Atone – Le innovative sonorità Pop/Prog del nuovo lavoro targato White Moth Black Butterfly

Sono passati quattro anni dall’ultima fatica targata White Moth Black Butterfly. Quattro lunghi anni di gestazione che portano alla luce una vera e propria perla passata, però, in sordina e ben lontana dai riflettori della grande musica mondiale. Proprio questo è il motivo per cui, a vari mesi dalla sua uscita ufficiale, ci ritroviamo a parlare di un album dal potenziale notevole. Un lavoro che rappresenta, letteralmente, una ventata di aria fresca nel panorama Pop mondiale e non solo.

Il nuovo lavoro del side-project di Daniel Tompkins, intitolato “Atone” e rilasciato il primo settembre scorso, si appresta a diffondersi all’interno di un ambiente in continua evoluzione, che vede la commistione del Progressive con il Pop, l’inserimento di sonorità dolci in un sound decisamente più cattivo che lo stesso Tompkins sta provando, negli anni, ad imprimere anche nel suo progetto più importante, il gruppo Progressive/Djent ‘’Tesseract’’ (clicca qui per leggere la nostra recensione del loro ultimo lavoro, Sonder).

Le marcate influenze Pop a cui accennavo sembrano trovare, in Atone, un equilibrio finora mai raggiunto pienamente dal gruppo: il sound etereo fa da sfondo perfetto per i viaggi melodici della coppia Tompkins-Turner, che vede quest’ultima rivendicare maggior importanza (decisamente meritata) rispetto al precedente LP. La cantante è un valore aggiunto in un album incentrato sull’intrecciarsi favoloso delle due voci, perfettamente fuse all’interno di una dimensione che rimanda al fiabesco, anche grazie agli arrangiamenti di Randy Slaugh (alle tastiere e sezioni orchestrali), Keshav Dhar (alla chitarra, membro degli Skyharbor) e Mac Christensen (alla batteria).

Con Atone assistiamo quindi ad un enorme salto di qualità dovuto alla rivoluzione apportata al sound generale da parte dei membri della band sparsi in tutto il mondo; già dal primo ascolto si viene trascinati in una dimensione altra, rapiti da un’ondata di sensazioni difficili da decifrare: i brani, arricchiti da uno sfondo strumentale pregiato, mantengono un’atmosfera sospesa, sostenuta da una sezione ritmica che punta all’essenziale, senza scadere mai in accompagnamenti banali; tutto questo rende Atone una sorta di catarsi, in cui lo spirito è cullato dalla tranquillità del suono.

La maturità compositiva è il vero punto di svolta. Le ambientazioni rimandano a luoghi lontani, magici: con Incarnate ci si appresta ad entrare in un mondo sconosciuto, Tempest ci inizia attraverso il rito, l’intero concept è lì proprio a testimoniare che l’unica vera certezza per chi si immerge in quest’avventura è che, prima di ogni razionalizzazione, questa è un’esperienza da vivere.

E forse è proprio l’indeterminatezza il punto forte dell’album che, credo, segnerà profondamente il percorso futuro del progetto.

Voto – 8

Nicolò Farfante

2018-06-15T00:58:14+00:00 15 giugno 2018|Recensioni|0 Commenti