Home Interviste I MotelNoire raccontano una società al limite in “Killer” – INTERVISTA

I MotelNoire raccontano una società al limite in “Killer” – INTERVISTA

by Alessia Andreon
MotelNoire

I MotelNoire tornano con “Killer”, un brano intenso e senza filtri che affonda nelle contraddizioni della società contemporanea. Più che una semplice narrazione estrema, il singolo si presenta come uno specchio inquieto del presente: la storia di una persona qualunque travolta da una realtà frenetica, bombardata da stimoli e pressioni che finiscono per trasformarsi in un conflitto interiore, dove il confine tra vittima e carnefice si fa sempre più sottile.

Nati e cresciuti nelle periferie milanesi, i MotelNoire continuano a portare nella loro musica l’impronta di una città fatta di opposti: opportunità e difficoltà, energia e alienazione. “KILLER” anticipa infatti “MALAMILANO”, un progetto profondamente legato a questa doppia anima urbana, tra storie vere, tensioni quotidiane e un forte senso di appartenenza.

In questa intervista, la band racconta la genesi di un brano che non vuole spaventare, ma far riflettere, il ruolo centrale dell’esperienza live e l’evoluzione di un percorso lungo oltre vent’anni, in cui la passione e l’identità restano punti fermi, mentre il suono continua ad adattarsi ai tempi e alle trasformazioni della realtà.

INTERVISTA

“Killer” è un brano molto intenso e disturbante: come è nato e cosa vi ha spinto a raccontare questa storia da un punto di vista così estremo?

Killer è un brano molto crudo, che racconta la storia di una persona qualunque che cerca di restare a galla in una società frenetica dove, a volte, smettiamo di ragionare. Siamo bombardati da notizie shock, tra social e TikTok, e ci rendiamo conto che stiamo diventando tutti dei killer, sì… ma di noi stessi.

Nel pezzo emerge un forte senso di alienazione e il protagonista è sospeso tra vittima e carnefice: volete che l’ascoltatore empatizzi con lui o che ne sia spaventato?

No, non deve esserne spaventato. Purtroppo, è la società di oggi a seminare paura e a spingerti a reagire “da killer”, che non significa uccidere, ma difendersi come si può.

Siete nati nelle periferie milanesi: quanto quell’ambiente influenza ancora oggi il vostro suono e la vostra scrittura?

Tantissimo, perché Milano è la nostra città: è ricca di influenze positive e negative, e questo si riflette naturalmente sia sulla scrittura sia sul suono.

“Malamilano” sembra un progetto molto legato alla città: che tipo di Milano raccontate in questo disco?

Raccontiamo le due facce di una metropoli caotica, a volte pericolosa, ma che rimane comunque la Milano delle grandi opportunità.

Dopo oltre vent’anni di carriera, cosa è cambiato nel vostro modo di fare musica e cosa invece è rimasto intatto?

La passione è rimasta la stessa e non se ne andrà mai. Il modo di fare musica cambia, a volte si adatta, ma non perderemo mai la nostra identità.

Avete collaborato con artisti importanti e condiviso molti palchi: quanto è fondamentale per voi oggi la dimensione live?

Il live è tutto. È il nostro modo di gridare al mondo ciò che pensiamo, di stare con la gente che si riconosce in un brano, di scambiarci energia, storie ed emozioni.

Cosa sperate che l’ascoltatore porti con sé dopo aver ascoltato “Killer” e il nuovo album?

Killer ha un messaggio chiaro, la “pressione” che il sistema ci impone, bombardandoci da ogni lato. Il nuovo album “Malamilano” è tutto questo; sofferenza, gratitudine verso la nostra città, ma soprattutto storie vere, di vita vissuta, nel bene e nel male. Vorremmo che chi lo ascolta si immedesimi e si ritrovi insieme a noi.

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