Gioved-INDIE: Gazzelle, credo che gli haters contribuiscano al successo di un artista

Flavio Pardini, in arte Gazzelle, è l’ospite settimanale della rubrica più indipendente del web, Gioved-INDIE. Il cantautore della Maciste Dischi, reduce dai tre concerti-evento a Roma e Milano, ci ha raccontato come le critiche dei cosiddetti haters possano in qualche modo creare hype e di conseguenza innalzare la notorietà di un artista.

Ciao Flavio, benvenuto nella nostra rubrica del giovedì più indipendente del web, Gioved-INDIE, domanda introduttiva generale: cos’è per te l’INDIE e cosa si mantiene ancora INDIPENDENTE?
Credo che l’indie in questo momento storico sia un genere a tutti gli effetti più che un’appartenenza. In realtà vent’anni fa aveva tutt’altro significato, mentre adesso si associa l’indie a questo nuovo pop italiano. Ciò che mi mantiene aggrappato alla scena indie, oltre alla musica, credo sia il fatto di appartenere ad un’etichetta appunto indipendente e non ad una major. Io ho la fortuna di essere completamente indipendente, la mia etichetta mi permette di essere libero di scegliere di fare ciò che voglio a livello artistico, senza doveri o leggi di mercato. Anche a livello umano mi sento indipendente.

Dal punto di vista stilistico hai etichettato il tuo disco d’esordio come “sexy pop”. Può essere considerato un vero e proprio genere? Come lo definiresti?
In realtà la definizione di “sexy pop” l’avevo data un po’ per giocare perché trovavo divertente dire una cosa del genere, era una sorta di provocazione visto che il mio è un disco di otto canzoni d’amore, però siccome non le trovo molto sdolcinate mi piaceva definirlo un album un po’ più sexy che romantico. Non so se si possa considerare un genere vero e proprio, penso che il mio genere sia semplicemente pop attuale, poi se è sexy è soggettivo.

“Superbattito” può vantare anche la supervisione artistica di Leo Pari. In che modo è nata questa collaborazione con il cantautore romano?
Con Leo ci siamo conosciuti abbastanza ubriachi ad una serata a Roma e ci siamo presi bene, ancora dovevo far uscire il disco e gli dissi di avere delle canzoni da fargli ascoltare, erano già arrangiate ma volevo qualche suo consiglio. Così gliele ho inviate, gli sono piaciute una sacco e ha deciso di darmi una mano in studio, portando i suoi sintetizzatori analogici personali che hanno dato una svolta al sound.

Dopo l’uscita del tuo primo album hai pubblicato svariati singoli, che poi sono stati inseriti nell’edizione deluxe “Megasuperbattito”. Cosa ne pensi in merito a questa politica riguardante gli inediti?
Per quanto mi riguarda, siccome avevo scritto queste canzoni subito dopo aver ultimato il disco, sentivo l’esigenza di farle uscire, in realtà avrei potuto aspettare ed inserirle nel nuovo album, ma per quest’ultimo ho già pronti diversi pezzi, scrivo molto… La decisione di pubblicare questi singoli è stata condivisa dall’etichetta e dal mio manager senza seguire una precisa strategia. Sono abbastanza impaziente, se ho una canzone voglio farla uscire.

Inizialmente preferivi non essere riconosciuto, tra foto sfocate e stelline sugli occhi. Come hai modificato la tua immagine nel corso di questi mesi?
Confermo, all’inizio il mio intento era quello di rimanere un passo indietro rispetto alla musica, desideravo che non si parlasse tanto di me ma delle mie canzoni. Poi ovviamente col tempo, facendo quasi cento concerti in un anno non ho voluto nascondermi più di tanto, il mio rapporto con l’immagine e con i social si è in qualche modo adattato, però cerco comunque di non confondere la vita di Flavio da quella di Gazzelle. Il rapporto col pubblico ha influito tanto, quando canto dal vivo mi espongo tantissimo ed è diventato inevitabile metterci la faccia.

In un mondo dominato dai leoni da tastiera, credi che gli haters contribuiscano al successo di un artista, creando quindi hype?
Tutto sommato credo di sì, nonostante magari spesso lascino il tempo che trovano è pur sempre vero che più se ne parli e meglio è. Credo che gli haters, così come le critiche, siano necessari: penso che se qualcosa a livello artistico, un quadro, una scultura, una canzone, susciti reazioni contrastanti vuol dire che stai facendo qualcosa di innovativo, degno di nota. In quest’epoca siamo tutti leoni da tastiera, poi per strada nessuno mi ha mai insultato.

Appartieni alla cosiddetta “scena romana”. C’è un artista o un disco di questa corrente musicale che ti ha particolarmente influenzato nella tua scrittura?
Sicuramente il primo disco de I Cani mi ha fatto scoprire un nuovo modo di scrivere canzoni, con un linguaggio moderno. In seguito anche Calcutta mi ha influenzato parecchio, lui e Niccolò hanno in qualche modo aperto una porta del sottosopra, citando una celebre serie tv.

Oltre al progetto Gazzelle, sei anche autore per altri artisti? Per quale cantante vorresti scrivere un brano e perché?
Sì, ho anche un contratto come autore, ho scritto diverse canzoni per alcuni artisti cosiddetti “big” che usciranno nel corso del tempo. Se proprio dovessi scegliere un artista su tutti a cui mi piacerebbe scrivere un brano ti direi Vasco Rossi, sarebbe un onore anche se credo che lui non ne abbia bisogno. Pure per Cremonini mi piacerebbe scrivere.

Luca Carboni e gli Zero Assoluto sono stati i superospiti delle tre date sold out a Roma e Milano.  Raccontaci un po’ com’è andata.
Con Luca siamo diventati amici nel corso di quest’anno, soprattutto perché ho scritto anche per lui, quindi mi ha fatto molto piacere. Con gli Zero Assoluto ci sono cresciuto e mi sembra assurdo che adesso siano stati ospiti al mio concerto. Oltre a loro mi hanno affiancato anche Gabry Ponte e Matteo Mobrici dei Canova, quindi posso affermare che siano state tre date-evento.

Dopo questi ultimi appuntamenti dal vivo hai già programmato qualcosa per il futuro? Entrerai subito in studio per lavorare al secondo progetto o ti prenderai una più che meritata vacanza?
Credo che entrerò subito in studio perché ho voglia di dedicarmi al nuovo disco, ovviamente non uscirà presto ma inizierò a lavorarci. Mi fermerò dai live, prenderò il tempo di cui necessito per scrivere.

Ti saluto con un gioco: scegli un tuo collega indipendente a cui inviare un messaggio, una nota di stima, un vaffanculo, chiedere un featuring, io proverò a sentirlo ed aprirò la sua intervista con il tuo appello. Chi scegli e cosa senti di dirgli?
Ti dico Niccolò Contessa, visto che è fermo da un bel po’: Niccolò se ci sei batti un colpo! Certamente mi piacerebbe lavorare con lui, sia a livello di produzione, che a livello di featuring perché ha tutta la mia stima.

A cura di Lorenzo Scuotto

2018-03-29T14:20:21+00:00 29 marzo 2018|Gioved-INDIE, Rubriche|0 Commenti