Concrete and Gold: Il ritorno in grande stile dei Foo Fighters.

Che dire, i Foo Fighters sono uno di quei rari casi di band che, andando avanti con il tempo, continua sempre a maturare sfornando lavori sempre più raffinati, interessanti, maturi e soprattutto di pregevole fattura.

Con Concrete and Gold, uscito il 15 settembre 2017 sotto le etichette “Roswell” e “Rca”, la band di Dave Grohl ha prodotto un album compatto, raffinato e dalle mille sfaccettature. Ciò che stupisce nella maniera più assoluta è la capacità innata, di questa band, di rivoluzionarsi ed evolversi senza mai perdere, però, quelli che sono i tratti fondamentali che li hanno portati nell’olimpo del rock contemporaneo.

Spesso e volentieri nel passare degli anni Dave Grohl ha affermato di percepire, dopo ogni lavoro, la necessità di migliorarsi, di far sempre di più, di rendere più completi e musicalmente elevati i suoi lavori. Già con Sonic Highways era evidente l’innalzamento dell’asticella da parte della band americana. La sperimentazione e l’innesto di nuovi elementi, la fusioni di differenti stilemi e la costruzione di un sound più originale era quanto spiccava nel lavoro del 2014.

Tre anni dopo, con Concrete and Gold, i Foo Fighters arrivano a compiere un processo evolutivo sviluppatosi in maniera impeccabile dando vita ad un lavoro maturo che trascende dal tipico stile hard rock di stampo U.S.A che li ha sempre distinti andando a inserire elementi nuovi che non fanno altro che donare maggior freschezza e imprevedibilità a un lavoro ricco di momenti alti e che riesce a non annoiare, anche dopo una grande quantità di ascolti, anche l’orecchio più critico.

Andiamo ora ad analizzare, brevemente, in modo più approfondito i momenti migliori di un album tutto da scoprire.

Concrete and Gold: Energico, fresco e variegato.

L’intro, “T- Shirt”, apre l’album reggendosi su pacati accordi acustici e una voce che delicatamente intona un flebile cantato. Poi, improvvisa e inaspettata, una corale esplosione di chitarre e voci ci proietta in quello che sarà il mood generale del lavoro. Potente, aperto, ricco ed energico. “Run“, singolo di lancio dell’album, inizia quasi allo stesso modo. Un dolce arpeggio di chitarra clean sorregge un cantato che, trainando un crescendo strumentale ineccepibile, sfocia in un riff dal gusto spiccatamente alternative/metal. Serrata e potente prosegue con un cantato aggressivo ed effettato. Il ritornello, melodico e slanciato evidenzia uno dei punti di forza dell’album, ovvero la presenza di elementi estremamente melodici accostati a un contesto strumentale potente e slanciato.

Con “Make it Right” troviamo un pezzo dal gusto vagamente Zeppeliniano e Blueseggiante anche nella sua aggressività. The Sky is A Neighborhood, vera chicca dell’album, è un pezzo destinato ad essere tra i best of della discografia dei Foo Fighters. Introdotta da un tappeto di cori e chitarra arpeggiata si risolve poi in una strofa dove chitarra e batteria, in modo minimale, appoggiano un cantato ritmato e aggressivo. Il tutto esplode poi in un ritornello dove il sostrato strumentale cresce, aumentando vertiginosamente la dinamica. Slanciato e potente, ricco di cori, tastiere e potenti chitarre. Un pezzo fresco, epico e carismatico in grado, nella sua semplicità, di non stancare mai.

Lo stesso succede con “La Dee Da”, pezzo diverso nelle sonorità ma assolutamente godibile ed energico nella sua semplicità. Costituito da un singolo riff ripetuto praticamente allo sfinimento viene diversificato dalla presenza di differenti cantati. Prima lento e melodico nelle strofe, poi più esplosivo e rabbioso nei ritornelli dando quasi un sentore di punk. La presenza di elementi elettronici non tradisce il sound tipico dei Foo creando un prodotto nuovo e dal gusto estremamente contemporaneo.

Dirty Water” è un pezzo dal doppio volto. Inizialmente si mostra come una tranquilla e trascinante ballata dal retrogusto “Dire Straits. Poi, dopo due minuti e mezzo circa, arriva l’esplosione. Tra chitarre, sintetizzatori e bassi distorti il pezzo cambia totalmente volto andando ad esaurirsi dopo un lungo crescendo corale. In “Happy Ever After” troviamo invece una ballad godibile compresa tra il folk e il country.

Con “Sunday Rain” riecco mescolate le carte. Una strofa ritmata sospesa tra sincopi distorte e pad psichedelici va a risolversi poi in un ritornello tra il soul e il blues donando un nuovo carico di freschezza e imprevedibilità a un album quanto mai completo, coeso e ricco di spunti.

In conclusione

Concrete and Gold è quello che si può definire un grande album. Ricco di spunti, tremendamente ispirato, variegato (basti guardare il duo Happy Ever After/Sunday Rain) e allo stesso tempo coeso. I Foo Fighters sono riusciti con successo ad aggiungere nuovi elementi e nuove sonorità alla loro musica senza però snaturarla privandosi dei loro tratti fondamentali. Vi sono carisma, energia e rabbia ma vi sono anche aperture corali, allungamenti verso panorami dal retrogusto blues/soul e anche un elettronica ottimamente utilizzata. La produzione, affidata a Greg Kurstin (già collaboratore di Red Hot Chili Peppers, Liam Gallagher, Kesha, T-Pain, Shakira, Donna Summer e tanti altri) è impeccabile. Riesce a valorizzare ogni strumento portando ogni cosa sul giusto livello valorizzando ogni singola sezione di ogni singolo pezzo.

Insomma, senza dilungarsi eccessivamente, ogni amante della musica in tutte le sue forme non potrà non trovare in Concrete and Gold un album dal grande valore simbolo del processo evolutivo, ormai giunto a maturazione completa, di una band che sembra aver ancora molto da dire nel mondo della musica.

Voto: 7.5

Lorenzo Natali

 

Lorenzo Natali

Amante della musica e dell’arte in tutte le sue forme. Studente di lettere, musicista e compositore (forse un giorno anche in modo professionale) ma, soprattutto, eterno eccessivo pensatore. Tendenzialmente bonario ed aperto ad ogni sound, raramente critico in modo cinico e accanito tanto da doversi sottoporre a censura. Forse, però, è meglio così….

2018-01-29T09:55:35+00:00 29 gennaio 2018|Recensioni|0 Commenti