Una serie di coincidenze, di incontri fortunati e di addii, hanno portato all’uscita di “D- Segni”, da oggi disponibile in formato vinile + libro.
Tutto ruota, infatti, intorno ad un libro dell’attrice Madeleine Fisher, avvolto in una copertina di lana, regalato in tempi non sospetti a Mala.
Un libro che veniva usato come cuscino ed ora è diventato la fonte d’ispirazione del nuovo progetto musicale dei GUAPPECARTO’.

La Dama, così come la chiamano Mala (Marco Sica) e Braga (Pierluigi D’Amore), gli attuali componenti del gruppo nato vent’anni fa a Perugia, è stata madrina e sostenitrice dopo averli notati durante una loro performance, nel 2004.
Dopo esser stati chiamati da Madeleine a comporre la colonna sonora per il suo film “Uroboro”, decidono di partire per Parigi dove, dopo varie peripezie, è ancora una volta l’attrice svizzera naturalizzata italiana ad accoglierli nella propria dimora, quando erano ancora musicisti di strada, offrendo loro ospitalità, ispirazione e linfa vitale per un futuro possibile.
Negli anni, i Guappecarto’ hanno pubblicato cinque album (“Rockamboles” è diventato colonna sonora del film “Gatta Cenerentola”, vincitore di 2 David di Donatello e di Ciak d’Oro) e si sono esibiti in più di 1500 concerti in tutta Europa.
Le nove tracce dell’album “D- Segni” sono state ispirate da aforismi e disegni della Fisher; un modo unico per omaggiare la memoria della Dama e restituire tutta la forza e la fragilità della vita artistica che i Guappi hanno vissuto tra sacrifici, viaggi infiniti, lontananza dagli affetti ma anche emozioni immense e la gioia di condividere la strada con chi ha lo stesso destino.
INTERVISTA
Il libro D-SEGNI nasce per omaggiare Madeleine, una figura che si svela pian piano, scorrendo le pagine, sia attraverso i suoi “Segni” che i vostri racconti. Oserei dire che vi ha lasciato in eredità un piccolo tesoro, fatto di aforismi e schizzi, densi di significato, un ottimo spunto per nuova musica…
Mala: Si, sicuramente è un piccolo tesoro nascosto, poiché mi è stato regalato dalla nostra madrina artistica quando vivevamo nel suo Castello e per tanti anni l’ho custodito gelosamente, senza aprirlo; addirittura lo usavo come cuscino, dato che era quadrato e avvolto in una copertina di lana a scacchi, fatta a mano dalla stessa Madeleine.
Il contenuto l’ho scoperto soltanto dopo la sua morte, nel 2020, e ho finalmente capito che all’interno c’era qualcosa di molto importante che poi ci è servita come materia prima per lavorare all’album.
Braga: Il libro è composto da 80 immagini tra fotografie, tavole o disegni, tutti accompagnati da aforismi, anche abbastanza criptici. Quando Mala ci ha fatto vedere questo libro ha avuto fin da subito l’idea di trarne ispirazione per l’album e, al contempo, omaggiare la nostra madrina.
Questo album è frutto di due scossoni importanti. La scomparsa di Madeleine e l’abbandono dei vostri compagni di viaggio. Cosa rappresenta per voi?
Braga: Visionando il materiale ci son venute in mente tante idee musicali, a volte molto disconnesse tra di loro, fino al punto in cui abbiamo capito il motivo di fondo di questi aforismi, che riguardava la ciclicità dell’esistenza, la non linearità del tempo: il tempo non è lineare ma è composto da cicli che possono essere applicati alla storia, ai singoli e al mondo in generale.
Questo concetto ci è sembrato ancor più vicino a noi, dato che stavamo attraversando la chiusura di un ciclo come gruppo, visto che eravamo rimasti in due da cinque che eravamo.
Il nostro produttore, Stefano Piro, ha avuto l’idea di lasciarci ispirare dalle immagini per poter raccontare in musica la nostra storia e quindi abbiamo cercato di coniugare questi tre aspetti in D -Segni che è sia un vinile, che un libro che parla della nostra storia.
Abbiamo immaginato un dialogo tra noi, in cui raccontiamo le nostre avventure e come si sia sviluppato il progetto, riproducendo le immagini che abbiamo scelto tra quelle ottanta di partenza, e Mala ne ha disegnate a china trentadue.
Mala: In effetti la copertina riproduce una scacchiera perché l’abbiamo immaginata come un gioco tra me e Braga, una volta rimasti soli davanti a questa scacchiera con l’obiettivo di raggiungere lo spirito della Dama (Madeleine).
È la chiusura di un cerchio ma anche l’inizio di un nuovo cammino.
Per raccontare la nostra storia abbiamo dovuto rallentare e metterci in ascolto del nostro “io” più nel profondo e abbiamo riconosciuto all’interno della nostra esperienza i segni che ci ha lasciato Madeleine. Nella vita di ogni persona capita di ricevere dei segni che probabilmente non coglie immediatamente. Solo se ci si mette in ascolto si riesce ad interpretarli e a trasformarli.
