il bene, rimarrà “un bacio lungo fino all’America”.

Dove non batte il sole, traccia numero 4. Qui, già da un primo ascolto, possiamo individuare l’impronta indie del pezzo senza tralasciare quel giusto pizzico di pop che lo rende ancora più fruibile. Galeffi mette in musica il suo disagio, il suo senso di inadeguatezza. E lo fa in un modo così accurato che ognuno di noi potrebbe ritrovarsi nelle sue parole.

Traccia numero 5 di Settebello, Grattacielo. In questo brano di pop non ce n’è solo un pizzico. Ma, allo stesso tempo, dal testo traspare una certa inquietudine dell’autore.

M’ama? Non m’ama? Stai con me stanotte
M’ama? Non m’ama? Siam pronti alla morte
Ancora no
Le bombe a mano, le bombe sul divano
M’ama? Non m’ama? Stai con me stanotte
M’ama? Non m’ama? Siam pronti alla morte
Ancora no
Le bombe a mano, le bombe sul divano

Quasi quasi, sesta traccia del disco. Qui sicuramente c’è una grossa sperimentazione di suoni, senza testo, solo suoni. Una traccia strumentale della durata di 1:20 poco comune come scelta ma sempre gradevole da ascoltare.

Traccia 7, Tre metri sotto terra. Una delle mie due preferite. Posso dirlo? Troppo tardi. Io non lo so dove vadano a finire gli amori, gli amori che non ce la fanno. Sicuramente dei segni dentro te li lasciano, però. E sarà per questo che ascoltando questo brano sospiro.

Passiamo all’ottava traccia, è meglio. Cercasi amore, il singolo che ha segnato il ritorno di Marco. Anche qui l’amore è al centro del brano. Stavolta però si tratta di un amore diverso, cantato in modo più rude. Come se l’autore fosse sfiduciato. Penso sia uno dei pezzi più interessanti a livello stilistico, sembra strizzare l’occhio persino al rock ‘n’ roll. Ed infatti è l’altro mio preferito.

Fammi godere prima di sparire
Un filo di trucco non nasconde l’inganno
Prendere o lasciare
Vuoi solo giocare
Ma questo cuore no
Non è un albergo

Traccia numero 9, Gas. Tornano il jazz, il blues e quell’atmosfera un po’ vintage che avevamo già trovato in America. Ma pian piano il pezzo acquista velocità ed il graffiato di Galeffi lo rende ancora più forte. Si parla ancora una volta di una storia d’amore tormentata.

Decima ed ultima traccia di Settebello, Bacio illimitato. Questa, a parer mio, i vari stili riscontrati nei brani precedenti li racchiude un po’ tutti. E non a caso chiude il disco; un disco da ascoltare sicuramente con molta attenzione, la stessa che Galeffi ha dedicato alla lavorazione di ogni singolo pezzo contenuto in Settebello. Posso affermare che l’obiettivo comunque è stato raggiunto con successo: non si tratta di un disco etichettatile e forse è proprio questo il segreto per affermare la propria unicità in un “mazzo” di dischi tutti uguali.

Di Adriana Santovito

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