Kassie Afò – Kassie Afò [Recensione]

Kassie Afò è il progetto solista di Giulio Tosatti in uscita per Junkfish Records. Il producer e percussionista, già fondatore dei Pop James, per questa nuova avventura si avvale del featuring di Saret che presta la sua voce in tutte le canzoni dell’EP.

L’Ep omonimo è composto da cinque brani che spaziano dalla musica cubana, avendo lo stesso Giulio vissuto su quell’isola per studiare a fondo le ritmiche e le sonorità che ha riportato nei suoi lavori provando a rivisitarle, fino alle contaminazioni con la musica dance. Ma questo EP è anche molto altro.

Nome omen, recita un vecchio adagio, E Kassie Afò è proprio questo, il significato dei due termini propri della popolazione Malinke della Guinea dell’Est che richiamano i concetti di “ritmo” e di “suonare”. È proprio quello che succede brano dopo brano, c’è la world musica ma che anche l’elettronica. Ci sono le percussioni di derivazione tropicale ma c’è anche il ritmo sincopato molto caro ai rave. Il ritmo quando c’è non lo puoi ingabbiare. La voce di Saret si diverte a creare atmosfere diverse a seconda delle canzoni. Ora più materiale, fisica, quasi come un corpo a corpo, altre volte più rarefatta e immaginifica.

Fortune Teller affonda a piene mani nella tradizione africana, non si può ignorare quanto quel continente abbia influenzato musicisti come Tosatti. Ci si fa leggere il futuro nelle carte, lo si fa alternando cori maschili alla voce narrante di Saret. È una sorta di omaggio alla tradizione dei Tamburi che va dal Burundi alla Guinea che ha dato il nome al progetto ma che in fin dei conti riunisce gran parte del continente africano.

Con il secondo brano che da anche il nome al disco ci troviamo invece completamente altrove, sembra di ballare in una discoteca fatta di echi dance anni 90 portati al loro stato minimale. La voce rievoca atmosfere fatte di neon e fumo.

Il viaggio all’interno dell’ep ci porta fino al (DalMar, qui la cassa dritta emerge come dalle onde e sorregge per gran parte del brano quasi da sola la voce di Saret, fino a quando il piano forte e le congas accendono la luce sullo scenario tropicale. Un brano fatto di ombre e di luci che si contrappongono anche a livello sonoro.

Tamb’ahora rallenta il climax, è il momento di tirare il fiato come è normale in qualsiasi dancefloor, il brano più introspettivo del disco che affronta il tema del coming out. L’atmosfera è invitante e non lascia spazio alla tristezza. Il giro del mondo del ritmo in cinque brani si chiude con Rek, brano suonato con strumenti tradizionali africani e cantato anche in lingua Malinke. Ai tamburi si uniscono anche i sintetizzatori senza per questo creare un distacco, ma in modo da aumentare il coinvolgimento finale dell’ascoltatore.

Cinque brani che in un tempo ristretto riescono a farci girare la testa a 360 gradi. Giulio Tosatti è ispirato e le composizioni scivolano una dopo l’altra senza bisogno di ripensamenti, senza esitazioni, senza che ci si possa fermare. Suonalo ancora, suonalo ancora Kassie Afò.

Raffaele Calvanese

 

raffaele-galvanese

Speaker radiofonico, giornalista musicale e scrittore. Cresciuto a pane e grandi classici negli ultimi anni si è dedicato alla scena emergente italiana, quando ancora definirla Indie aveva un senso, ospitando nel suo programma e recensendo nella sua rubrica molti dei più promettenti artisti italiani emergenti in particolar modo della scena campana.

2018-11-23T13:02:24+00:00 23 Novembre 2018|Recensioni, The Other Side|0 Commenti