Home Interviste Intervista a Zibba: dalla collaborazione con Britti a quella con Masini, ecco com’è nato “Le cose”

Intervista a Zibba: dalla collaborazione con Britti a quella con Masini, ecco com’è nato “Le cose”

by Adriana Santovito

Zibba (Sergio Vallarino) arriva al grande pubblico partecipando al Festival di Sanremo nel 2014 e vincendo il Premio della Critica. Nel corso degli anni vince altri prestigiosi premi ed inizia a collaborare con alcuni grandi nomi della musica italiana: autore per Warner Chappel, firma brani per Eugenio Finardi, Cristiano De André, Patty Pravo, Max Pezzali, Emma, Marco Masini e tanti altri. Il 2 febbraio è uscito Le cose, il suo ottavo album, ed ecco cosa ci ha raccontato.

Leggendo la tracklist del disco, la prima cosa che salta all’occhio è la presenza di numerose collaborazioni: Elodie, Erica Mou, Chantal, David Blank, Alex Britti, Marco Masini e Diego Esposito. Come mai questa scelta?

Ho seguito il flusso di quello che stava accadendo. Ero partito dicendo di non volere ospiti nel disco ma poi le cose sono andate diversamente. Oggi sono felice di aver accolto tutto questo. Le cose sarebbe stato meno a fuoco senza la presenza delle voci che mi accompagnano.

Forse non te lo dovrei chiedere (ma te lo chiederò lo stesso). Tra tutti i brani del disco, qual è quello che preferisci rispetto agli altri? Qual è il featuring che ti ha lasciato di più rispetto agli altri?

Li amo tutti per motivi diversi, è ovvio. Di certo il feat. con Masini è tra quelli più soddisfacenti, anche perché questa canzone ha rischiato di non essere nel disco per un certo periodo. Poi l’idea di farla insieme e la nascita dell’arrangiamento durante una session d’improvvisazione… Il mio brano preferito è quello che chiude il disco.

Ho letto da qualche parte che Le cose è stato concepito ed è cresciuto nel tempo attraverso diverse fasi produttive che hai curato personalmente (affiancato da Simone Sproccati). Dunque, com’è avvenuta la ricerca dei suoni che caratterizzano questo disco?

Ascoltando tanto cosa succede nel mondo a livello musicale, facendo tanta sperimentazione. Simone Sproccati ha avuto spesso la forza di interpretare e tradurre il mio delirio. Abbiamo lavorato per divertirci e si sente.

“Come passa il tempo quando stiamo bene, in questa camera non-fumatori, come se fossimo soli…”: ho immaginato lui e lei che a fatica si svegliano, lasciandosi alle spalle un letto disfatto consapevoli che passerà del tempo prima di potersi stringere di nuovo; ho immaginato l’odore di quella camera, una bottiglia sul pavimento; ho immaginato un amore messo a dura prova dalla distanza, dalla realtà. Forse questo è solo un film frutto del mio vissuto. Ma parlami di Quando stiamo bene, il brano (cantato insieme ad Elodie) che stiamo ascoltando in giro in questo periodo.

Nato in una stanza d’hotel su un beat di Mace in Toscana. Ognuno deve farsi il suo film sulle canzoni, raccontarle troppo le rende meno di tutti. Amo questa canzone. Parla di una parte di me che non sempre ascolto. Se non ci fosse stato questo brano probabilmente anche il disco sarebbe stato diverso. Mace è uno dei producer che più amo del nostro panorama. Unire la sua idea con le mie parole e le nostre due voci ha reso questa canzone molto speciale per me.

Hai collaborato con artisti molto giovani. Addirittura Quando abbiamo smesso, brano cantato insieme ad Erica Mou, è stato scritto da lei (ed è l’unico che non sia stato scritto da te ne Le cose). Come ti poni rispetto alle nuove leve della musica italiana? Sembri avere molta fiducia in loro.

Molta. Ed in generale mi piace l’idea di dare una mano e produrre, cosa che sto facendo. I miei vent’anni non sono stati facili, ora che sono un ometto provo a rendere meno difficili i vent’anni degli altri.

Restando in tema, chi è stato invece ad avere fiducia in te? Come sei arrivato fino a qui?

Il pubblico e le persone che ho attorno mi vogliono bene. E mi danno tutta la forza che serve. Lo staff è fondamentale. Avere un pubblico affezionato lo è. Fiducia in me l’hanno avuta in tanti, alcuni hanno anche solo provato ad averla per salire magari su un carro che andava veloce. Non è facile questo lavoro. A volte è stato difficile anche per me avere fiducia in me. Ringrazio davvero ogni singolo aiuto mi sia stato dato in questi vent’anni.

Scherzando (ma non troppo) ho affermato di trovarti perfetto, musicalmente parlando. In ogni tua canzone riesci a trovare un incastro perfetto, appunto, tra i suoni e le parole. Non c’è nulla che sia fuori posto e mi sembri un tipo molto preciso. Sbaglio?

Non puoi fare questa domanda a me, la ricerca della perfezione non la considero. Ma ti ringrazio per aver notato lo sforzo, perché è vero che dietro ogni scelta ci passo davvero tanto tempo.

A breve partirà il tuo tour. Dicci dove ti potremo ascoltare e soprattutto cosa ci farai ascoltare.

Sarà uno show con una band rinnovata ed un nuovo modo di stare sul palco. Ovviamente oltre al disco suoneremo un po’ di brani vecchi che non possono mancare. Entro la fine dell’anno arriveremo ovunque, il tour sarà diviso in più parti per permettere di fare anche i piccoli club e le province. Per adesso le date sono l’1 marzo all’Alcatraz di Milano, il 17 marzo al Monk di Roma, il 20 marzo al Teatro Castello di Bolzano, il 21 marzo alla Latteria Molloy di Brescia, il 23 marzo al Teatro Socjale di Ravenna, il 31 marzo al Sound Music Club di Frattamaggiore ed il 7 aprile al Bangarang di Genova.

Adriana Santovito

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