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La napoletanità di Gnut e Alessandro D’alessandro: Dduje paravise

by Alessia Andreon
gnut dalessandro agustin cornejo

Dduje paravise è un disco che si muove sul crinale sottile tra omaggio e riscrittura, restituendo alla tradizione napoletana una vitalità sorprendente, libera da ogni tentazione museale.

L’incontro tra Gnut e Alessandro D’Alessandro, nato quasi per caso durante una residenza artistica in Toscana, si rivela immediatamente una convergenza naturale di sensibilità: da un lato la scrittura intima e originale di Gnut, dall’altro le sperimentazioni sonore di D’Alessandro, che fonde organetto “preparato” ed elettronica in un linguaggio personale e riconoscibile.

Il risultato è un viaggio attraverso repertori, epoche e immaginari con leggerezza e precisione. I grandi classici, da Bovio a Bruni, da Carosone a Peppino Di Capri, non vengono semplicemente reinterpretati, ma trasfigurati in dimensioni intime e sospese.

La voce di Gnut dialoga costantemente con le architetture sonore di D’Alessandro, trasformando la canzone napoletana in un organismo plurale, aperto a suggestioni nuove senza forzature.

Tra brani inediti e ospiti, come Tosca ed Enzo Gragnaniello, l’album costruisce un senso di comunità più che di collaborazione.

TRACK BY TRACK

“Sotto ’o muro” apre il disco con una delicatezza intensa: una camminata notturna, una città che si svuota, vite ai margini. La richiesta ripetuta “statte ancora nu mumento” diventa un gesto essenziale contro la solitudine, e ogni dettaglio, come la sigaretta, il vento, due parole scambiate, assume un peso emotivo sorprendente.

“Carmela”, invece, illumina il buio di un vico napoletano: fragilità e passione convivono nella figura di una donna che chiede solo un abbraccio, ora, senza aspettare il domani.

“E mo’ e mo’” racconta l’amore come ferita viva, istante in cui sentimento e dolore si confondono. Non ci sono grandi parole, solo “te voglio bene”, ripetuto come mantra di un bisogno che non si può ignorare.

 “Tutto o niente”, al contrario, esplode in energia vitale: un inno alla vita senza mezze misure, in cui amare e cadere diventano parti dello stesso movimento. Qui non c’è introspezione malinconica né paura del sentimento: c’è istinto, scelta radicale. Vivere senza mezze misure.

“Villanella di Cenerentola” ricorda un canto arcaico, ipnotico, raccontando la durezza del destino sociale con ripetizione e misura. Il brano trasforma una storia individuale in un racconto collettivo di resistenza e attesa, senza mai indulgere al sentimentalismo.

Maruzzella”, invece, è una delle canzoni napoletane più luminose e teatrali, un piccolo spettacolo in musica dove amore, ironia e desiderio si rincorrono con grazia. Firmata da Enzo Bonagura e resa immortale da Renato Carosone, il brano trasforma l’innamoramento in una scenetta vivace, quasi da palcoscenico all’aperto.

Resta una canzone senza tempo perché celebra l’amore come spettacolo della vita, fatto di mare, luna, voci che si rincorrono e cuori che sbattono forte. È Napoli che canta l’innamoramento con eleganza popolare, trasformando un sentimento universale in una festa condivisa.

“’E ccerase”, su versi di Salvatore Di Giacomo e musica di Vincenzo Valente, è una canzone che usa la forma del canto di strada per raccontare la leggerezza apparente del dolore. Aprile, il mese delle rose e dei frutti nuovi, fa da sfondo a una storia che mescola vita quotidiana, memoria amorosa e perdita, senza mai diventare apertamente tragica.

“Cammina cammina” chiude il disco con una poesia struggente in cui Pino Daniele racconta una solitudine profonda, quotidiana, fatta di passi ripetuti e parole che non trovano ascolto. Il porto e il mare diventano spazi della memoria. Guardando l’acqua, l’uomo pensa a Maria, che non c’è più da tre anni. Il lutto non si consuma, ritorna ogni sera, scandito dal passare del tempo che sembra non finire mai. Il dolore non è esplosivo: è stanco, ripetitivo, come il camminare stesso.

IL DISCO

Dduje paravise emoziona per discrezione e fantasia, per libertà e misura. È un lavoro che guarda alla tradizione non come a un punto d’arrivo, ma come a un luogo da abitare, reinventare e condividere: un disco che trasforma Napoli e la sua canzone in uno spazio vivo, sospeso tra memoria, invenzione e futuro.

Il disco riesce a parlare tanto agli appassionati di musica d’autore quanto a chi cerca un ascolto più riflessivo e profondo, ed è capace di emozionare con semplicità e sincerità.

In vista dell’uscita dell’album è partito da Milano anche il tour di presentazione che ha già fatto tappa a Genova e toccherà altre città come Roma, Bologna e Firenze tra marzo e maggio.

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