La cantautrice e chitarrista salentina, Cristiana Verardo, ha appena pubblicato “L’avversaria”, il suo terzo album, prodotto con RafQu al Ballon Musique Studio.
Come racconta la stessa autrice, l’album è frutto di un lungo e talvolta doloroso percorso di presa di conoscenza interiore ma, d’altro canto, questo processo di introspezione l’ha portata a riscoprire una parte di sé stessa che fin ora era rimasta in ombra.
La liturgia de “L’avversaria” è composta da otto brani di cui “Addio” e “Una notte senza dire niente” impreziositi rispettivamente dai featuring con Carmine Tundo e Rita Marcotulli.
Otto melodie affascinanti, con contenuti lirici e profondi che sfiorano dolcemente le fragilità umane trattandole da un punto di vista personale. Emozioni amplificate da strumenti elettronici come i sintetizzatori modulari analogici che donano alle nostalgie e alle relazioni cantate uno spessore e una complessità sonora uniche, restituendo suoni più vivi, imperfetti, sinceri.
L’ album è stato presentato con un’anteprima speciale il 14 e il 15 ottobre, grazie alla collaborazione con Progetto Itaca Lecce, realtà impegnata nella lotta allo stigma che circonda la salute mentale e Casa Artemide di Racale (LE), struttura residenziale che dal 2016 accoglie pazienti psichiatrici.
È proprio in luoghi come questo che prende forma una delle declinazioni più profonde del titolo “L’Avversaria”: quella che rimanda alle battaglie interiori e alle fragilità legate alla salute mentale, spesso vissute in silenzio e nell’ombra.
RECENSIONE L’AVVERSARIA
L’album si apre con il ritmo incalzante e leggero di “Innamorarsi Piano”, dedicata a un amore che si attende e si fa attendere, che da valore ad ogni singolo momento. Una canzone che insegna a non avere fretta, perché l’amore ti salva dagli abissi e ti riporta a riva.
La voce magnetica e sensuale di Cristiana Verardo conduce l’ascoltatore nella sfera intima dell’incontro dei corpi in “Amore neve”. Un brano dalle atmosfere rarefatte, in cui anche un respiro parla.
La delicatezza di “Tu sei qui”: una lettera per un’amica che non c’è più e alla quale si raccontano quelle cose che si fa fatica ad ammettere anche a sé stessi, come di non riuscire più a scrivere. La difficoltà dell’andare avanti e la consapevolezza di una presenza che cambia forma ma rimane costante.
Con “Addio” si torna alle atmosfere anni ’60 come in “Amore neve”, questa volta con un chiaro riferimento a “Me ‘nnamoro de te” di Vanoni e Califano. L’ “Addio” viene dichiarato allo specchio da Cristiana Verardo e Carmine Tundo, ma le parole si infrangono in un abbraccio quando le lacrime cadono ancor prima di aver avuto il coraggio di parlare.
Una passeggiata fuori stagione al mare, quando tutto rimane sospeso e l’estate lascia il posto al silenzio. La voglia di fare l’amore che nasce come il rumore del vento, simulato dal flauto traverso, è “Andiamo a casa”.
La mattina di Natale ritrovarsi al bar del paese per scambiarsi i regali e poi fare una passeggiata al mare: frammenti di una quotidianità desiderata ma mai concretizzata. Un’ intima dedica alle storie che non saranno mai vere. “Una notte senza dire niente” è un controcampo tra “se” e “ma” con la partecipazione di Rita Marcotulli.
Settima traccia dell’album è quella che dà il titolo all’album: “L’ avversaria” in cui l’autrice dà voce a quella parte di sé che è sempre rimasta nell’ombra e che, ora, dopo un lungo lavoro introspettivo, ha trovato la forza e il coraggio di accogliere e mostrare. Un dialogo intimo e urgente tra due lati contrastanti di un’unica persona che era diventata avversaria di sé stessa.
L’album si chiude con una dura lettera rivolta a chi si è perso e ha tradito il bambino che era: “L’oppressore” che ha messo in gabbia quel bambino, che sapeva ancora giocare senza giudicare e ha costruito muri, chiudendolo dentro.
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Per ogni cosa c’è un posto
ma quello della meraviglia
è solo un po’ più nascosto
(Niccolò Fabi)