Ormai settimane fa, siamo stati alla Festa Radio Onda d’Urto nella serata dei Subsonica, e con l’occasione abbiamo voluto conoscere da vicino i BIGOY DAY. I BIGOY DAY sono una brass band bresciana che abbiamo incontrato la prima volta in apertura al concerto dei Joker Out nella data padovana. Incuriositi dal loro modo alternativo e fresco di fare cover con una band di solo fiati abbiamo rubato loro 5 minuti per conoscerli meglio.
Attivi dal 2016, l’idea parte da un gruppo di amici della banda di Orzinuovi (BS), portano avanti da allora diversi progetti per promuovere il loro genere. Questa la composizione del gruppo:
Nicola Farina – Sax tenore
Marco Macrì – Sax baritono
Michele Lupo Pasini – Tromba
Simone Pedroni – Susafono
Fabrizio Riccardi – Corno Francesce
Michele Bordiga – Batteria
Sinuhe Piccioni – Trombone
Marco Targhetti – Euphonium
Ciao ragazzi! Come è nato il progetto BigoyDay? Ma soprattutto, cosa significa il nome della vostra band?
Ci siamo conosciuti tantissimi anni fa nella banda di Orzinuovi e la band è stata fondata nel 2016. È stato Sinuhe a lanciare l’idea dopo un servizio della banda in cui ci siamo trovati in numero minore. Da cosa nasce cosa, siamo diventati molto amici e il progetto in sè nato spontaneamente e piacevolmente.
Come tutti i gruppi non sapevamo come chiamarci, essendo bresciani abbiamo pensato fosse una buona idea trovare un’espressione in dialetto locale. Tra le varie idee ha vinto Bigoi d’Ai (i germogli dell’aglio), presi dall’ottica di voler diventare famosi abbiamo voluto anglicizzarlo ed ecco come nasce BigoyDay. Lo so, è una storia ridicola, ma ormai il nome resta.
Quali sono i vantaggi di essere una brass band? E quali gli svantaggi invece?
Il vantaggio è sicuramente che in Italia è una modalità di band ancora poco sviluppata e senza grande risonanza…ma questo è anche lo svantaggio. Spesso parlando di brass band la si associa a contesti che invece non hanno molto a che vedere. Fuori dall’Italia questo movimento è già molto più avviato. Stasera qui alla Festa di Radio Onda D’Urto per la prima volta ci sono ben due brass band, entrambe bresciane. Essere qui nella serata più importante del Festival, in chiusura al concerto dei Subsonica è un bel riconoscimento per noi.

Il progetto Tourment nasce dalla vostra volontà di portare nelle piazze italiane la musica brass in chiave busker, al momento come pensate di svilupparlo ulteriormente?
Quest’anno abbiamo messo temporaneamente in pausa il progetto Tourment. Ma abbiamo l’idea di estenderlo sempre di più, all’inizio lo facevamo localmente, poi ci abbiamo girato l’Italia e siamo anche finiti in Germania per due volte. Dobbiamo lavorare sicuramente di più a livello italiano per far crescere queste realtà, che sono diverse dal mainstream abituale.
C’è stato un momento nel vostro percorso “di svolta”, o comunque un evento che vi ha fatto capire che state lavorando bene per il vostro obiettivo?
Paradossalmente il momento di svolta è stato in realtà un fallimento. Un paio di anni fa un americano ha visto il nostro spettacolo a Brescia in piazza Loggia e ci ha contattati. Ci ha invitati ad un evento americano di un certo volume, la finale di football americano. Di fatto per questioni burocratiche non siamo riusciti ad andare, però quando è arrivata quella mail d’invito abbiamo preso molto più consapevolezza e abbiamo capito che stavamo lavorando bene.
In generale l’ultimo anno è stato di crescita per noi. Abbiamo partecipato al TMF, uno dei contest europei più grandi d’Europa, siamo arrivati tra i primi 30 a livello nazionale come band emergente.
Tra le varie cose quest’anno avete anche aperto le date italiane dei Joker Out, come quella di Padova dove vi abbiamo visti per la prima volta, quest’occasione com’è nata?
I Joker Out hanno avuto la bella idea di dare spazio a band emergenti. Per farlo hanno fatto un contest, per partecipare bastava pubblicare un video sui social e quello con più interazioni sarebbe stato selezionato. Abbiamo fatto due date bellissime che ci è anche servito per misurarci con la realtà dello spettacolo.
Per il momento il vostro repertorio è composto da cover e da un solo singolo inedito che è XXX, ma che progetti avete come BIGOY DAY?
Sì, abbiamo un solo singolo ma stasera ne presenteremo un altro! L’idea è quella di sganciarci dal mondo cover o perlomeno integrarlo. Fare qualcosa di nuovo è una sfida perchè devi esporti con qualcosa di non conosciuto. Abbiamo pezzi nuovi che sono molto forti e speriamo l’anno prossimo di pubblicare un album che sia solo di inediti. L’integrazione di cover con pezzi originale comunque non ci dispiace, d’altronde è quello che ormai viene fatto anche nel mainstream.
Quindi, perchè ascoltare i Bigoy Day?
L’invito è quello di provare qualcosa di diverso dal solito, di buttarsi. Ma questo a prescindere dai Bigoy Day. Il panorama attuale è molto fisso (siamo i primi ad ascoltarlo), ma c’è anche altro da ascoltare e potrebbe piacervi!
Finally dandy with the me inside