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Per A Toys Orchestra è Midnight Again – INTERVISTA

by Alessia Andreon
Copertina A Toys Orchestra Midnight Again

L’ iconico gruppo rock alternative italiano A TOYS ORCHESTRA torna sulle scene, dopo una lunga pausa, durata sei anni, con Midnight Again il terzo capitolo della trilogia Midnight.

Midnight Again, pubblicato lo scorso 22 marzo, è un disco pensato per riallacciare un discorso aperto più di dieci anni fa con Midnight Talks (2010) e Midnight (R)Evolution (2011), dando voce a pensieri, spunti e suggestioni che si sono susseguiti in questo periodo di pausa, riportando indietro le lancette del tempo.

Per le registrazioni dell’album il gruppo bolognese ha scelto un casolare in campagna in cui vivere un’esperienza immersiva nella natura, alla ricerca del suono puro e vero, restituito da uno studio di registrazione ricavato in un vecchio pagliaio.

L’album Midnight Again è stato anticipato dal video e dal singolo “Life Starts Tomorrow”, dal singolo “Take Me Home” e dal video e dal singolo “Goodbye Day”.

Enzo Moretto, frontman di A Toys Orchestra, ci ha raccontato qualcosa di più sulla genesi del disco e sulla scelta stilistica di abbandonare la tecnologia e tornare a registrare alla vecchia maniera.

INTERVISTA

Ciao Enzo, dopo una lunga pausa dalle scene è scoccata la Midnight Again.
Questo disco rappresenta per voi l’apertura di un nuovo percorso e la chiusura di un cerchio?

Non lo so se è la chiusura di un cerchio perché mi piace sempre lasciare degli spiragli aperti però, sicuramente, è una parte importante del nostro percorso; somiglia alla chiusura di un cerchio perché viene da una lunga pausa in una lunga carriera.

Midnight Again è il nostro ottavo disco e va anche a coronare una trilogia che è quella dei Midnight.

In Whatever we are, questa frase ripetuta alla fine del brano, dà la sensazione che comunque non vi siate mai persi. Cosa è successo in questi sei anni?

Forse è stata un po’ troppo lunga come pausa ma sentivamo bisogno di uno stop fisiologico, di ritrovare l’energia, e di ri-arredare la casa dei Toys Orchestra e anche di ripensarla.

Quel che è certo è che il tempo è ingannevole, alle volte passa velocemente, alle volte si dilata… Per noi sei anni sono stati molto veloci ma, effettivamente, sono un periodo molto lungo e quindi, a un certo punto, ci siamo rimboccati le maniche.

Ognuno di noi ha anche altri progetti ma non dimentichiamo che questi sei anni sono stati intervallati dalla pausa forzata dei due anni di covid, che hanno influito anche artisticamente. Non ho mai smesso di scrivere ma mi sono dedicato ad alcuni dei progetti diversi dai Toys Orchestra; nel 2019 ho anche fatto live in solo.

In questo lasso di tempo sono successe tante cose, sia a livello artistico sia nelle nostre vite personali; cose belle e cose brutte, così come è vita, per cui nel disco c’è questa alternanza.

Nella vostra musica c’è un respiro veramente internazionale, fatto di ballate evocative, blues-rock e tanta musica suonata alla vecchia maniera.
Come è stato ritrovarsi in un casolare di campagna a registrare dopo tanto tempo?

Ho scelto deliberatamente di fare un disco in questo modo ed è stato fantastico!

Con Bruno Germano, il fonico e produttore del disco, ogni volta che ci incontravamo a Bologna parlavamo di registrare nel suo casolare di campagna; così abbiamo cominciato a metter su l’idea di fare questo disco insieme nel suo studio.

La stanza dove si registra è ricavata in una ex stalla, perciò è molto distante dall’idea degli studi super raffinati.

Le pareti sono vive, non sono sterili e asettiche: questo tipo di ambiente era confacente alla mia volontà di entrare in uno studio senza avere la percezione e la tensione di essere lì col cronometro.

