Da poco settantenne, nato sotto il segno dei pesci, Antonello Venditti nel 1984 componeva un brano che è diventato nei decenni successivi il simbolo di ogni generazione che sente incombere il peso degli esami, di maturità, universitari o più in generale della vita. Perché, si sa, gli esami non finiscono mai.

“Maturità t’avessi preso prima”, sentenzia Antonellone nazionale, quando trentacinquenne compone questo brano. Eppure oltre trent’anni dopo, il livello di scolarizzazione non è cambiato così tanto: un dato Ocse dello scorso settembre sostiene che solo il 18,7% degli italiani è laureato, contro il 33% degli altri paesi. Lo stesso studio sostiene la correlazione fra il livello di scolarizzazione e patologie come la depressione: “le persone con competenze cognitive inferiori tendono a lasciare la scuola prima e possono presentare alcune delle caratteristiche personali associate alla depressione. In ogni caso, i sistemi educativi hanno un ruolo da svolgere nell’affrontare la depressione, una malattia stimata come la principale causa di disabilità e che colpisce oltre 300 milioni di persone in tutto il mondo”.

I sistemi educativi a più livelli di istruzione e la giusta preparazione universitaria dunque sembrano essere la chiave di volta per il benessere personale e il proprio ruolo sociale.

“Io mi ricordo quattro ragazzi
con la chitarra
e un pianoforte sulla spalla,
come i pini di Roma
la vita non li spezza…”

Ma chi sono questi quattro ragazzi? Sono quattro personaggi noti, alla ricerca di locali serali in cui sbarcare il lunario e proporre la propria musica. Francesco De Gregori, Giorgio Lo Cascio, Ernesto Bassignano e lo stesso Antonello Venditti, che alla fine di un live in un club dell’underground romano si caricavano sulle spalle gli strumenti, e disquisivano di argomenti comuni a tutti i loro coetanei.

Quante volte ognuno di noi – specialmente nel mondo degli umanisti – ha ripetuto la summa la matematica non sarà mai il mio mestiere?”. Ognuno, ne sono certa.

Dello stesso anno di questa canzone è 1Q84, celebre romanzo di Murakami, che trae ispirazione da 1984 di Orwell e dalla presenza di questo fantomatico Grande Fratello, in cui uno dei due protagonisti, Tengo, è un professore di matematica in una scuola preparatoria giapponese, che forma i ragazzi usciti dal liceo, per i test di ammissione all’università.

Tengo ha anche una grande passione per la scrittura che coltiva come romanziere per concorsi da letterati e a proposito della matematica dice: “La matematica per me è troppo naturale. Assomiglia a un bellissimo paesaggio. Qualcosa che semplicemente sta lì, non c’è bisogno di sostituire nulla. Nel mondo della matematica, ogni tanto ha la sensazione di stare a poco a poco diventando trasparente. E a volte mi fa paura”. Un’attitudine che egli ha sviluppato sin dai suoi primi anni a scuola, grazie al metodo che gli è stato impartito, che è sempre la metà del risultato vincente di ogni studente.

Il ruolo chiave di Tengo è quello di fungere da tutor, permettere ai giovani di acquisire un metodo di studio, guidare e sostenere lo studente dal primo incontro fino al termine del suo percorso, al momento del test.

Un metodo personalizzato

Ma tornando alla musica, Venditti è stato l’autore che meglio ha saputo descrivere le ansie generazionali che ruotano intorno agli esami. Con la trilogia “Compagno di scuola”, “Giulio Cesare” e “Notte prima degli esami”, appunto, ha musicato le paranoie di oltre quattro generazioni di giovani studenti prima, uomini poi, caratterizzando le numerose notti della nostra gioventù, quando, guardando il soffitto, ci interrogavamo su quello che sarebbe successo, sul nostro futuro, sui nostri sogni che avremmo voluto realizzati presto.

In questa canzone c’è una manifestazione corale di un passaggio cruciale per ognuno, quello all’età adulta (la cosiddetta maturità): immagini visive (la notte), emotive (le lacrime di paura, l’amore), si alternano in un crescendo di emozioni, facendoci tornare indietro nell’età più bella, in cui tutto è sogno e la vita vera sembra ancora lontana.

Gli esami non finiscono mai”, ci insegna Guglielmo, protagonista dell’omonima commedia di Eduardo De Filippo quando, superato l’esame di laurea, si trova a dover affrontare il primo della vita adulta: i suoi suoceri.

Chissà se con la giusta preparazione universitaria, metodo di studio, supporto di un tutor, riusciremo ad affrontare anche l’esame più duro: la vita. Ma con una laurea in tasca, i nostri sogni sono più vicini e la depressione più lontana, parola di Ocse.

In caso di difficoltà possiamo chiedere a Cepu, che da oltre 30 anni si occupa di assistenza e preparazione agli esami universitari di tutte le facoltà e i corsi di laurea. Un tutor a disposizione dinamico e preparato permetterà allo studente di qualsiasi università di migliorare il rendimento o superare le difficoltà degli esami, stabilire quale metodo di studio applicare per agevolare l’apprendimento di un determinato argomento, personalizzare gli obiettivi accademici con spiegazioni, esercitazioni, test, questionari e verifiche disponibili anche in sede.