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Dèmodè: “Orbita” racconta le relazioni contemporanee in chiave cinematografica – INTERVISTA

by Redazione Web
Cover Orbita Dèmodè

A pochi giorni dall’uscita del videoclip di “Orbita”, i Dèmodè, progetto nato dall’incontro tra la cantautrice e chitarrista Giulia Luzzi e il dj e producer Antonio Tolo, raccontano la genesi di un brano intenso e visivamente raffinato, capace di tradurre in immagini le fragilità delle relazioni contemporanee.

Ambientato in una Torino notturna e sospesa nel tempo, il video si muove tra atmosfere rétro e suggestioni cinematografiche, rispecchiando l’identità sonora ibrida del duo, a metà tra elettronica e radici folk.

In questa intervista, i Dèmodè ripercorrono il loro percorso artistico, dalla lunga amicizia alla nascita del progetto, soffermandosi sulle sfide dell’indipendenza e sulla ricerca di uno stile autentico nel panorama pop italiano.

INTERVISTA
“Orbita” racconta le difficoltà emotive e relazionali contemporanee attraverso immagini molto evocative: quanto c’è di personale in questo brano e come nasce l’idea di tradurre questi sentimenti in una dimensione così cinematografica?

Quasi tutte le nostre composizioni  nascono da esperienze di vita vissute, la cosa più interessante nella scrittura è sforzarsi di avere diversi punti di vista rispetto alle dinamiche che ci circondano.

L’introspezione deve passare dal confronto e dall’osservazione, quindi, oltre a parlare di noi stessi, cerchiamo di esporre anche circostanze riguardanti persone che ci circondano.

La rappresentazione cinematografica, oltre ad affascinarci, consente di approfondire il tutto attraverso metafore e rappresentazioni che a volte lasciano libera interpretazione, aspetto che amiamo alternare a concetti più vividi e diretti come facciamo anche con i testi dei nostri brani. 

Il videoclip ha un’estetica in bianco e nero dal forte richiamo rétro, ambientata in una Torino sospesa nel tempo: com’è nato questo immaginario visivo e quanto è stato importante per voi costruire un racconto così preciso anche sul piano visivo?

Torino ha un fascino unico, di notte, particolarmente. Il tocco retrò è una prerogativa del nostro progetto, ma siamo propensi ad aprirci anche alla contemporaneità che viviamo.

La nostra città è ideale per rappresentare questo connubio: prima capitale d’Italia con un centro storico che è un gioiello barocco, al contempo città industriale che negli ultimi anni è diventata  un punto di riferimento per la cultura cinematografica, musicale e teatrale. Torino si nasconde, ma vive di luce propria, anche se a volte fatica ad esprimersi. Ecco, Torino è la metafora perfetta del video di “Orbita”. 

Venite da background musicali diversi, dal folk e blues alla dance, funk e disco: come riuscite a trovare un equilibrio tra questi mondi apparentemente lontani nella costruzione del vostro sound?

Il processo creativo può partire da qualsiasi input(batteria, basso, ecc…).

Una volta individuato il tema, cerchiamo di realizzare dei brani che funzionino anche in forma minimale; il vestito che gli diamo rispetta queste caratteristiche dando una cifra stilistica al progetto che racchiude sonorità folkloristiche a quelle più elettroniche. 

Dopo quasi 15 anni di amicizia e collaborazioni, cosa è cambiato nel momento in cui avete deciso di diventare ufficialmente i Dèmodè? C’è stato un momento preciso che ha segnato questa svolta?

Ebbene sì!

Da diversi anni cercavamo di realizzare un progetto che potesse rappresentarci, non volevamo partorire nulla che non avesse un’identità precisa. Così, nel febbraio del 2025, Anthony mi sottopose un brano pensato su misura per la mia voce dal titolo OMEOTERMIA. 

Registrai un provino, e l’esito ci entusiasmò a tal punto da decidere di intraprendere un percorso vero e proprio rimanendo fedeli ad una stilistica che ci piace definire “ibrida”. 

Vi definite una produzione indipendente con una forte ambizione nel panorama pop italiano: quali sono oggi le sfide più grandi per un progetto come il vostro e in che modo pensate di distinguervi nel lungo periodo?

Siamo consapevoli che per approdare nel panorama del mainstream ci vanno investimenti importanti.

Oggi, oltre al contenuto, bisogna essere connessi a tutti i “proxy” che il mercato musicale richiede.

La sfida più grande è gestire tutta la produzione dall’idea iniziale al prodotto finito, per poi organizzare tutto il lavoro di promozione online e offline. Siamo indipendenti nei modi e nei mezzi, più commerciali nello slancio comunicativo, decisione totalmente consapevole. Ci siamo detti: “proviamo ad andare in guerra a mani nude”, ci sono le condizioni per farlo.

Per quanto riguarda il lungo periodo, pensiamo non ci siano alternative se non scrivere buone canzoni ed essere credibili; tempo e pubblico saranno democratico, o almeno si spera.

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