Vivere questa condizione rurale è stato anche un modo per vivere più rilassatamente in studio.

Bruno e la sua compagna, che è diventata membro della Toys Orchestra proprio durante le registrazioni, vivono affianco allo studio. In quei quattro mesi necessari per registrare il disco, è diventata una casa per tutti noi Toys. Spesso, nelle pause, ne approfittavamo per scambiare due chiacchere mentre cucinavamo o stavamo sul prato a goderci le belle giornate di sole, in questo scenario bucolico.

Avevo proprio bisogno di una riconnessione con l’autenticità, quindi, d’accordo con Bruno abbiamo deciso che questo disco non dovesse usufruire di troppa tecnologia, delle app, dei plugin e del digitale, ma dovesse essere registrato in analogico con pochi elementi, laddove poi va a risaltare più l’anima della canzone e la verità di quello che succede nelle registrazioni.

Altra caratteristica dei vostri brani è la coralità, non si può non sentirsi attratti e coinvolti. Immagino che nei live questa dimensione sia amplificata….

Quello delle voci è uno degli aspetti che curo di più, sia nella fase dei provini, sia in studio e nelle prove per i live. È l’elemento umano per eccellenza che poi dovrà esprimere le canzoni e, chiaramente, non mi riferisco alla tecnica, ma l’intensità del tipo di esecuzione, del tipo di scrittura.

Noi Toys abbiamo sempre lavorato con le armonizzazioni corali ma in questo disco, in particolare, volevo allargare questo aspetto, tanto è vero che ho coinvolto un gruppo di ragazze di un coro gospel e abbiamo marcato molto i contrasti: quando c’è il solista ti senti coinvolto nel testo, quando invece entra il coro ti senti abbracciato dal tutto.

Quale spazio ha ora il rock alternativo in Italia?

Le cose sono cambiate tanto e velocemente rispetto a quella che era la musica alternativa di dieci o quindici anni fa.

Oggi c’è molta più attenzione e attrazione verso il mainstream, soprattutto c’è stata una sorta di fusione tra mainstream e alternative, basti vedere alcuni nomi che oggi tranquillamente frequentano palchi come Sanremo o X Factor.

Anche il termine indie, che per la sua etimologia indicava la musica indipendente di controcultura, ha preso tutt’altro significato.

Lo spazio per chi vuole fare qualcosa di realmente alternativo è ridotto rispetto a prima, soprattutto nel nostro paese, però, c’è una sacca di resistenza che continua a sgomitare per fare il suo lavoro.

D’altronde la storia dei Toys parla chiaro: siamo degli outsider sulla carta, però è anche vero che abbiamo fatto otto dischi, siamo vicini al 25° anno di carriera. In qualche modo bisogna ottenere un proprio spazio e non accontentarsi di quello che ti hanno lasciato.

Sono molto riconoscente all’Italia perché ci ha sempre trattato con grande affetto. Abbiamo un pubblico che si è affezionato a noi e ci segue da più di vent’anni.

Mi piace pensare che, quando si suona dal vivo, non esista un concetto di spazio tempo perché si auto genera un’energia che non ha necessità di essere etichettata. Io dico sempre che gli applausi non hanno una lingua.

Parafrasando il titolo di uno dei vostri brani “Life starts tomorrow”; domani cosa vi aspetta?

Il tour è partito nel migliore dei modi, il 22 marzo, da Bologna. È stata una serata magnifica, con tanta gente e tanta energia…

Il domani noi lo viviamo, pensando all’oggi e, forse, è la cosa migliore, perché proiettarsi troppo in avanti è qualcosa che non fa mantenere la giusta concentrazione o l’attenzione a quello che si deve fare.

Il domani ce lo costruiamo giorno per giorno e adesso, quello che è il nostro domani, è prepararci per i prossimi live!

Leggi anche: …A TOYS ORCHESTRA: “Midnight Again” uscirà il 22/03

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