Delicate Infiorescenze, che è stato il punto di partenza musicale del vostro progetto come Guappecarto’, in questo album, grazie a una nuova veste, è diventata “Infinito”, il brano che conclude l’album e dà inizio al libro. La scelta di dare all’album una scaletta inversa ai capitoli del libro è abbastanza particolare, ci puoi spiegare il perché?
Mala: Il primo lavoro che abbiamo fatto con Madeleine era la favola di Cappuccetto Rosso, all’incontrario. Lei amava rappresentare sempre una cosa e il suo esatto contrario, ed è per questo motivo abbiamo deciso di raccontare la storia dell’esperienza del disco partendo dallo studio, quindi dal presente, per ritornare, a ritroso, all’incontro con Madeleine; mentre, nel disco raccontiamo la storia in note, partendo dall’inizio dell’avventura dei Guappecartò, fino ad arrivare ad oggi.
Le due narrazioni, sottolineate dal bianco e dal nero, sono sovrapponibili ma raccontano la storia dei Guappecarto’ da due punti di vista diversi, dando la versione d’insieme, come scriveva Madeleine. Come è stato ripercorrere i vostri 20 anni di avventure, musicali e non?
Braga: Tutte le storie, sia personali, che di gruppo, sono ricche di aneddoti.
Lavorare a questo album è stato un viaggio, condensato nel tempo, di ciò che abbiamo vissuto in questi vent’anni.
Nonostante la gestazione sia stata lunga, dato che va avanti dal 2020, la realizzazione dell’album è avvenuta in una settimana che è, ovviamente, stata molto intensa, anche a livello emotivo, ed è questo che vorremmo far vivere anche durante i live.
Mala: Anche la track list dei brani si può suddividere in un lato A, che rappresenta la memoria, mentre il lato B è incentrato sulla consapevolezza che abbiamo oggi e la voglia di trasformare quello che siamo, grazie alle esperienze che abbiamo vissuto, per andare verso mete sconosciute e nuove.
Nel libro raccontate che, una volta partiti da Perugia, avete scoperto di essere stati illusi da un certo Scott che vi aveva promesso un contatto con una casa discografica. Avevate vergogna a tornare indietro e allora avete proseguito il viaggio. C’è stato qualche momento in cui avete pensato: ma chi me l’ha fatto fare?
Mala: Assolutamente sì, ma la cosa straordinaria è proprio che, nonostante l’avventura ci portasse spesso ai limiti dell’impossibile, abbiamo sempre pensato di farcela.
La musica, in questo senso, è sempre riuscita a sorprenderci a e ad aprirci qualche piccolo spiraglio di speranza che ci ha permesso di andare avanti.
Nel 2020 intervistai il vostro ex collega, Dr. Zingarone, che mi parlò della situazione che si viveva in Francia e anche di come venissero riconosciuti, anche a livello lavorativo, gli artisti. Malgrado in quel periodo il settore spettacolo abbia avuto un riconoscimento, qui in Italia, a distanza di cinque anni nulla è cambiato. In Francia invece?
Braga: Tutta l’arte performativa in Francia è tutelata, anche i tecnici e tutti coloro che lavorano nell’ambito dello spettacolo. Anche in Irlanda, si sono mossi ,di recente, in tal senso.
Non vorrei sbagliarmi ma penso che in Francia sia un sistema che risale ai tempi della prima Guerra Mondiale, quando venivano distribuite appunto delle tessere per il razionamento del cibo e, chi faceva arte ne era sprovvisto perché il suo mestiere non era riconosciuto e letteralmente facevano la fame.
Dopo la guerra fu sancito che non succedesse mai più una cosa del genere e fu creata una regolamentazione per il settore degli artisti, che prevede tutele economiche e pensionistiche.
A proposito di viaggi, tra meno di un mese parte il vostro giro d’Italia, che si concluderà nella vostra patria d’elezione, la Francia. Siete pronti?
Mala: Non vediamo l’ora!
Abbiamo appena fatto una data zero di anteprima ad Avignone, ed è stato veramente emozionantissimo perché il nostro sound è radicalmente cambiato e quindi avevamo voglia di stravolgere il live.
Le persone erano molto coinvolte nonostante il nostro modo di approcciarci al live sia decisamente più “serio”, ora.
Attraverso questo album abbiamo cercato di esprimerci senza compromessi, unicamente con il nostro linguaggio musicale e visivo, servendoci anche degli aforismi per cercare di portare le persone ad immergersi in un film sonoro che è il nostro lavoro.
Braga: Partiremo con la prima data, il 12 di novembre, dal Germi di Milano e arriveremo fino alla provincia di Bari per poi riprendere da Parigi e, probabilmente, da lì, in Svizzera.
Con noi sul palco ci saranno il vecchio amico Seb Martel, raffinato chitarrista e produttore francese, che ha coprodotto l’album e ai disegni ritmici, con oggetti trasformati per l’occasione in strumenti a percussione, ci sarà Natale La Riccia, che era già stato parte del gruppo per l’album “Sambol – L’amore migrante”.

Per ogni cosa c’è un posto
ma quello della meraviglia
è solo un po’ più nascosto
(Niccolò Fabi)