Versailles ci parla di -Patico, il suo primo EP – Intervista-

di Paola Pagni

Versailles è liquido come la sua musica, collage di vite precedenti e presente. La sua è una contaminazione di generi: dal Metal all’Hard Rock, all’Hip Hop, all’Elettronica.

Con il suo nome d’arte vuole sottolineare il desiderio di costruire qualcosa di nuovo e apparentemente assurdo, sui cui nessuno scommetterebbe mai. 

Il 13 maggio è uscito il suo EP di debutto : -Patico. Un lavoro in cui l’artista si racconta in maniera molto personale, profonda ed emotiva, accompagnando il tutto con sonorità decise ed inaspettate, rendendo il risultato una sorpresa originale e mai banale.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Versailles poco prima che iniziasse il suo tour: una conversazione che ci ha fatto scoprire un contenuto notevole , sia artistico che umano.

Intervista a Versailles

Allora partiamo proprio dal titolo._Patico è una desinenza che presuppone ci sia qualcosa di non proprio apposto (socio-patico, a-patico, cardio-patico): qual è la radice quindi che più spesso abbini a alla tua persona?

In realtà non c’è una radice, perché ci sono talmente tante cose che verso le quali mi sentivo un “-Patico”, che la scelta di tenere un titolo solo con la desinenza è stata proprio voluta. Inizialmente una delle idee primordiali sulla tracklist e sul booklet, era di farle proprio come il ricettario di un medico e di nominare le tracce semplicemente aggiungendo una radice diversa alla desinenza -patico. Solo che sarebbe stata una cosa troppo didascalica, i brani ormai erano già nati con i loro titoli e quindi sarebbe risultato un po’ forzato.

Di cosa parla -Patico ?

Parla in qualche modo del distacco dall’adolescenza. Anche se un vero distacco non lo sarà mai, perché penso che difficilmente smetterò di essere un adolescente.

In pratica si parla di tutte le cose che mi hanno creato disagi importanti, soprattutto nei due anni appena passati. Non solo per la questione della pandemia ma perché il tutto ha coinciso con il mio trasferimento a Milano ed è iniziata la mia attuale vita artistica.

È un EP personale ed io avevo paura addirittura che lo fosse fin troppo. Però poi in realtà sono stato molto felice di essere riuscito a metterci dentro tanta vita vera. E soprattutto la soddisfazione più grande è stata trovare riscontri nella gente che adesso lo sta ascoltando. Per me questo è il riconoscimento più grande, mi fa così felice da non dormirci la notte.

Tu sei un ’96 per cui non hai vissuto l’epoca del Grunge o del post rock in pieno: nonostante questo te ne sei innamorato. Com’è andata? O meglio, come Versailles avvicinato alla musica?

I miei genitori mi hanno educato con la musica sin da piccolo, addirittura la leggenda narra che io sia stato concepito ad un concerto di Vasco! O almeno così dice mio padre. Poi crescendo ho avuto una fase un po’ strana perché era il periodo in cui Fabri Fibra aveva iniziato a fare grandi numeri, ed il rap non era sdoganato come adesso.

Ma c’era qualcosa a livello di scrittura che mi catturava proprio. Però contemporaneamente ricordo che a scuola un mio compagno si presentò con una maglietta degli Ac/Dc, ed io mi sono chiesto ” che cos’è questa roba”? Da lì in poi c’è stata una valanga di avvenimenti che mi hanno fatto appassionare al rock.

Ricordo che mio padre mi portò nel negozio di strumenti di un amico di famiglia, per comprare la mia prima chitarra, e così ho scoperto tutte le grandi band come Guns ‘n Roses e Metallica.

Poi ho conosciuto il grunge che mi ha folgorato più di tutti, ma devo dire che in ogni periodo della mia vita c’è stata una figura di riferimento che mi ha fatto appassionare ad un genere diverso. Diciamo che ogni volta si è aggiunto qualcosa, in un crescendo continuo.

Quindi non sei esattamente passato da rapper a rocker…

In realtà questo è un po’ un falso mito, che è venuto fuori soprattutto durante XFactor in cui comunque dovevo raccontare tutto il mio percorso artistico.

Io ascolto allo stesso modo tanto rap, quanto rock o R’n’b per esempio, ed infatti il mio sogno è quello di poter mostrare le diverse sfaccettature di ciò che sono. In questo disco ad esempio ho sperimentato anche l’aspetto produttivo, che mi sta prendendo molto.

XFactor: col senno di poi lo rifaresti? Come ha influito sul tuo modo di fare musica?

Sicuramente lo rifarei, infatti quando ho iniziato a vedere i post delle nuove audizioni mi è venuta una nostalgia fortissima! XFactor è un’esperienza che secondo me ti forma tanto. Io ricordo che sin dalle primissime audizioni, quando commentavo con i miei amici, con i miei collaboratori, dicevo che in qualche modo quell’esperienza mi stava aiutando a geolocalizzarmi nel panorama musicale.

Perché poi, indipendentemente da chi va avanti, da chi passa o no, sei in mezzo a talmente tanta gente che fa musica nella vita, che il confronto ti fa capire anche le tue mancanze, o anche cosa hai in più tu rispetto agli altri.

Poi quando l’esperienza ha preso piede, devo dire che in alcuni momenti è stata anche difficile da gestire, soprattutto a livello personale. Perché ti senti sparato da zero a mille in un secondo. Ci vuole tanta concentrazione per non perdere la testa lì dentro.

C’è un brano in questo EP a cui sei più legato?

Sicuramente la title track -Patico è uno dei brani a cui sono più legato. Ricordo un episodio in particolare: mentre la stavo cantando in studio, hanno iniziato a scendermi le lacrime senza che io me ne accorgessi o le controllassi. È un brano che ha già un paio d’anni e per me coincide un po’ con l’inizio di tutto, con il periodo in cui sono arrivato a Milano. Per questo è molto significativo.

Le date dei primi live sono vicine: come ti stai preparando e come ti senti a riguardo?

Mi sento sicuramente elettrizzato, anche se ho fatto altri live. Ma queste date arrivano dopo XFactor e dopo 2 anni di covid. La notte faccio fatica ad addormentarmi, soprattutto dopo una giornata di prove.

Stiamo lavorando intensamente e sperimentando una nuova formazione basso-batteria ed io chitarra e voce, per cui c’è un po’ di roba da far andare per il verso giusto. Ma devo dirti che ho appena finito le generali e sono carichissimo per partire. Finalmente una data tutta mia, con le mie canzoni sul palco. Sarà un’emozione fortissima.

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