Moonglow, ottavo album del supergruppo fondato nel 2001 da Tobias Sammett, ed uscito in febbraio 2019 per Nuclear Blast, è il solito, splendido, poetico lavoro.

Mi auguro fortemente che tu, che stai leggendo, abbia avuto un’adolescenza piena di musica, come è stata la mia. Dallo studiarla, all’ascoltarne continuamente, all’avere finalmente la patente per andare a tutti i concerti possibili. Ed eccoli là, gli Avantasia, nel 2008, pronti a farti cantare a squarciagola una hit come Lost in space.

Non una band: un progetto, un supergruppo. Ed infatti, il loro fondatore, Tobias Sammet, è tedesco, e non era un novellino del genere, quando mise in piedi l’intero apparato. Dunque, nel già piccolo mondo della metal opera, oltre al fortunato e talentuoso folletto Arjen Lucassen coi suoi Ayreon, si andava ad unire un altro navigato musicista. Già frontman degli Edguy, nel 2001 concepì una grandiosa visione: riunire i migliori musicisti del power metal sotto un’unica egida, una sola bandiera, un gigantesco e drammatico musical. Ed ecco che uscirono Metal Opera I e II, la storia del novizio Gabriel Laymann e delle sue peripezie per giungere nel regno di Avantasia; il tutto narrato con un sound unico, in cui folk, metal, ma soprattutto passaggi orchestrali si fondono con le voci splendide dei protagonisti – Sammett stesso, Sharon den Adel dei Within Temptation, Timo Tolkki degli Stratovarius e molti altri – per una coppia di album che ha fatto scuola.

Artwork e tracklist di Moonglow, Avantasia (Nuclear Blast)
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Artwork di Moonglow, curato da Alexander Jansson, pittore svedese che si caratterizza per le sue ambientazioni a là Tim Burton.

01. Ghost In The Moon
02. Book Of Shallows
03. Moonglow
04. The Raven Child
05. Starlight
06. Invincible
07. Alchemy
08. The Piper At The Gates Of Dawn
09. Lavender
10. Requiem For A Dream
11. Maniac

Il progetto Avantasia non ha mai subito battute d’arresto, e rappresenta, insieme a pochi altri, uno di quei rari esempi di totale assenza di passi falsi, quality-by-design in musica. Tobias Sammett e gli Avantasia raggiunsero il successo planetario nel 2010, con un tour che includeva brani di Scarecrow, Angel Of Babylon e The Wicked Symphony: neppure lì, Tobias si fermò, in quanto di lì a poco sarebbe uscito Mistery of Time (2012), seguito da Ghostlights del recente 2016, che, sebbene inferiore alle aspettative, è ben lontano dall’essere un incidente di percorso.

Ora, trascurando il fatto che per me Tobias è un nome che ispira beltà musicale, va riconosciuto che riuscire a migliorare ulteriormente il riconoscibile sound degli Avantasia era un’impresa molto, molto ardua. Per chi ha ancora nelle orecchie The Scarecrow, ascoltare Moonglow sarà come essere abbracciati da un’amante perduta – o essere rilasciati di galera come il protagonista di Over the Hills and Far Away di Gary Moore.

Avete giocato a Bloodborne? Beh, Sammett sembra di sì. Il boss finale è la Presenza della Luna, una creatura che assomiglia a uno spaventapasseri, con lunghissimi serpenti al posto dei capelli, priva di accezioni positive o negative. Semplicemente, è. E questa entità, ectoplasmica, fuori dal mondo dark vittoriano del videogioco, è la protagonista di Moonlight.

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Fanart di Orioto della Presenza della Luna, boss finale di Bloodborne.

Questa timida creatura, scintillante, nascosta nelle immote sabbie del nostro satellite, si presenta in tutta la sua solitudine in Ghost in the moon, primo brano di Moonglow. Osserva gli umani, di notte, mentre dormono, si uccidono sulle rive del Rubicone; accoglie le preghiere di quegli esseri che non capisce; è metà divina, metà umana, e nulla sa di nessuna delle due porzioni.

I am rumour, I am nightmare
That I’m bound to dream myself
Half human – and it’s frightening –
To just guess the other half

Condannata a sognare. Il brano, una lunghissima suite di dieci minuti, è divisa in vari movimenti e cantata unicamente da Tobias Sammett, che dà il meglio di sè riconfermandosi fra i vocalist più in forma dell’intero panorama metal. Ed è una dichiarazione programmatica di Arte libera dalle major, dalle influenze prog, da quelle elettroniche, dalla voglia perversa e quasi forzata di sperimentare senza fantasia ma solo per esagerare e credersi pomposi: ed è quest’ultima la parola chiave, la fantasia, perché nella musica degli Avantasia ciò che conta è essere fantasiosi, ma a modo proprio. Come fu Tolkien, come fu Asimov, come tentò Martin; come fece Bergman e come cerca di fare Aronofsky. Andando avanti per la propria strada, fottendosene allegramente di ciò che il mondo intero comanda: e se il mondo intero dice al musicista che continuare a tentar di far sognare ascoltatori disillusi è una missione impossibile, Tobias Sammett risponde che la speranza è l’ultima a morire e che finchè anche un solo sognatore sarà disposto a sognare creature che abitano la Luna, lui sarà lì a comporvi canzoni.

È con queste spontanee elucubrazioni che si apre Moonglow, album che riflette, per sé, proprio per la sua anti-canonicità.

Dopo tanto ariosa opening, si passa alla decisamente più ritmata – doppia cassa e riff pesanti – Book of Shallows, in cui cantano più o meno tutti gli ospiti di Moonglow: Hansi Kürsch, Ronnie Atkins, Jørn Lande e Mille Petrozza. E tutti convivono in pace ed equilibrio, fra thrash e symphonic, e qualche cambio di ritmo a donare dinamismo sulle chitarre granitiche.

La title track, e singolo, Moonglow, è uno di quei brani semplicemente perfetti come se ne possono sentire ben pochi, attualmente: un’Astronomy dei Blue Oyster Cult, una More than a Feeling dei Boston, una Carry on Wayward Sons dei Kansas; e poi c’è il duetto Sammett-Candice Night (che, diciamolo, non fa rimpiangere Amanda Somerville di What Kind of Love), Moonglow. Eterea, sospesa, quanto energica nel chorus, descrive la dolce, dolcissima possessione da parte della presenza della luna di un uomo interpretato da Sammett, che lascia entrare quella sensuale luce dalla finestra.

Le suggestioni vittoriane spariscono per lasciare spazio al folk del fu menestrello Hansi Kursch, che fa vibrare tutta la sua chiarissima voce in The Raven Child, un’accorata preghiera alla Luna che evolve in una power ballad che contiene perfino momenti di arpa; si odono lontani elementi di Farewell, altro brano storico degli Avantasia in cui era presente Kursch, ma armonizzati con la notturna malinconia che caratterizza Moonglow: la stessa di Edgar Allan Poe, scrittore gotico per eccellenza, che viene citato nel testo.

Torniamo su lidi più classici e meno oscuri con la frizzante Starlight con Ronnie Atkins: echi di Another Angel Down, provenienti perfino da The Scarecrow, del 2008; orecchiabilissima quanto varia, diverrà un inno quando proposta live.

Canneti e alberi frondosi crescono sulle rive di un fiume che scorre placido, le acque scure come petrolio, e le minuscole onde create dal passaggio di una barchetta – silenziosa come se fosse trainata da spettri – spezzettano in scheggee la luce proiettata dalla Luna. In sottofondo, suona l’oscura e maestosa Invincible, con Geoff Tate olim Queensryche (qui il nuovo album!), inizialmente lento e amaro notturno, ad evolvere poi – come un fiume che dirupa in cascata – nell’energico cantato di Sammett del chorus. Pura fantasia, fiori colti ancora chiusi, in piena notte, in una radura infestata, è invece Alchemy, di nuovo con Tate, e ne eredita le caratteristiche prog. Una calvacata elettronica – neanche ci trovassimo in un album industrial, dei Rammstein, o electrodark, dei Blutengel – che non può che lasciare il segno. La creatura, decisa ad aprirsi al mondo degli umani, ne scopre l’orrore e le contraddizioni, e si colpevolizza per il suo esser fuori posto, divisa fra due mondi: Sammett la accarezza con la voce, ne esalta la splendida, unica, diversità.

Now, in this gallery of wonder
You wonder what it’s all about
Well, selling sun in the rain!

Strizzando l’occhio a ciò che accade, invece, nel power metal odierno, ma Avantasiamente, nasce The Piper at the Gates of Dawn. E mi duole dirlo, mi piange il cuore, lacrime argentee come la luna, ma, nella sua complicatezza compositiva, è il brano peggiore di Moonglow. Confuso, voci su voci escono da una cornucopia senza criterio, perdendone in fruibilità. C’è molto degli Edguy di Tobias, ma poco dell’eleganza del sound degli Avantasia. Pazienza, dopo una sequela di capolavori un momento meno entusiasmante è concesso.

Veterano del progetto Avantasia è Bob Catley, vocalist dei Magnum, e splendida voce tenorile, per un classe ‘47, espressiva e corposa: sua è Lavender, che torna sui binari del sogno cui Moonglow ci aveva abituato. Un vero e proprio inno, magistralmente scritto e che si adatta perfettamente alla voce del più che settantenne Catley.

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Quel giovincello di Bob Catley.

Approdo del viaggio della creatura notturna, al chiaror della luna, è Requiem for a Dream. E primo brano in cui viene dato un ruolo di primo piano ad un altro decano del progetto Avantasia, Michael Kiske, che fu co-fondatore degli Helloween cui si distaccò negli anni ’90: e vi porta tutta la sua energia. La cavalcata finale, hard&heavy e con una grandiosa linea di basso, è infine giunta al termine, e la creatura lunare scappa, a malincuore, sconfitta da un mondo che non le appartiene; e fugge nel buio.

Non mancano, come di consueto, le cover, come in ogni lavoro degli Avantasia che si rispetti: Maniac, che fu di Michael Sambello, per un po’ di ricordi anni ottanta – sonorità che Sammett ama – assieme a Eric Martin, già presente in The Mistery of Time. Gustosa e pastosa. E vien voglia di vedere Martin e Sammett ballare con gli scaldamuscoli e scalciando via le scarpe.

Cos’è, dunque, l’arte? È specchio della realtà, o rappresentazione più o meno sincera di ciò che l’artista vede nella realtà? Quell’entità, timida e triste, che guarda la folla umana, rosa e liquida, dal suo punto d’osservazione sul nostro sterile satellite, che decide di farne parte, ed infine fugge spaventata, è davvero così irreale? L’isolamento, un tema così caro agli artisti, in quest’epoca di iperconnessione: la perfezione della solitudine, la mancanza del solipsismi, il ricordare a se stessi chi si è, può ancora essere realizzata nel pallido bagliore lunare. Una luce riflessa, scevra della volgare opulenza ed ostentazione del sole, e per questo più dolce, più femmina, più delicata.

Tobias Sammett è uno dei più grandi musicisti contemporanei, e solo la Dea della Luna sa quando il suo talento verrà riconosciuto.